venerdì, novembre 23, 2007

Il fango giornalistico di Mario Meliadò

Versione 1.3

Con un copia ed incolla pubblico qui nella prima parte un articolo che ho trovato nel sito di Articolo 21 a firma di Mario Meliadò. Di seguito riporto i miei commenti estemporanei all’articolo, apparsi in automatico sullo stesso sito di Articolo 21. Rispetto al testo originario mi riservo qui nel mio blog ulteriori miglioramenti formali, integrazioni o rettifiche. Salvo che per il caso del vescovo Bregantini, pure tirato in ballo, non ho letto finora nessuna difesa per gli arrestati, che sono già stati condannati prima ancora di essere giudicati. È veramente uno spettacolo indegno di un giornalismo che anziché informare con la dovuta cautela ed il dovuto rispetto degli esseri umani, dimostra di avere solo il gusto di mettere alla gogna quanti capitano a tiro, poco importa che possano essere innocenti. Se certamente il fenomeno mafioso è da condannare, esiste però una stampa che non offre di sé immagine migliore di quella che pretende di fustigare.

I.
Articolo di Mario Meliadò
Fonte: Articolo 21

IL BLITZ DELLA DDA DI REGGIO.
ELEZIONI PILOTATE E AMMINISTRAZIONE


"A Seminara comando io"

di Mario Meliadò

"Lufthansa o Air France? …Meglio il posto lato-finestrino?" [Il virgolettato è una fiction di Meliadò o si trova nel fascicolo processuale ovvero nell'ordinanza di arresto?]
Immaginatevi dialoghi di questo tipo, sì, immaginateveli. [Me li immagino, appunto! E mi immagino pure le fantastiche deduzioni che può averne tratta un certo Mario Meliadò, il cui nome nessuno ha mai sentito prima. Probabilmente, in molti si sono immaginate le cose. La fiction è di moda e viene ormai sostituita alla realtà, che è tale solo se imita la fiction]
Immaginatevi che ci sia una cosca della ‘ndrangheta disposta a pagare il viaggio aereo a persone di un minuscolo centro della Piana di Gioia Tauro dove la ‘ndrangheta emana un odore più forte delle drupe degli ulivi, pur di farle votare (come dice “la Mamma” e per chi dice “la Mamma”, questo è chiaro). [Questo lo immagina Meliadò o lo ha letto negli atti? Conosce Meliadò i risultati elettorali di ognuna delle cinque sezioni in cui si è votato? Se li studi! Potrebbe ricavarne deduzioni fondate su numeri, anziché sulla sua fertile immaginazione. Vedrà che la “Mamma”, dove era presente con i suoi “figli”, non ha vinto, ma ha perso! E vedrà pure dell'altro se va a studiare l'albero genealogico di tutti i 32 candidati delle due liste concorrenti].
Immaginatevi pure che ci sia una cosca della ‘ndrangheta in grado di preconizzare il numero di elettori che sceglieranno secondo i propri voleri, diciamo 1.750… e, pochi minuti dopo le Amministrative del maggio scorso, di appurare d’aver sbagliato, sì, ma esclusivamente per difetto di 8 voti…

Svegliatevi, adesso. Benvenuti a Seminara.

La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria guidata dal procuratore aggiunto Salvo Boemi ha messo a segno 11 arresti. Tra questi c’è l’attuale sindaco Antonio Marafioti. Che era sindaco pure nella consiliatura precedente.
Sapete, questo dirigente di Forza Italia aveva dubbi… Non voleva più – pensate – ricandidarsi alla carica di primo cittadino.
Ma poi gli è arrivata una telefonata. Dall’altro capo del filo c’era Rocco Gioffrè detto ‘u ndolu o massarazzu, che non ha impiegato grandi giri di parole per fargli giungere il messaggio giusto: "Caro Totò, tu lo sai che a Seminara, da sempre, il sindaco lo decido io…". Detto, fatto: Marafioti ricandidato, Marafioti trionfalmente di nuovo primo cittadino. Tra i primi atti, il recupero di una cava d’interesse della “famiglia”, le connessioni con una fabbrica di fuochi d’artificio dei Gioffrè che si sarebbe fatta pagare dalla locale Amministrazione circa 130 milioni di ex-lire per un paio di minuti di giochi pirotecnici, la gestione di show con cantanti attori in vernacolo e tutto.

