Leggo da lontano, cioè da Roma, la cronaca politica paesana. In particolare, mi riferisco all’articolo, apparso su il Quotidiano del 12 aprile scorso, dove si riportano dichiarazioni del giovane Vincenzo Campagna, figlio di un mio ottimo amico,
di cui apprendo l’avanzamento nella carriera politica come coordinatore comunale del partito comunista, che ancora esiste in Seminara e di cui era stato segretario cittadino negli anni Cinquanta un mio fratello maggiore. Trascrivo brani tratti dall’articolo redatto a firma Antonio Barilari:
ed in subordine come presidente locale e coordinatore provinciale dei clubs di Forza Italia. Concordo sul fatto della decadenza inarrestabile del paese, ma ne dò ben altre spiegazioni. Con l’impresario funebre Natale, padre di Vincenzo, già negli anni passati avevamo fatto il conto di quanti abitanti ogni anno venivano a mancare, tra morti ed emigrati, non rimpiazzati da immigrati e nuove nascite. Al cinque per cento all’anno in meno avevamo fatto un calcolo grossolano che in venti anni il paese di Seminara non dovrebbe più esistere. A mia personale memoria, le cause si spingono indietro nel tempo, fino ad un’epoca il cui il giovane Vincenzo non era ancora nato e travalicano gli steccati dei partiti di turno. Ricordando il dibattito politico degli anni cinquanta, trovo che una non piccola causa di decadenza è il degrado stesso della politica paesana, dove l’alterazione dei fatti o la loro interpretazione è sempre angustamente di parte e la semplice, banale verità dei fatti piegata a secondo della convenienza. A Roma si dice dei topi che benché grossi possono tutt’al più essere grandi quanto gatti, ma in Seminara esiste una specie di topi grandi quanto pecore (!), invenzione udita con le mie orecchie e fatta al solo scopo di trovare un argomento contro il sindaco o l’amministrazione in carica.
Per effetto dell’emorragia emigratoria, non esistono ampie possibilità nella scelta di un ceto politico responsabile cui affidare le sorti di un paese agonizzante: fugge dal paese, anche sotto la minaccia delle armi, ogni possibile protagonista e antagonista politico.
Il campanilismo ed il familismo impedisce peraltro di attingere risorse umane in paesi limitrofi, ove ve ne siano. Resta libera la piazza per i predicatori disinformati, non volendo dire di peggio. Manca ogni sistema di verifica e di controllo critico delle affermazioni che ognuno pensa di poter fare del tutto indisturbato. Manca soprattutto la cognizione dell’interesse pubblico ed ogni senso di spirito pubblico: non risparmio nessuno e non faccio discorso di parte politica. Senza voler offendere o sminuire chicchessia, credo che si possa convenire che l’emigrazione dei cittadini è una perdita anche dal punto di vista politico-amministrativo, venendo meno un’ampia base sociale dentro la quale scegliere i possibili candidati al governo cittadino. Da settemila abitanti negli anni Cinquanta il paese si è ridotto oggi a meno della metà, composto in maggior parte da anziani e da giovani in attesa di emigrazione.
Ciò premesso vengo alla ragione principale di questo mio intervento. Poiché il caro e giovane Vincenzo parla di “danni” e “colpe” relativi alla chiesa di San Marco Evangelista, mi sono fatto scrupolo nella mia veste di presidente delle Società Seminarese di Storia Patria di informarmi presso i competenti Uffici della Curia e della Soprintendenza ai Beni artistici e monumentali per la Calabria, che hanno condotto i restauri conservativi, in parte appaltati dall’Amministrazione in carica. Mi è stato autorevolmente e nuovamente confermato che per il presente e il recente passato la notizia data da Vincenzo, e credo a lui messa in bocca da Qualcuno, è totalmente destituita da ogni fondamento.
La chiesa di San Marco Evangelista, esempio di architettura baraccata del primo Ottocento, dove sono raccolti reperti della diruta Seminara ed in luogo dove prima sorgeva Santa Maria degli Angeli, era certamente in uno stato di degrado, ma già in un’epoca in cui Vincenzo non era ancora nato. Non fatti recenti dunque. Anzi sono stati avviati, ad incominciare dal tetto, che aveva infiltrazioni, i lavori di restauro e recupero. Mi dicono che presto i lavori proseguiranno con altri interventi sull’altare: l’onere finanziario è notevole e si è attinto a diversi capitoli ed enti finanziatori. Credo che la “bufala” sulla quale insiste Vincenzo sia vecchia e sia la stessa partita a seguito della caduta di un naso “di gesso” (!), fatto di nessuna gravità, sul quale la Soprintendenza ha fatto le dovute ispezioni appena era stato montato il caso e si erano incominciate le consuete strumentalizzazioni, in Seminara del tutto tipiche e sempre politicamente orchestrate.

