Profondamente turbato per l’operazione che ancora una volta ha sbattuto in prima pagina il comune di Seminara, mi sforzo di reagire razionalmente agli eventi giudiziari e mediatici che si susseguono. Egualmente turbato per le stesse ragioni un nostro concittadino seminarese sta lottando per la vita nell’unità coronarica di un ospedale lombardo. Dalla notte dell’elicottero sospeso in cielo sopra la mia abitazione fino ad oggi, ad appena una settimana, le mie perplessità non sono poche e crescono di giorno in giorno.
Anticipo subito che l’operazione Topa incomincia ad apparirmi sempre più fragile nell’impianto accusatorio finora emerso dalle notizie di stampa. Cercherò di argomentarlo, ritenendo di esercitare quella normale libertà di pensiero che dovrebbe essere garantita ad ogni cittadino dall’art. 21 della nostra vigente costituzione. Inoltre temo che il reato di semplice associazione mafiosa, introdotto come norma di contrasto per combattere un fenomeno malavitoso secolare che nessun governo e nessun regime si mostra capace di estirpare, si stia rivelando uno strumento inefficace per lo scopo per il quale era previsto, ma capace di violare gravemente ed arbitrariamente le libertà dei cittadini, introducendo un regime di terrore che in paesi come Seminara allontana quanti vorrebbero dare un doveroso contributo alla partecipazione politica.
Procediamo con ordine: Seminara non è Corleone, Rocco Gioffrè detto u ndolu non è Totò Riina e De Palma non è né Falcone né Borsellino e neppure Antonio Marafioti riveste il ruolo di Vito Ciancimino. Tanta è la voglia di fiction in Seminara! Non dispongo del malloppo di 407 pagine ovvero di tutti gli atti giudiziari disponibili alla libera consultazione dei cittadini. Alcuni giornalisti, come tal Mario Meliadò, sembra abbiano potuto leggerli ed estrarne delle parti, poi liberamente commentate. Proprio da questi commenti ne ricavo netta l'impressione che abbiano capito poco e che il loro comprensibile interesse sia solo quello di alimentare uno scandalismo, da cui traggono motivo per la loro attività professionale. Quanto più le notizie sono sensazionali tanto più aumenta la quotazione del giornalista che le offre in pasto ad un pubblico popo maturo. Un giornalista senza notizie non può campare. Fanno certamente il loro lavoro, per il quale ho il massimo rispetto, se riescono a farlo bene. Non mi pare che sia questo il caso con i giornalisti che si sono finora occupati di Seminara.
Il mio ambito di analisi non può essere chiaramente quello giudiziario-investigativo. Cosa posso io contrapporre ad un PM che conduce la sua istruttoria? È già tanto se riesco a mantenermi estraneo all’ambito dei suoi poteri investigativi ed incriminatori! Sento persino dire che il mio nome esce perfino dalle intercettazioni in quanto sarei stato citato da uno degli indagati per essere io il solo – secondo lui, bontà sua – a poter risolvere non so quale problema. Fortunatamente, non per essermi incontrato nottetempo con Rocco ‘u ndolu’, che ho visto per la prima volta in vita mia per pochi secondi su una tv regionale: era a mani libere mentre il sindaco aveva le manette! Si direbbe che il più pericoloso dei due era il secondo e non il primo. E che dire, se è vero – chiederò ulteriore conferma ai testimoni oculari – del già sindaco Carmelo Buggè prelevato di notte in pigiama e con una sola pantofola? Appunto: Carmelo Buggè. Incominciamo da qui la nostra riflessione in assenza di tutti quei documenti cartacei che vorremmo consultare ma di cui non disponiamo. Avverto perciò che posso sbagliare in date e situazioni (che potrò sempre rettificare anche su segnalazione), mentre più solida dovrebbe essere per sommi capi la ricostruzione storica degli ultimi due decenni di storia seminarese.
