sabato, dicembre 15, 2007

Le campagne elettorali di Seminara viste dalla Procura

Versione 1.2
Testo in progress
(Prego i miei lettori di considerare il mio testo una bozza perfettibile. Non ho qui inteso fare polemica con nessuno, ma solo stendere una bozza di pubblica riflessione, sempre perfettibile)

La giustizia è esercita in nome del popolo e si spera che sia così anche per tutti gli atti prodromici alla sentenza finale che un Giudice pronuncerà. Un Giudice si pronunciò già una volta sullo scioglimento del Comune di Seminara per inquinamento mafioso nel 1991. Non ho potuto leggere gli atti di quel processo, ma ne ho appreso la sentenza di assoluzione piena di persone che ora sono nuovamente incriminate per la stessa ipotesi di reato. I soggetti sono in buona parte gli stessi, i fatti pure gli stessi. Capirci qualcosa è un po’ arduo. Bisogna tuttavia intervenire mediaticamente per ricordare a chi ha il gusto dello scandalismo e della diffamazione che chiunque venga imputato di qualche cosa deve presumersi innocente fino a sentenza definitiva di condanna. Per Seminara la cosa è doppiamente vera perché vi è già stato un evento simile ed il Comune ha perfino dovuto pagare un cospicuo risarcimento danni per essersi voluto costituire parte civile, cioè per aver dato per scontato che le accuse fossero fondate. Io sono del parere che il popolo di Seminara, nel cui nome è anche amministrata la Giustizia, dovrebbe pronunciarsi direttamente, dichiarando collettivamente se il suo voto è stato libero oppure no. Non so se esistano dei precedenti e se la cosa sia giuridicamente possibile, ma è certamente fattibile sul piano pratico, trattandosi di ascoltare appena qualche migliaio di persone.

Dagli atti giudiziari, in parte pubblicati per estratti sui giornali ovvero dai resoconti di stampa, emerge che vi sia stata attraverso intercettazioni telefoniche – spesso malamente trascritte ed interpretate, quando non totalmente irrilevanti ai fini dell'accusa e gravemente lesive della dignità delle persone coinvolte – un costante monitoraggio di quelle normali campagnae elettorali quali si svolgono nei piccoli e piccolissimi centri, dove gli elettori sono avvicinati uno ad uno dai candidati o dal gruppo di sostegno dei singoli candidati. Nella mia vita, per una prima ed unica volta, ho voluto partecipare da protagonista ad una campagna elettorale, accettando una candidatura come capolista. Tengo a ribadire che la cosa non era stata da me minimamente sollecitata e che fu con mia grande sorpresa. Considerai i pro e contro e ritenni di poter fare quella esperienza diretta sul campo anziché affidarme per le mie conoscenze in materia ai libri di sociologia, ossia di ricerche sul campo fatte da altri.

L'unica spesa che sostenni fu di qualche decina di euro per la stampa dei miei biglietti da visita dove veniva messa in rilievo la mia qualificazione professionale, tutta orientata sui problema dello Stato e della politica. A mio infondato avviso, gli elettori avrebbero dovuto preferire platonicamente chi dedicava il suo tempo ordinario di lavoro ai problemi della politica e della ricerca dell’interesse pubblico e del bene comune. Naturalmente non era così. Ma uno dei miei scopi era proprio quello di verificare sul campo le motivazioni di voto. Mi capito perfino di venire contattato da un nucleo familiare, il quale pensavo che io avrei potuto raccomandare ed ottenere l'iscrizione ad una facoltà di medicina della mia università. Dissi che potendolo mai e poi mai avrei fatto una cosa del genere. Mi offrii però ad intervenire presso le competenti autorità accademiche nel caso in cui in figliolo fosse stato discriminato ed avesse subito torti nelle prove selettive. Devo dire che i genitori non insistettero ed apprezzarono la mia risposta. Non escludo che possano essere stati fra i miei pochi elettori, che stando alle dichiarazioni erano più numerosi a quelli effettivi. Altri elettori cui chiedevo il voto poco mancava che mi ridessero in faccia quando dicevo loro che non promettevo nulla salvo il mio impegno per l’interesse pubblico.

Ho voluto narrare questi episodi di mia diretta esperienza per spiegare che se il cittadino elettore dovesse essere quello che Rousseau si immaginava, cioè il cittadino virtuoso, probabilmente in Calabria, e non solo in Calabria, nessuno potrebbe votare. Tutti, o almeno la stragrande maggioranza, si aspettano favori o vantaggi, quanto meno un pranzo o una cena durante la campagna elettorale. È perfettamente inutile parlare di programmi politici, di analisi, di strategie. Non bisogna però pensare sempre male. Ad esempio, può capitare che un voto, uno solo o quello del proprio gruppo familiare, sia concesso in cambio di un lampione per l'illuminazione pubblica in una strada buia, dico illuminazione pubblica non privata. Ciò rientrerebbe nella normale attività di un'amministrazione che faccia il suo lavoro. Solo che nella cultura meridionale il diritto è inteso come un favore concesso. Quando costituii in Seminara un Club di FI avevo lo scopo illuministico non di vincere le elezioni, ma di educare gli elettori ad essere cittadini responsabili. La cosa abortì sul nascere. Ma è un'altra storia, di cui vi è una piccola traccia nelle intercettazioni telefoniche che mi riguardano, fatte in modo tale da far credere il contrario di ciò che era.