Accertato ciò, colgo occasione per mie personali considerazioni di carattere politico e specificamente politico-culturale. Il giovane Vincenzo ripete cose a lui messe in bocca. Naturalmente, sono felice che a Seminara si parli di cultura e di recupero delle memorie del passato. Per questo mi sono dato da fare con i mezzi a mia disposizione, a titolo personale, e senza voler trasformare in una rendita politica ciò che ritenevo di dover fare spontaneamente e amorevolmente per il paese dove sono nato e dove sono nati i miei padri. Cito al mio attivo: la salvaguardia dell’Archivio Storico Parrocchiale, dichiarato di notevole interesse storico ed in buona parte restaurato, anche se resta ancora parecchio lavoro da fare, lavoro che a titolo gratuito e rimettendoci di tasca continuo a fare quando e come posso. Lo stesso posso dire per l’Archivio Storico Comunale. Se avessi avuto mezzi e di collaborazione, avrei potuto fare molto di più. Per pensare una politica di ampio respiro ho fondato la Società Seminarese di Storia Patria,
che tra i suoi Soci annovera il Direttore dell’Archivio di Stato di Roma, dove ho seguito un apposito corso biennale di Archivistica, Diplomatica e Paleografica. Non dico questo per attribuirmi dei meriti, cosa che è estranea al mio carattere. Lo dico per meglio chiarire la specificità di Seminara, mio paese natale, e delle condizioni in cui i volenterosi si trovano ad operare. Non un grazie ho ricevuto, un grazie non richiesto e di cui non avevo bisogno, ma diffamazione e minacce ed ogni incentivo possibile a lasciar libero il campo! Non dico altro. Sulla base della mia esperienza personale posso confermare quanti pure altri hanno sperimentato. In una situazione di estremo degrado civile, sociale, culturale si inizia con le migliori intenzioni e poi ci si arrende, convinti che non esista rimedio ad un degrado, presente nella testa e nel cuore delle persone prima ancora che nelle cose.
Qualche esempio. Taccio su ciò che non conosco per scienza certa e diretta. Per comprensibili e noti motivi geografici il giovane Vincenzo è interessato ad un certo tipo di politica culturale. Egli assume che sia l’unico tipo e la sola forma pensabile di politica culturale. Risalgo ad un tempo in cui Vincenzo non era nato. La chiesetta dei Cappuccini fu edificata nella seconda metà del Cinquecento.
Accanto gli si trova oggi un orribile quanto inutile campanile moderno con orologio, edificato negli anni Cinquanta con chissà quali intendimenti estetici e pratici. Vi fu poi sovrapposta una campana, che a mio avviso imbruttisce ancora di più il tutto. La piccola e armoniosa chiesetta, luogo di sepoltura degli Spinelli e dove si trovava una lapide commemorativa del Beato Leone, distrutta a colpi di piccone dal vandalismo in cerca di tesori, era sopravvissuta a due terremoti rimasti nella memoria collettiva: quello del 1783 e quello del 1908. Si parla anche di un sistema di camminamenti che si dipartiva da lassù. Ancora negli anni Cinquanta la chiesetta era in funzione e vi si celebrava messa. Ricordo personalmente la caduta del tetto. Lasciato nell’incuria da chi aveva l’obbligo di provvedere, la chiesetta ebbe il suo definitivo colpo di grazia nel 1975 da un incendio doloso, i cui autori non furono mai scoperti. Lasciarono una firma: più case meno chiese! Certamente, ma non vi era nessun bisogno di incendiare un’antica chiesa.
Perché a mio avviso quella chiesa era il più importante monumento storico del paese, a prescindere dal suo significato artistico e monumentale?