Avevo conosciuto Carmelo Buggè all’inizio degli anni novanta perché mi trovavo relatore come docente dell’università di Roma “La Sapienza” ad un convegno in Palmi su Felice Battaglia, nativo di Palmi e per questo celebrato dai palmesi. Ero ospitato all’albergo di Mattiani, l’Arcobaleno, come tutti gli altri oratori. Ben sapendo che ero di Seminara, il sindaco Buggè insieme con un suo assessore venne a farmi visita all’albergo. Si stabilì allora una generica intesa per iniziative seminaresi in ambito culturale. All’incirca nello stesso periodo, ma in modo del tutto autonomo, padre Marcello mi affidò la cura dell’archivio storico della parrocchia, che è stato ora in buona parte restaurato e dichiarato di notevole interesse storico. Non passò molto tempo dalla mia iniziale conoscenza con Carmelo Buggè che mi giunse in Roma la notizia del primo scioglimento del comune di Seminara per presunti ed infondati inquinamenti mafiosi. Fu arrestato il sindaco Buggè insieme ad altre due persone.
Non volli fare allora come san Pietro che disse ai gendarmi: io quello non lo conosco! Telefonai invece subito alla persona che insieme con il sindaco Buggè era venuto a farmi visita in albergo e gli chiesi cosa era successo e quali era concretamente le imputazioni. Mi rispose con cognizione di causa che per Buggè venivano contestate cattive frequentazioni del padre Felice, morto qualche da qualche decennio, e poi continuate dal figlio. Mi parvero tutte inconsistenti. Chiesi l'indirizzo messinese di Carmelo Buggè e gli scrissi una lettera di solidarietà, dichiarandomi certo che la sua innocenza sarebbe stata infine acclarata. Così è stato dopo parecchi anni di calvario. Non rividi più Carmelo Buggè se non dopo che fu emanata la sentenza che ne dichiarava la piena innocenza. Né allora né adesso vi fu notizia di illeciti arricchimenti degli arrestati: un’indagine patrimoniale potrebbe facilmente dimostrare come non sia mai esistito questo rischio, almeno a giudicare dal palese tenore di vita dei soggetti. Anzi, all’ultimo consiglio comunale – Carabinieri presenti –che prima del blitz un indagato ha dichiarato in Consiglio di non aver lucrato di una sola lira con i soldi del Comune in quanto il suo compenso come assessore (500 euro) sono poi stati spesi per pagare cose minime di cui il Comune aveva bisogno.
Per quanto posso ricordare, ricostruire e giudicare la prima gestione commissariale che seguì lo scioglimento del Comune non rappresentò nulla di positivo per il paese. Avendo allora totale sfiducia per la politica e non essendomi ancora deciso a scendere in campo, ritenevo che un regime commissariale potesse essere maggiormente efficace per la conduzione amministrativa. Infatti, non vi erano le solite pastoie della mediazione politica o la pressione degli interessi particolare. Un commissario che avesse una visione razionale delle cose, avrebbe potuto con autorità perseguirle senza trovare resistenze. Uno dei tre commissari, al quale esposi questa mia ingenua visione, mi disse che in realtà loro dovevano fare contemporaneamente le veci del sindaco eletto, della sua giunta e dell’intero consiglio comunale. Credo che l’immagine più efficace di quel periodo di gestione commissariale possa venir dato dal primo incendio del comune, di cui si è persa memoria a vantaggio del secondo incendio, o meglio affumicamento dei corridoi. Era successo che degli ignoti (per quanto io sappia) avevano nottetempo ammucchiato delle immondizie davanti al portone principale del comune e vi avevano appiccato il fuoco. Vi era allora un grave problema di discarica, che fu risolto non dai commissari, ma per intercessione di un cittadino che fece stipulare un regolare contratto fra il Comune ed una delle famiglie coinvolte nella faida degli anni settanta. Almeno io so così. Se qualcuno dispone di dati diversi, è pregato di farsi avanti. Ne accoglierò le rettifiche che del resto riguardano dati non essenziale alla struttura di questo mio discorso.
Come è noto, una gestione commissariale ha carattere temporaneo. Dopo un certo periodo che può essere di diciotto mesi occorre ripristinare la legalità costituzionale che prevede cariche elettive. Ed eccolo il punto dolente che ora si ripresenta nuovamente e che consente il raffronto con un’analoga precedente situazione. Intanto, è da dire che lo il primo scioglimento del comune di Seminara precede di poco il fenomeno nazionale detto di Mani Pulite, interpretabile in diversi modi ma anche come un fare politica con mezzi giudiziari. Più volte mi sono ripromesso di studiare sui documenti la storia recente di quegli anni. Non sono mai andato oltre alcune interviste con persone che avevano vissuto quegli anni. Non io che risiedo in Roma e sono presente in Seminara solo nei periodi estivi e feriali. Mi dissero le mie fonti che dietro l'operazione vi fu una regia politica: un’interrogazione di un parlamentare della sinistra, le dimissioni di un consigliere comunale. Da qui si innescò un'indagine giudiziaria che portò al primo arresto del sindaco Buggè ed allo scioglimento dell’intero consiglio comunale. Per il secondo scioglimento non vorrei assistere alla ripetizione di un film già visto. La mia attenzione è massima.
Riprendo il filo principale della mia analisi. Quando furono indette le nuove elezioni, il timore era grande. I giornali di questi giorni fanno qualche vago richiamo alla storia politica degli ultimi decenni. Vado con i piedi di piombo perché mi rendo condo che il tema è delicato e le notizie bisbigliate alle orecchie o date distrattamente potrebbe non ottenere conferme e riscontri. Del resto, non mi interessa il singolo fatto quanto l’intera vicenda storicamente ricostruibile ed alla portata di tutti: chiunque può risconoscersi nella ricostruzione da me fatta o anche civilmente dissentire, essendo io aperto al confronto. In un paese afflitto da una costante emorragia emigratoria non vi fu chi volesse candidarsi in opposizione alla lista di sinistra allora capeggiata da Salvatore Costantino. Poiché sembra che non sia possibile una campagna elettorale con una sola lista, se ne costituì immediatamente in dodici ore una di comodo capeggiata da un comunista che fu in pratica delegato dai suoi stessi compagni di maggioranza. Non mi sono mai stancato di rilevare la sostanziale illegittimità costituzionale di una simile procedura, anche se la locale stazione dei carabinieri o gli organi inquirenti non erano abilitati a discettare in merito agli astrusi problemi del conflitto fra legalità formale ed illegittimità sostanziale, sulla quale avevo assistito in quegli agli proprio alla Camera ad un vivace scontro fra giuristi. Uno di questi sosteneva che esiste solamente la “legalità”, mentre tutte le teorie sulla legittimità/illegittimità (diritto naturale) sarebbero solo fantastiche chimere.
Passarono così i primi cinque anni di amministrazione Costantino (rigorosamente di sinistra) senza che in pratica vi fosse un'opposizione che non fosse puramente formale e di comodo. La persona che ne era a capo mi ha confermato di aver lui costituito quella lista in dodici ore. La stessa persona si ritrovò poi fra i componenti di maggioranza durante la seconda sindacatura Costantono. Alla seconda tornata elettorale si costituì in effetti una seconda lista formalmente e sostanzialmente autonoma dalla Sinistra. Fu però così inetta e raccogliticcia che risultò ancora più funzionale della precedente opposizione. Vedendo lo sfacelo politico e culturale, io incominciavo nel frattempo ad interessarmi della vita politica e culturale del paese in cui sono nato e dove i miei avi hanno sempre dimorato a memoria d’uomo e per quanto consentono di appurare i documenti parrocchiali. Quando vi fu il secondo incendio del Comune, uscito di casa, trovai un mio cugino di Sant’Anna, allora egli stesso amministratore comunale, mentre transennava l’edificio del Comune. Non essendo più agibile, offrii gratuitamente alcuni locali della mia vicina abitazione per l’uso che si pensava di poterne fare. L’allora sindaco Costantino andò fiero di questa mia ospitalità e ne trassi una non richiesta lode in presenza del prefetto.
Il mio successivo contrasto con Salvatore Costantino si approfondì in seguito principalmente su due questioni: a) la politica culturale del Comune, sostanzialmente continuato da Mariano Battaglia; b) una questione squisitamente costituzionale riguardante le funzioni di un'oppozizione. In sostanza, per la prima questione mi opposi e mi oppongo ad uno spreco di pubbliche risorse volte a far nascere in Seminara un personaggio, Leonzio Pilato, per il quale non esiste nessuna documentazione scientifica in tal senso. La seconda questione è più complessa da spiegare e la verrò articolando qui di seguito. In sintesi, per effetto dell’infondato scioglimento del Comune la Sinistra di Salvatore Costantino si trovò regalata dalle istituzione il governo cittadino, ma quel che è peggio senza nessuna effettiva opposizione, come cercherò di dimostrare senza nessuna intenzione polemica, del tutto fuori luogo in un momento così tragico nella vita del paese. Ho avuto modo di dirgli che avevo scritto un articolo, non pubblicato, dove lo criticavo aspramente per essersi egli sistematicamente assentato nel doveroso ruolo di capo dell'opposizione nella prima sindacatura Marafioti.
Il mio apporto dottrinale sulla scena politica seminarese fu improntato alla necessità di ristabilire la piena funzione costituzionale di un’opposizione, poco mi importava se di destra o di sinistra: era importante che un’opposizione ci fosse. Si intende qui un’opposizione politica capace di rappresentare quei controlli e contrappesi che sono necessariamente politici e riguardano i criteri di opportunità nella gestione della cosa pubblica, non certo i rilievi di legittimità e di liceità per i quali vi sono appositi organi preposti. Temo che in Seminara non vi sarà più spazio per l'esistenza di un'opposizione politica ed il governo cittadino proprio per questo sarà destinato ad un costante deficit di democrazia. Quanto questo sia consapevomente voluto dagli organi inquirenti, non saprei dire al momento. Ciò che vedo è un castello di indizi e pregiudizi piuttosto lontani da quella visione delle cose che posso percepire.
(segue: bozza)
Non sono autorizzate copie a stampa di testi tratti dal presente blog e degli altri dello stesso autore. Ogni copia a stampa per far fede presso terzi deve essere vidimata e firmata dall’autore, che non risponde per l'uso fraudolento di copie non autorizzate. Questo Blog non è un organo di stampa e non rientra nella relativa disciplina di legge. I testi pubblicati sono in continua evoluzione. Fa fede solo l’ultima copia presente in rete: il testo aggiornato supera e annulla tutte le bozze precedenti. Quanti si ritenessero lesi da eventuali imprecisioni o possibili fraintendimenti sono tenuti a segnalare tempestivamente all’autore le loro rimostranze. L’Autore esaminerà senza indugio i reclami pervenuti, valutando caso per caso e apportando le rettifiche che si rendano necessarie o anche opportune. Ogni singolo frase dei testi editi in questo ed in altri blogs dell’Autore va inserita in tutto il contesto non solo del singolo post, ma anche di tutti gli altri post collegati. In tutti i casi di dubbia interpretazione l’Autore è interprete autentico di ciò che ha inteso dire. Non si assume alcuna responsabilità per l'uso fraudolento o artificioso che terzi facciano dei testi editi o perfino stampati e diffusi senza apposita autorizzazione controfirmata. Anche le copie a stampa vidimate e controfirmate cessano in validità ove la bozza sia superata da un testo successivo.
Anticipo subito che l’operazione Topa incomincia ad apparirmi sempre più fragile nell’impianto accusatorio finora emerso dalle notizie di stampa. Cercherò di argomentarlo, ritenendo di esercitare quella normale libertà di pensiero che dovrebbe essere garantita ad ogni cittadino dall’art. 21 della nostra vigente costituzione. Inoltre temo che il reato di semplice associazione mafiosa, introdotto come norma di contrasto per combattere un fenomeno malavitoso secolare che nessun governo e nessun regime si mostra capace di estirpare, si stia rivelando uno strumento inefficace per lo scopo per il quale era previsto, ma capace di violare gravemente ed arbitrariamente le libertà dei cittadini, introducendo un regime di terrore che in paesi come Seminara allontana quanti vorrebbero dare un doveroso contributo alla partecipazione politica.Procediamo con ordine: Seminara non è Corleone, Rocco Gioffrè detto u ndolu non è Totò Riina e De Palma non è né Falcone né Borsellino e neppure Antonio Marafioti riveste il ruolo di Vito Ciancimino. Tanta è la voglia di fiction in Seminara! Non dispongo del malloppo di 407 pagine ovvero di tutti gli atti giudiziari disponibili alla libera consultazione dei cittadini. Alcuni giornalisti, come tal Mario Meliadò, sembra abbiano potuto leggerli ed estrarne delle parti, poi liberamente commentate. Proprio da questi commenti ne ricavo netta l'impressione che abbiano capito poco e che il loro comprensibile interesse sia solo quello di alimentare uno scandalismo, da cui traggono motivo per la loro attività professionale. Quanto più le notizie sono sensazionali tanto più aumenta la quotazione del giornalista che le offre in pasto ad un pubblico popo maturo. Un giornalista senza notizie non può campare. Fanno certamente il loro lavoro, per il quale ho il massimo rispetto, se riescono a farlo bene. Non mi pare che sia questo il caso con i giornalisti che si sono finora occupati di Seminara.