E non è stato il solo a convincersi di botto, Marafioti. Proprio no.
Pensate a Mariano Battaglia, stimatissimo quanto moderato attivista del Movimento Cristiano Lavoratori – Mcl (era presidente provinciale in carica), da tanti anni nell’Udc (benché alquanto critico verso l’attuale dirigenza e certe scelte recenti nel Reggino e in Calabria), impegnatissimo quando c’era da promuovere la sfilata storica che ricorda l’ingresso trionfale di Carlo V a Seminara… Be’, Battaglia era vicesindaco anche quando sciolsero il comune per infiltrazioni mafiose, nel ’91, sedici anni passati senza mutamenti del quadro politico davvero significative. Mariano Battaglia ha tentato tante “scalate” politiche, provando a entrare fra i consiglieri provinciali di Reggio Calabria eletti nelle fila centriste… azzardando addirittura l’avventura come parlamentare europeo (ma nessun udiccino calabrese fu eletto in Calabria, a differenza dei lunghi anni in cui Strasburgo parlava catanzarese grazie a Nino Gemelli, già presidente della Commissione per le petizioni dell’Europarlamento, dal gennaio scorso aderente alla Democrazia cristiana…).
Be’, Battaglia aveva deciso di candidarsi in una lista d’opposizione rispetto a quella del ricandidato primo cittadino Marafioti. E probabilmente avrebbe corso per la carica di sindaco, con buone possibilità, anche in considerazione dell’ottima impressione generale destata dalla persona e della sua lunga militanza politica. Chissà, forse anche a lui arrivò una telefonata… Fatto sta che un po’ di giorni dopo, la lista “avversa” era sparita (diversamente da “Unione civica per Seminara”, lista d’opposizione con candidato sindaco il diessino ed ex primo cittadino Salvatore Costantino, rimasta in piedi). E Mariano Battaglia? Capolista – sì: capolista – nella lista maggioritaria “Insieme per Seminara”, e anche quarto eletto in Assemblea con 79 voti. Sufficienti per tornare “numero 2” di quello stesso sindaco che lui, in origine, non voleva nemmeno a Palazzo di città.

Il secondo più votato, sapete chi è stato? Adriano Gioffrè, il 27enne nipote del presunto capobastone, poi diventato assessore allo Sport. Per lui, 89 voti. Altri due parenti del capoclan erano rappresentanti di seggio. Ogni minuto, li chiamava, il “patron” Rocco: per sapere come andava, se tutto filava liscio, se questo e quello s’erano presentati, se erano corrucciati o sereni in volto o cordiali oppure…
E alla fine, grande festa in piazza!, e telefonate, e riso, e scherzi e battute… Eh sì, belle le elezioni, belle davvero quando c’è chi le sa “organizzare”.

Peccato davvero che l’operazione non abbia potuto prendere il nome dalla località dove s’è svolto il blitz della Dda reggina: località Topa di Seminara. Ci pensate? “Operazione Topa”… e quindi i magistrati hanno preso un’altra direzione.

E poi c’è Memè “il Professore”. Cioè Carmelo Buggè; che nel 1991, quando il Comune fu sciolto per mafia, di Seminara era proprio il sindaco…
Telefonate “hot”, ma soprattutto conversazioni registrate con attente intercettazioni ambientali, incastrerebbero questo sottobosco politico, che dovrà rispondere di voto di scambio e associazione a delinquere di stampo mafioso.
Undici arresti; e altre due persone – attualmente irreperibili - stanno per essere catturate.

Un’ultima annotazione ha però il sapore sferzante delle Verità Nascoste.
Riguarda Polsi.

Vedete, Polsi è sede del più frequentato Santuario mariano dell’intero Mezzogiorno d’Italia. Ma è anche la località della Locride in cui, secondo voci da sempre alimentate (anche per una certa subcultura portata avanti in troppe famiglie, anche per la cosiddetta “mafia music” che spopola da queste bande) e mai smentite, si tengono almeno annualmente i vertici della ‘ndrangheta…
Ebbene, molte personalità politiche, delle associazioni, ma pure della Chiesa hanno periodicamente tuonato: "Basta infangare il Santuario! A Polsi è da decenni che il crimine organizzato non fa più i suoi summit".

Ebbene… non era vero.
I magistrati della Dda hanno stroncato la diceria con nomi e date precisissimi.
Il 13 settembre 2007, s’è tenuto l’ultimo summit delle ‘ndrine a Polsi, nel bel mezzo dell’assiepatissima Festa della “Madonna della Montagna”. Duisburg, l’eccidio dei 6 giovani di San Luca davanti alla pizzeria “Da Bruno”, risale solo a un mesetto prima….
Ebbene, quella riunione s’è fatta. E c’erano gli Strangio. E c’erano i Pelle. E c’erano i Vòttari.
E c’erano anche alcuni tra gli arrestati in questo blitz antimafia, le persone che secondo i magistrati della Dda di Reggio Calabria condizionavano la vita politica a Seminara (e non solo… ma questa è un’altra storia). Evidentemente come "interlocutori legittimati", sottolinea il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia reggina Roberto Di Palma, di quelli che sono ritenuti alcuni fra i più efferati e spietati capi-‘ndrangheta dell’intera Calabria.