Perché il paese di Seminara dopo il 1783 fu abbandonato dai suoi abitanti e fu ricostruito nell’ubicazione attuale secondo la pianta Ferraresi. Si poneva e si pone cioè un problema di identità storica: la “nuova” Seminara aveva qualcosa a che fare con la “vecchia”? La “vecchia” Seminara la si doveva considerare morta e sepolta nel 1783? Il paese che nasceva e si distribuiva secondo la pianta Ferraresi era una cosa nuova e nuova era la sua storia dall’Ottocento in poi? Se almeno un solo monumento, un solo edificio, non allo stato di rudere, ma conservatosi in linea di continuità con il passato fosse ininterrottamente sopravvissuto poteva anche dirsi o immaginarsi che Seminara fosse rimasta la stessa dall’epoca della sua fondazione nel X secolo, dopo la distruzione di Taureana. Era possibile un meccanismo identitario con il passato cittadino più remoto. Nessuno oggi pensa di dire che Seminara sia la stessa cosa dell’antica Taureana, anche se i vicini abitanti della città di Palmi, antico casale di Seminara al pari di Sant’Anna e Barritteri, hanno tentato un’operazione simile cancellando dalla memoria storica l’esistenza ed il ruolo di Seminara.
Padre Marcello mi disse di aver più volte protetto con tavole quanto era rimasto dall’incendio. La sua ambizione era di riuscire a ricostruire la preziosa chiesetta dei Cappuccini. Ogni volta però qualcuno andava a togliere le tavole per consentire il passaggio delle macchine attraverso quello che era l’altare della chiesa: dove prima esisteva una chiesa adesso passa una strada!
Tutto perso? Non si poteva proprio fare più nulla? Non era detto! Con il Giubileo arrivarono soldi in Seminara. Una prima tranche fu spesa per rifare parte della canonica. E su questo non so nulla. So invece che erano residuati cento milioni di vecchie lire che avrebbero dovuto essere destinati a finalità attinenti al Giubileo. Avendo visto la relativa voce nel bilancio comunale, volli sapere nel dettaglio come erano stati spesi quei soldi. All’epoca non mi ero ancora deciso per l’impegno politico. Ero un semplice cittadino non residente che voleva sapere tutto quanto fosse possibile e lecito sapere. Il funzionario dell’epoca oppose il più netto rifiuto a che io potessi leggere le determine di spesa. Mi fu possibile venirne a conoscenza perché un consigliere di minoranza, il maestro Zema, esercitando le sue prerogative chiese e ottenne copie, che poi mi furono consegnate e che tuttora conservo. Quei soldi furono dilapidati per la consueta festa di ferragosto. Mi fu spiegato da un segretario comunale di fuori paese che circa la distrazione dalle previste e dichiarate “finalità attinenti al Giubileo” agli usi che ne sono stati effettivamente fatti, avrebbero potuto sollevarsi rilievi di legittimità, di liceità, di opportunità.
Non volli sapere e non voglio sapere della possibile violazione di legittimità e di liceità, ma nessuno può impedirmi sotto il profilo del giudizio di opportunità di pensare che fu allora persa, probabilmente per sempre, l’occasione per quello che sarebbe stato certamente il più importante recupero e restauro storico-monumentale di Seminara. Senza poi parlare del recupero edilizio-urbanistico di una zona circostante di grande pregio.
Altri soldi ve ne furono. Ma quale la politica e le scelte? Si optò per una fantoccio di bronzo, complessivamente costato pare trecento milioni. Esso troneggia tuttora nella piazzetta di sant’Antonio di cui parla Vincenzo. Risale a quella circostanza il mio aspro dissidio con l’Amministrazione del sindaco Salvatore Costantino quando scoprii senza ombra di dubbio che il tanto osannato personaggio non era neppure nato in Seminara e mai avrebbe voluto nascervi! Apriti cielo! Le inimicizie sorte in quel contesto non potranno mai essere sanate. Composi un libretto satirico per narrare la vicenda, al quale ogni tanto pongo di nuovo mano. Non ritorno sul tema. Cerco solo di spiegare al giovane Vincenzo, venuto ad iscriversi nella mia università in Roma, che nessuna politica culturale può fondarsi su delle bugie e dei falsi storici. Poco ci mancava che si avverasse un’ipotesi da me addotta a mo’ di esempio. Dicevo: ma vi pare che se passa il presidente della repubblica possa essere ingannato da una targa falsa ed abusiva? Per chi ha i ferri del mestiere basta una mezz’ora per scoprire la bufala. Oltretutto, è quanto mai insano per gli studenti della scuola dell’obbligo in Seminara e Barritteri insegnare loro delle autentiche bugie. Il fatto che non trovassi giovani come Vincenzo sensibili a pure questioni di verità storica mi fece perdere la speranza che in Seminara potesse parlarsi seriamente di cultura. In realtà, quando si dice “cultura” si intendono in Seminara e dintorni le relative voci di bilancio ed i traffici connessi. In Seminara, esiste ancora l’antico Santuario della Madonna dei Poveri, che presto vedremo rappresentato sul piccolo schermo. