Test in progress suscettibile di modifiche
Ricevo in Roma con giorni e settimane di ritardo il “Quotidiano della Calabria”, al quale sono abbonato con sconto per alcune mie passate collaborazioni. Ho potuto così legger ier sera il numero di mercoledi 27 settembre dove alla p. 26, nella cronaca di Seminara, trovo un articolo di Barillaro, che riporto interamente qui accanto dopo averlo ripreso con lo scanner.
Ciò mi risparmia di citarne testualmente il contenuto e di potermi limitare ad alcune riflessioni e considerazioni che il testo ha subito suscitato in me ad una prima lettura. In questo giorni tragici per un paese piccolo come Seminara ogni parola sbagliata o malintesa può aggiungere tragedia a tragedia. La prudenza e la cautela è quanto mai d’obbligo. Non è possibile del resto trincerarsi dietro il più stretto riserbo e l’astratto rispetto per il lavoro della magistratura ovvero dichiararsi certi che l’innocenza verrà acclarata. Quando le persone arrestate sono propri parenti o propri amici, si partecipa delle loro stesse sofferenze. Il distacco è possibile solo in terzi e la gioia per le disgrazie altrui può albergare solo nell’animo dei nemici.Ciò premesso, non posso tacere quella che è stata la mia prima impressione dalla lettura del testo sopra riportato in immagine. Il difetto principale dell'articolo di Barillaro a me pare essere il fatto che lui consideri come sentenza già emessa l'impianto accusatorio. Per chi legge, al di là delle singole parole, per giunta virgolettate ed anonime, in aggiunta alla titolazione ed al commento proprio di Barillaro che ha raccolto e messo insieme il tutto, si ricava l'impressione – mi auguro per primo erronea – che l’accusato sia dato già come colpevole condannato con sentenza passata in giudicato. Proprio nel nostro specifico caso, conoscendo ognuno l’altro, il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva deve valere più che altrove. Se anziché indulgere campanilisticamente ad una gloriosa quanto fumosa storia passata, ci si attenesse sanamente alla storia recente dovrebbe insegnare qualcosa il precedente commissariamento del Comune per presunti inquinamenti mafiosi. Dopo anni ed anni di irreversibili sofferenze e danni all'immagine delle persone, una sentenza passata in giudicato ha acclarato che le accuse erano false ed infondate. Purtroppo, nel nostro sistema gli accusatori non portano pena per lo loro false accuse. O meglio, ad essere tecnicamente più precisi, è da dire che l’Amministrazione uscita dalle urne dopo il commissariamento fu condannata al risarcimento dei danni morali. È toccato al sindaco Marafioti pagare quei danni insieme ad altri ingenti debiti accumulati in dieci anni di amministrazione senza effettiva opposizione. Questa è storia non di secoli addietro, ma di pochi anni fa. La storia qui non insegna proprio nulla: né quella fantastica dei secoli passanti né quella di pochi anni addietro.
Se la presunzione dell’innocenza degli imputati è un principio del sistema costituzionale, ciò significa che si ha il diritto di non credere o almeno di dubitare di tutto quanto l'impianto accusatorio. Non so se sia consentito a me semplice cittadino, non coinvolto nelle indagini, di poter accedere alla lettura degli atti giudiziari. Quello che ne so al momento è ciò che per stralci riferiscono i giornali. Anche Barillaro accenna agli atti guidiziari, ma non è chiaro se li abbia letti direttamente o ne parli per sentito dire. Al momento è mia impressione che l'impianto accusatorio sia frutti di arbitrarie illazioni, facili da parte di chi probabilmente non ha mai messo piede in Seminara e ragiona su carte, su intercettazioni inintelligili ed irrilevanti, su una sostanziale incomprensione della legge elettorale maggioritaria, su ignoranza della sociologia, su interpretazioni estensive di una normativa mal congegnata dove più incappare un qualsiasi cittadino. Manca inoltre il frutto che avrebbe portato al delinquere. In una realtà come Seminara diventa in pratica impossibile qualsiasi procedimento elettorale. Tanto vale che in Seminara venga instaurato un Commissariato Permanente. Dubito che dopo questa nuova sciagura imposta al paese una qualsiasi persona di buon senso vorrà mai più immischiarsi in faccende elettorali.
I cittadini, onesti, avrebbero un potente strumento nelle loro mani per far uscire il paese dallo sconcerto. Se nella piazza del paese o in altri luoghi venissero installati dei gazebo, ognuno potrebbe andare a dichiarare se il suo voto è stato dato liberamente in piena coscienza e responsabilità, non importa per quale candidato, oppure se ha subito minacce, violenza morale, costrizione di ogni tipo. Per quel poco che ho potuto sentire nessuno ha detto che le votazioni non siano stati regolari e che non siano state libere. Quindi, se tutti i cittadini andranno a dire agli inquirente quel che da bravi cittadini dovrebbero dire, che che il magistrato dovrebbero prendere atto che il corpo elettorale violentato in realtà non lo è stato affatto (o lo è stato) e quindi le indagini non dovrebbero aver più senso. In fondo, si tratta di poche migliaia di persone. Non capisco perché non possano pronunciarsi liberamente. È in questo modo che potrà misurare l’onestà di cui Barillaro parla.