Il mio ambito di analisi non può essere chiaramente quello giudiziario-investigativo. Cosa posso io contrapporre ad un PM che conduce la sua istruttoria? È già tanto se riesco a mantenermi estraneo all’ambito dei suoi poteri investigativi ed incriminatori! Sento persino dire che il mio nome esce perfino dalle intercettazioni in quanto sarei stato citato da uno degli indagati per essere io il solo – secondo lui, bontà sua – a poter risolvere non so quale problema. Fortunatamente, non per essermi incontrato nottetempo con Rocco ‘u ndolu’, che ho visto per la prima volta in vita mia per pochi secondi su una tv regionale: era a mani libere mentre il sindaco aveva le manette! Si direbbe che il più pericoloso dei due era il secondo e non il primo. E che dire, se è vero – chiederò ulteriore conferma ai testimoni oculari – del già sindaco Carmelo Buggè prelevato di notte in pigiama e con una sola pantofola? Appunto: Carmelo Buggè. Incominciamo da qui la nostra riflessione in assenza di tutti quei documenti cartacei che vorremmo consultare ma di cui non disponiamo. Avverto perciò che posso sbagliare in date e situazioni (che potrò sempre rettificare anche su segnalazione), mentre più solida dovrebbe essere per sommi capi la ricostruzione storica degli ultimi due decenni di storia seminarese.
Avevo conosciuto Carmelo Buggè all’inizio degli anni novanta perché mi trovavo relatore come docente dell’università di Roma “La Sapienza” ad un convegno in Palmi su Felice Battaglia, nativo di Palmi e per questo celebrato dai palmesi. Ero ospitato all’albergo di Mattiani, l’Arcobaleno, come tutti gli altri oratori. Ben sapendo che ero di Seminara, il sindaco Buggè insieme con un suo assessore venne a farmi visita all’albergo. Si stabilì allora una generica intesa per iniziative seminaresi in ambito culturale. All’incirca nello stesso periodo, ma in modo del tutto autonomo, padre Marcello mi affidò la cura dell’archivio storico della parrocchia, che è stato ora in buona parte restaurato e dichiarato di notevole interesse storico. Non passò molto tempo dalla mia iniziale conoscenza con Carmelo Buggè che mi giunse in Roma la notizia del primo scioglimento del comune di Seminara per presunti ed infondati inquinamenti mafiosi. Fu arrestato il sindaco Buggè insieme ad altre due persone.
Non volli fare allora come san Pietro che disse ai gendarmi: io quello non lo conosco! Telefonai invece subito alla persona che insieme con il sindaco Buggè era venuto a farmi visita in albergo e gli chiesi cosa era successo e quali era concretamente le imputazioni. Mi rispose con cognizione di causa che per Buggè venivano contestate cattive frequentazioni del padre Felice, morto qualche da qualche decennio, e poi continuate dal figlio. Mi parvero tutte inconsistenti. Chiesi l'indirizzo messinese di Carmelo Buggè e gli scrissi una lettera di solidarietà, dichiarandomi certo che la sua innocenza sarebbe stata infine acclarata. Così è stato dopo parecchi anni di calvario. Non rividi più Carmelo Buggè se non dopo che fu emanata la sentenza che ne dichiarava la piena innocenza. Né allora né adesso vi fu notizia di illeciti arricchimenti degli arrestati: un’indagine patrimoniale potrebbe facilmente dimostrare come non sia mai esistito questo rischio, almeno a giudicare dal palese tenore di vita dei soggetti. Anzi, all’ultimo consiglio comunale – Carabinieri presenti –che prima del blitz un indagato ha dichiarato in Consiglio di non aver lucrato di una sola lira con i soldi del Comune in quanto il suo compenso come assessore (500 euro) sono poi stati spesi per pagare cose minime di cui il Comune aveva bisogno.