II.
Miei commenti già inviati ad Articolo 21 e qui migliorati.

1.

Vengo giusto da Seminara, dove quasi certamente voi non avete mai messo piede. Tante sono le castronerie che avete scritto. Intanto è vero che nel 1991 il comune fu sciolto una prima volta per infiltrazioni mafiose. Ciò che non sapete e non dite è che tutti i tre imputati furono assolti e l'amministrazione comunale di sinistra, andata al potere grazie allo scioglimento del comune, fu condannata a risarcire i danni agli imputati dichiarati innocente... Carmelo Buggè, ora arrestato di nuovo nottetempo in pigiama con una sola pantofola, non ricopre nessuna carica (né assessore né consigliere né altro) nella nuova amministrazione: ancora i giornali non ci hanno saputo dire a che titolo è stato arrestato... Mah! Il fango è già incominciato. Magari, come nel primo scioglimento si saprà che tutti gli imputati erano innocenti, ma intanto il fango è stato gettato...

2.

Ho appena finito di vedere la puntata su Totò Rijna. Rocco Gioffrè non è Totò Riina. Forse a furia di vedere troppa fiction si rischia di scambiare ciò che è fantastico con la realtà. La carriera criminale di Rocco Gioffrè, che non era un latitante ma viveva accanto all'Oratorio, inizia con il gravissimo reato di pascolo abusivo. E rimane sempre in questo campo criminale, se è vero che i padri canossiani si lamentavano per lo sconfinamento delle pecore nel campetto dell'Oratorio... quanto poi a comdandare la vita politica del paese, ben lo sanno i lettori di Articolo 21 ben edotti dal suo sapiente articolista...

3.

Ciò che non sa il cantore di Articolo 21 è che Seminara consta di un centro e di due frazioni, di cui una di nome Barritteri è di gran lunga più popolosa della seconda chiamata Sant'Anna. Rocco Gioffrè abita a Seminara centro e se qualche influenza esercita è qui che la esplica. Ebbene, a Seminara centro la lista per Marafioti ha perso: dunque, dove si trova lo strapotere di zio Rocco. Ah si! Aveva un nipote in lista con Marafioti. Ma ne aveva pure un'altro nell'altra lista... Il cognome più numeroso in Seminara è forse quello dei Gioffrè. Marafioti ha pure perso in Barrittieri, sia pure con leggero recupero rispetto alla volta precedente, ma ha perso! Ha vinto soltanto per i voti di Sant'Anna, dove il nome di zio Rocco è quasi sconosciuto... Marafioti ha vinto in Sant'Anna solo grazie al buon nome di suo nonno morto giusto 50 anni fa! Il resto alla prossima puntata...

4.

A proposito del meeting di Polsi dove i Gioffrè di Seminara sarebbero stati invitati in segno di raggiunta nobiltà è da dire che tanto si sono montati la testa da credere che la loro presenza fosse stata notata dal vescovo Bregantina tanto da venir lodata durante la messa: i grandi uomini di Seminara ha contribuito alla pace di Duisburg, È vero il vescono ha lodato un Gioffrè... ma non di Seminara, bensi di Bagnara! Tutt'altra cosa! Una persona di buon senso, di certo non il nostro Meliadò, si sarebbe chiesto: ma se non sono attendibili per quanto riguarda il vescovo Bregantini perché devono esserlo quando parlano di Marafioti e si vantano di aver condizionato i risultati elettorali che per quelli che hanno votato in quel disgraziato paese si sono svolti in modo del tutto regolare?

5.

Il virgolettato di Meliadò aspetto di poterlo riscontrare sugli atti processuali. In ogni caso da seminarese che conosce un po' di storia paesana non sono propenso a credere ciò che Meliadò mostra di sapere con assoluta certezza. Peccato che la cultura costituzionale di Meliadò si limiti all'art. 21, che lui intende come assoluta libertà di dire castronerie, come la dirigenza di Forza Italia... Non conosce affatto il nostro Meliadò il principio della presunzione di innocenza fino almeno al proncuniamento di una sentenza di colpevolezza... Eppure, essendovi stato un precedente caso di scioglimento del consiglio comunale per inesistente inquinamento mafioso, prudenza vorrebbe che si fosse cauti nei giudizi, o meglio nello scarico dei fanghi certamente non termali... Mah!

6.

Sesto commento di una serie che non riesco a chiudere: troppe sono le castronesie di Mario Meliadò per commentarla una ad una. Basta dire che l'articolo nel sua sguaiatezza è un esempio di fango mediatico alla quale devono purtroppo abituarsi quanti incappano in autentici “drammi umani" che ha coinvolto autentici galantuomini che tali restano per chi li ha conosciuti... Se come sono fermamente convinto sarà acclarata la loro innocenza, ricorderò il nome di Mario Meliadò quale esempio di turpe giornalismo.

