
Ci si sono degli avversari intellettuali con i quali ci si può arricchire a misurarsi. Ce ne sono altri con cui si si degrada solo a stare nelle vicinanze: il fetore che si avverte è troppo forte per resistervi. Lascio ai miei legali di valutare le opportune azioni riguardo i contenuti diffamatori di articoli apparsi su di me in alcuni giornali calabresi. Sul merito generale della questione vale la lettera spedita a La Repubblica, qui allegata. Per quanti in questo blog sono interessati a vicende che mi riguardano rinvio a “Civium Libertas” per i necessari dettagli. Sull’accusa a me rivolta di essere un “negazionista” (strega, eretico, untore, ecc.) ho dato altrove le necessarie precisazioni: non intendo attardarmi su un piano del discorso scelto dai miei nemici. Il problema da me effettivamente posto è quello della libertà di pensiero e di ricerca. Una frase, che è stata estrapolata e travisata da interviste televisive truffaldine, cioè che certa Calabria è per certi versi peggio di Dachau, o di un campo di concentramento, trova una prima conferma nel livello intellettuale e morale dei miei diffamatori, ma anche in altre cose non difficili da individuare. E più non occorre dire!
Proprio perché non sono affatto un “negazionista” (ma quanti sanno davvero cosa significa questo termine?) mi trovo nelle condizioni migliori per porre il diverso problema delle circa 15.000 persone che ogni anno vengono perseguite in Germania per meri reati di opinione: se così piace a lor signori, sarà presto lo stesso anche in Italia. Avremo le stesse leggi che vigono in Francia, Germania, Svizzera, di cui un suo cittadino di mia conoscenza si trova a dover vivere esule in Russia, per la gravissima colpa di aver scritto un libro. Se un numero sempre maggiore di persone si renderà però conto che qui il «cosiddetto negazionismo» proprio non c’entra nulla, forse potremo acquistare tutti quella maggiore consapevolezza che è necessaria per difendere la nostra libertà, in primis quella di poter pensare liberamente. Il dibattito incomincia a farsi strada, ma in Calabria siamo ancora lontani di parecchi secoli, se della Calabria devono ritenersi personaggi rappresentativi gli spregevoli individui che sono andati a pescare cose che – come dice Di Pietro – proprio non ci azzeccano nulla. Amando sinceramente la Calabria, me ne dispiace assai. E mi vergogno anche di simili compaesani.
Proprio perché non sono affatto un “negazionista” (ma quanti sanno davvero cosa significa questo termine?) mi trovo nelle condizioni migliori per porre il diverso problema delle circa 15.000 persone che ogni anno vengono perseguite in Germania per meri reati di opinione: se così piace a lor signori, sarà presto lo stesso anche in Italia. Avremo le stesse leggi che vigono in Francia, Germania, Svizzera, di cui un suo cittadino di mia conoscenza si trova a dover vivere esule in Russia, per la gravissima colpa di aver scritto un libro. Se un numero sempre maggiore di persone si renderà però conto che qui il «cosiddetto negazionismo» proprio non c’entra nulla, forse potremo acquistare tutti quella maggiore consapevolezza che è necessaria per difendere la nostra libertà, in primis quella di poter pensare liberamente. Il dibattito incomincia a farsi strada, ma in Calabria siamo ancora lontani di parecchi secoli, se della Calabria devono ritenersi personaggi rappresentativi gli spregevoli individui che sono andati a pescare cose che – come dice Di Pietro – proprio non ci azzeccano nulla. Amando sinceramente la Calabria, me ne dispiace assai. E mi vergogno anche di simili compaesani.
0 commenti:
Posta un commento