Per quanto posso ricordare, ricostruire e giudicare la prima gestione commissariale che seguì lo scioglimento del Comune non rappresentò nulla di positivo per il paese. Avendo allora totale sfiducia per la politica e non essendomi ancora deciso a scendere in campo, ritenevo che un regime commissariale potesse essere maggiormente efficace per la conduzione amministrativa. Infatti, non vi erano le solite pastoie della mediazione politica o la pressione degli interessi particolare. Un commissario che avesse una visione razionale delle cose, avrebbe potuto con autorità perseguirle senza trovare resistenze. Uno dei tre commissari, al quale esposi questa mia ingenua visione, mi disse che in realtà loro dovevano fare contemporaneamente le veci del sindaco eletto, della sua giunta e dell’intero consiglio comunale. Credo che l’immagine più efficace di quel periodo di gestione commissariale possa venir dato dal primo incendio del comune, di cui si è persa memoria a vantaggio del secondo incendio, o meglio affumicamento dei corridoi. Era successo che degli ignoti (per quanto io sappia) avevano nottetempo ammucchiato delle immondizie davanti al portone principale del comune e vi avevano appiccato il fuoco. Vi era allora un grave problema di discarica, che fu risolto non dai commissari, ma per intercessione di un cittadino che fece stipulare un regolare contratto fra il Comune ed una delle famiglie coinvolte nella faida degli anni settanta. Almeno io so così. Se qualcuno dispone di dati diversi, è pregato di farsi avanti. Ne accoglierò le rettifiche che del resto riguardano dati non essenziale alla struttura di questo mio discorso.
Come è noto, una gestione commissariale ha carattere temporaneo. Dopo un certo periodo che può essere di diciotto mesi occorre ripristinare la legalità costituzionale che prevede cariche elettive. Ed eccolo il punto dolente che ora si ripresenta nuovamente e che consente il raffronto con un’analoga precedente situazione. Intanto, è da dire che lo il primo scioglimento del comune di Seminara precede di poco il fenomeno nazionale detto di Mani Pulite, interpretabile in diversi modi ma anche come un fare politica con mezzi giudiziari. Più volte mi sono ripromesso di studiare sui documenti la storia recente di quegli anni. Non sono mai andato oltre alcune interviste con persone che avevano vissuto quegli anni. Non io che risiedo in Roma e sono presente in Seminara solo nei periodi estivi e feriali. Mi dissero le mie fonti che dietro l'operazione vi fu una regia politica: un’interrogazione di un parlamentare della sinistra, le dimissioni di un consigliere comunale. Da qui si innescò un'indagine giudiziaria che portò al primo arresto del sindaco Buggè ed allo scioglimento dell’intero consiglio comunale. Per il secondo scioglimento non vorrei assistere alla ripetizione di un film già visto. La mia attenzione è massima.
Riprendo il filo principale della mia analisi. Quando furono indette le nuove elezioni, il timore era grande. I giornali di questi giorni fanno qualche vago richiamo alla storia politica degli ultimi decenni. Vado con i piedi di piombo perché mi rendo condo che il tema è delicato e le notizie bisbigliate alle orecchie o date distrattamente potrebbe non ottenere conferme e riscontri. Del resto, non mi interessa il singolo fatto quanto l’intera vicenda storicamente ricostruibile ed alla portata di tutti: chiunque può risconoscersi nella ricostruzione da me fatta o anche civilmente dissentire, essendo io aperto al confronto. In un paese afflitto da una costante emorragia emigratoria non vi fu chi volesse candidarsi in opposizione alla lista di sinistra allora capeggiata da Salvatore Costantino. Poiché sembra che non sia possibile una campagna elettorale con una sola lista, se ne costituì immediatamente in dodici ore una di comodo capeggiata da un comunista che fu in pratica delegato dai suoi stessi compagni di maggioranza. Non mi sono mai stancato di rilevare la sostanziale illegittimità costituzionale di una simile procedura, anche se la locale stazione dei carabinieri o gli organi inquirenti non erano abilitati a discettare in merito agli astrusi problemi del conflitto fra legalità formale ed illegittimità sostanziale, sulla quale avevo assistito in quegli agli proprio alla Camera ad un vivace scontro fra giuristi. Uno di questi sosteneva che esiste solamente la “legalità”, mentre tutte le teorie sulla legittimità/illegittimità (diritto naturale) sarebbero solo fantastiche chimere.