7.

L'immaginazione aviatoria di Mario Meliadò. Tra i reati indicati che hanno portato alla sospensione del Consiglio Comunale di Seminara, cui seguirà presto lo scioglimento, pare vi sia la questione degli elettori non presenti in paese, ma che hanno conservato la residenza e quindi il diritto di voto. Essendo Seminara un paese a fortissima emigrazione, il fenomeno è del tutto evidente. Che chi possiede il diritto di voto si avvalga della facoltà di esercitarlo, è cosa lecita. Che i candidati abbiano interesse a che lo esercitino è cosa pure del tutto evidente e lecita. Il fenomeno non è dell'ultima tornata elettorale ma è sempre esistito a memoria d'uomo. A trarne benefici elettorali – a quanto se ne può intuire e sapere – non è una sola parte politica, ma tutte quelle che entrano in competizione. Una ricerca interessante, ove possibile, sarebbe quella di individuare i maggiori beneficiari del voto emigrato: in Seminara esiste pure una via intitolata agli Emigranti. Se si è inteso trasformare in un titolo di reato un fatto lecito, cioè l'esercizio del diritto di voto, è cosa che gradiremmo il nostro Meliadò intenda spiegarcelo.

8.

Meliadò senza saperlo mortifica l'orgoglio dei Seminaresi definendo un loro paese "un minuscolo cento della Piana di Gioia Tauro", che un tempo si chiamava invece Piana di Seminara. Ebbene vada per il "minuscono", che però è popolato da persone che in un modo o nell'altro hanno avuto a che fare con la cosiddetta Giustizia, cioè di persone non incensurato. Immaginiamo che Meliadò abiti in Seminara, dove forse non ha mai messo piede. Se uscendo di casa si imbatte la mattina in un passante appena uscita di galera per avere scontato la pena, si sente da lui dire: “Buongiorno, signor Meliadò!”, cosa risponde il nostro Meliadò: “Vaffa!”? A meno di non voler introdurre un regime di apartheid occorre rispondere educatamente: “Buongiorno a lei!”. La pena, si dice, ha fine rieducativo e dopo la società deve riaccogliere nel suo seno quanti hanno sbagliato ed hanno espiato la pena loro inflitta. Se questo vale per il comune cittadino, a maggior ragione deve valere per degli amministratori, che non possono negare a nessuno i certificati ed i servizi comunali comunali. Si parla tanto di razzismo e de legge Mancino, ma non lo si vede dove bisogna cercarlo e dove esiste effettivamente...

9.


Il “minuscolo" centro di cui parla Meliadò in realtà non è per nulla minuscolo perché ha la più vasta superficie comunale fra tutti i comuni della provincia di Reggio. Seminara è come superficie molto più esteso delle vicine ed assai più popolose Palmi o Gioia (insieme fanno queste ultime circa 40.000 abitanti mentre Seminara appena ne tocca i 3.000). Ciò comporta innumerevoli problemi amministrativi. Con risorse assai risicate gli amministratori devono intervenire su un territorio assai vasto: lampadine, fogne, dissesti ambientali. I cittadini che reclamano i servizi si recano ogni giorno inferociti negli uffici comunali. Ne dico una per tutte: insieme a qualche cittadino volentoso mi ero messo a pulire il cimitero, ma poi è stato necessario fare ricorso al lavoro manuale di immigrati bulgari, forse clandestini. Dovendoli poi pagare e non rilasciando questi regolare fattura, anche il sindaco Marafioti dovette contribuire di sua privata tasca a pagare i bulgari che avevano pulito il cimitero in prossimità delle feste... Sono questi gli "illeciti" guadagni di chi (bancario di professione) ha amministrato il Comune, sanando i debiti e la finanza allegra della precedente amministrazione... Forse che i Bulgari (non il gioiellere!) fossero legati a qualche organizzazione malavitosa, ma noi non lo sapevamo e ci interessava che pulissero il cimitero prima delle festività dei morti, quando vi è un grande rientro di emigrati.

10.

"...ha messo a segno 11 arresti...". O Meliadò, dove siamo allo stadio o alla corrida? Che linguaggio è questo? Non basta leggere gli atti processuali. Bisogna anche capirli senza indulgere allo spirito di gogna. Non è questa l'informazione di cui i cittadini hanno bisogno. Lo capisci che stai giocando con la vita e la dignità di esseri umani che fino a sentenza definitiva devono essere presunti innocenti? Uno di questi, anche grazie ad un'informazione tendenziosa come la tua, si trova già in unità coronarica.

(segue)

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