Potentissime sono le famiglie, non necessariamente mafiose. Se possono concentrare su un solo candidato i voti di una vasta parentela che vota compatta a prescindere da partiti, idee, programmi, sono determinanti ai fini del risultato finale. Con loro occorre scendere a patti se si vogliono vincere le elezioni. Le ideologie hanno minore impatto. Basta promettere qualcosa ad un disoccupato o ad un senza arte né parte perché questo cambi di colore dalla sera alla mattina. Ciò era vero in passato, quando le ideologie erano forte quasi come il credo religioso, lo è oggi a maggior ragione, cioè in un’epoca in cui non esistono più le ideologie di un tempo. Le famiglie restano quindi il principale agente elettorale nei piccoli centri. Spesso sono proprio le famiglie che concentrano i loro voti su un loro membro che accetta di candidarsi nell’una o nell’altra lista. I meccanismi psicologici sono semplici: è uno di noi! Che sia un somaro o un incapace poco importa. Ovviamente, deve possedere i requisiti di legge. Ma non è difficile averli in un popolo di elettori quali siamo. Il suffragio universale è andato sempre più estendendosi e fra poco arriverà anche agli scolari delle scuole primarie dell'obbligo, se non all’asilo infantile. E finalmente: il gioco ed il riso acquisterà piena dignità politica.

Dicevo che dagli atti giudiziari emerge un vivo interesse per la campagna politica di Seminara. Necessariamente, l'ottica dell'inquirente era quella di poter rintracciare notizie e prove di reato in ogni conversazione. Se una intercettazione poteva essere ambigua, cioè assumere un doppio significato, di cui uno lecito e l'altro illecito, è ovvio che un pubblico accusatore privilegi quello illecito. Così ad esempio, se un clan familiare numeroso, magari il più numeroso, dice: “Qui il sindaco lo faccio io”, si può o intendere: lo determino io con i miei voti, oppure: lo impongo io con la violenza o con mezzi illeciti, diventa chiaro quale possa essere l'interpretazione preferita.

Il guaio però è che questo tipo di indagine è stato rivolto ad una sola delle due liste in competizione. L'ambiguità pericolosa avrebbe potuto coinvolgere ogni lista in ogni altra situazione simile. Ad esempio, si legge negli atti della Procura circa lavori pubblici che si cercavano di terminare in prossimità delle elezioni. Un fatto certamente disdicevole, ma assolutamente normale nel costume calabrese e non solo calabrese. Ricordo che in altra stagione elettorale con altri soggetti in lizza il tema era stato oggetto di una discussione privata fra amici. Si osservava l'inaudito numero di cantieri aperti proprio in prossimità delle elezione. Un Senatore, esperto di vita e cose politiche, rilevava che la cosa era non solo lecita, ma anche un normale artificio per ottenere consensi. Per la cronaca ho da aggiungere che la così non servì perché, se non ricordo male, l'elettorato si orientò diversamente e toccò all'avversario politico chiudere i cantieri e portare a termine i lavori.

Il Presidente della Repubblica ha invitato in questi giorni ha rispettare il ruolo ed il lavoro della magistratura e degli organi inquirenti. Ben detto. Ma è anche vero che sempre più la magistratura si ingerisce in ciò che è propriamente politico. Ho già detto – e temo di dover ancora ripetere – che in un paese in secolare decadenza culturale e declino economico e sociale come Seminara il terremoto che si è ora ripetuto per la seconda volta con lo scioglimento di un cosniglio comunale appena eletto allontanerà sempre più i cittadini dalla partecipazione politica. Già dopo il primo scioglimento – ingiusto, come da sentenza – fu impossibile trovare una seconda lista in competizione: se ne costituì una dalla prima, delegando un suo componente a costituirla. La cosa può essere stata penalmente lecita, ma a mio avviso è stata una mostruosità da un punto di vista politico e costituzionale.

Per avere una vera e propria contrapposizione elettorale-politica, pur con gravi limiti, si è dovuto aspettare la prima candidatura Marafioti, fortemente ostacolata nella sua genesi dall’accentuato protagonismo del contendente Battaglia, uomo di grandi ambizioni politiche per il quale Seminara doveva essere solo un piccolo inizio, ma al quale non possono essergli mossi finora altro che rilievi etici e politico: personalmente ne avevo chiesto la revoca dalle funzioni di assessore alla cultura. Fu solo grazie alla ferrea necessità imposta dal maggioritario che due candidati fortementi antagonisti si unirono sotto uno stesso simbolo. Ma si trattò di un cartello elettorale e non di una maggioranza politica. Non agli uomini occorre però dare la colpa di questa mancata coesione, ma al danno prodotto da quei magistrati che nel 1991 distrussero in Seminara il sistema dei partiti che fino allora vi era stato. Dopo di allora non si costituì più. Rimasero sulla scena quei partiti che non erano stati toccati dal terremoto, ma che ne furono gli oggettivi beneficiari. Costituendo in Seminara un Club di Forza Italia era mia ambizione non di presentarmi io alle elezioni o di vincere le elezioni, ma di ricostuire in Seminara un sistema di partiti che potesse fare da filtro nella selezione dei candidati e nella formazione delle liste, limitando il potere tribale delle famiglie. Chi mi conosce sa che ho sempre attribuito maggiore importanza costituzionale all’esercizio consapevole ed efficace dell'opposizione che non agli agi ed alle glorie dell'esercizio del potere di maggioranza in un paese in agonia.

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