Passarono così i primi cinque anni di amministrazione Costantino (rigorosamente di sinistra) senza che in pratica vi fosse un'opposizione che non fosse puramente formale e di comodo. La persona che ne era a capo mi ha confermato di aver lui costituito quella lista in dodici ore. La stessa persona si ritrovò poi fra i componenti di maggioranza durante la seconda sindacatura Costantono. Alla seconda tornata elettorale si costituì in effetti una seconda lista formalmente e sostanzialmente autonoma dalla Sinistra. Fu però così inetta e raccogliticcia che risultò ancora più funzionale della precedente opposizione. Vedendo lo sfacelo politico e culturale, io incominciavo nel frattempo ad interessarmi della vita politica e culturale del paese in cui sono nato e dove i miei avi hanno sempre dimorato a memoria d’uomo e per quanto consentono di appurare i documenti parrocchiali. Quando vi fu il secondo incendio del Comune, uscito di casa, trovai un mio cugino di Sant’Anna, allora egli stesso amministratore comunale, mentre transennava l’edificio del Comune. Non essendo più agibile, offrii gratuitamente alcuni locali della mia vicina abitazione per l’uso che si pensava di poterne fare. L’allora sindaco Costantino andò fiero di questa mia ospitalità e ne trassi una non richiesta lode in presenza del prefetto.
Il mio successivo contrasto con Salvatore Costantino si approfondì in seguito principalmente su due questioni: a) la politica culturale del Comune, sostanzialmente continuato da Mariano Battaglia; b) una questione squisitamente costituzionale riguardante le funzioni di un'oppozizione. In sostanza, per la prima questione mi opposi e mi oppongo ad uno spreco di pubbliche risorse volte a far nascere in Seminara un personaggio, Leonzio Pilato, per il quale non esiste nessuna documentazione scientifica in tal senso. La seconda questione è più complessa da spiegare e la verrò articolando qui di seguito. In sintesi, per effetto dell’infondato scioglimento del Comune la Sinistra di Salvatore Costantino si trovò regalata dalle istituzione il governo cittadino, ma quel che è peggio senza nessuna effettiva opposizione, come cercherò di dimostrare senza nessuna intenzione polemica, del tutto fuori luogo in un momento così tragico nella vita del paese. Ho avuto modo di dirgli che avevo scritto un articolo, non pubblicato, dove lo criticavo aspramente per essersi egli sistematicamente assentato nel doveroso ruolo di capo dell'opposizione nella prima sindacatura Marafioti.
Il mio apporto dottrinale sulla scena politica seminarese fu improntato alla necessità di ristabilire la piena funzione costituzionale di un’opposizione, poco mi importava se di destra o di sinistra: era importante che un’opposizione ci fosse. Si intende qui un’opposizione politica capace di rappresentare quei controlli e contrappesi che sono necessariamente politici e riguardano i criteri di opportunità nella gestione della cosa pubblica, non certo i rilievi di legittimità e di liceità per i quali vi sono appositi organi preposti. Temo che in Seminara non vi sarà più spazio per l'esistenza di un'opposizione politica ed il governo cittadino proprio per questo sarà destinato ad un costante deficit di democrazia. Quanto questo sia consapevomente voluto dagli organi inquirenti, non saprei dire al momento. Ciò che vedo è un castello di indizi e pregiudizi piuttosto lontani da quella visione delle cose che posso percepire.
(segue: bozza)
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