Al momento non conosco quali possano essere i vincoli del segreto istruttorio e l'obbligo di non intralciare le indagini degli inquirenti. Ma nella misura cui in cui – passato l'impatto emotivo per l’arresto di persone care – è lecito formarsi un proprio convincimento, trovo fragile l’accusa, inesistente il reato e soprattutto estremamente dannoso ed irreversibile l’evento per il paese stesso di Seminara, molto più che non per le persone singolarmente coinvolte. In pratica, dopo il primo scioglimento per inesistente inquinamento mafioso, erano fuggiti dalla politica per oltre quindici anni quei cittadini che democraticamente intendevano interessarsi della cosa pubblica. Allora vi fu un'individuata ed individuabile regia politica. È come se ora si dicesse in Seminara non il pluripartitismo o il bipartitismo deve esservi, ma il monopartitismo. Come nel 1991 Seminara ha preceduto nel tempo il fenomeno nazionale di Mani Pulite, in Seminara abortito in un castello di menzogne, sembrerebbe che questo sperduto paese pedemontano inauguri una nuova stagione di riforme politiche ed istituzionali: il monopartitismo.
Sarebbe invece nel vero interesse del paese l'esistenza di un sistema politico cittadino basato sulla regola della maggioranza e dell'opposizione. Tutto è possibile, ma io non credo che gli avversari politici degli amministratori finiti in manette abbiano di che rallegrarsi. Quanto più sono responsabili tanto più capiranno quanto sia forte il rischio che restino soli nella gestione dell'amministrazione di un Comune che non è né Roma né Firenze. Il paese si avvia a una strutturazione sociologica per la quale il rapporto numerico fra cittadini totalmente incensurati ed altri che hanno avuto trascorsi con la Giustizia, per pene minime che possono andare dal pascolo abusivo al divieto di sosta, vedrà una netta maggioranza di “pregiudicati”, che però restano cittadini e che dopo aver scontato la loro pena, nel nostro sistema volto alla rieducazione ed al recupero sociale, conservano il loro diritto di voto. Anche loro devono venir amministrati, anche loro hanno diritti che devono essere ascoltati. Ho l'impressione che in Seminara viga una sorta di razzismo per cui certe persone, anche innocenti, devono venir relegate in ghetti. Se devo essere più esplicito non credo nell'esistenza di un fenomeno mafioso in Seminara. Credo in un’estesa delinquenza contro la quale la locale stazione dei carabinieri non ha mai fornito adeguata protezione. Mafia e delinquenza sono fenomeni diversi, strutturalmente e sociologicamente. Le norme che contemplano l'associazione mafiosa mi sembrano così ampie che rischia di restarvi incappato un qualsiasi cittadino che abbia giocato una partita a briscola con altre tre persone: pensava di giocare a carte ed era invece entrato a far parte di un’associazione mafiosa.
Ho potuto vedere che gli inquirenti si sono occupati dell'ultima campagna elettorale di Seminara. Si sono basati su articoli di stampa apparsi qua e là senza minimamente sospettare che in Calabria anche un articolo apparso su un giornale locale è esso stesso parte della campagna elettorale. Per chi sa leggere fra le righe non è difficile valutare la funzione dell'articolo. Per i residenti l'informazione fornita dalla stampa locale è del tutto inutile, quando non addirittura falsa e distorta, per il fatto che ognuno conosce tutti e sa quali sono le motivazioni, gli interessi, gli orientamenti. In Seminara, non si vota a testa, ma per famiglie, quasi come a prima della rivoluzione francese, dove nei parlamenti si votava per ordine. Le famiglie più forte elettoralmente non sono necessariamente quelle malavitose, ma quelle che al loro interno dispongono di più voti disposti ad orientarsi su un determinato candidato. In questo senso una grossa famiglia potrebbe dire: “Qui in sindaco lo faccio io”, cioè lo determino io con il pacchetto dei voti dei miei familiari. Ma non si tratta di cosa illecita. Quanto fuori di Seminara ciò può essere compreso?
(segue)
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2 commenti:
Agli Commentatori Anonimi:
questo non è un gioco!
Innanzitutto: nome è cognome.
Sono in carcere persone che devono presumersi innocenti fino a sentenza passata in giudicato.
Altre persone non inquisite, ma fortemente emozionate per quanto accaduto, sono in unità coronarica.
Pubblicherò commenti che mi appaiono seri, responsabili e senza contenuti illegali.
Agli sciacalli non ritengo di dover offrire una tribuna: se la vadano a cercare altrove. Non ho tempo da perdere con loro. Le notizie di stampa sono spesso orientate alla diffamazione e al sensazionalismo. Per quanto possibile e lecito esprimo i miei giudizi sulla conoscenza dei fatti, dei luoghi, delle persone e degli atti giudiziari.
Ritengo altresì mio diritto il contrastare la cattiva informazione che poco si cura dell'onorabilità di persone che non perdono la stima di quanti li hanno conosciute nel corso di anni e non si impressionano per accuse che devono ancora essere provate.
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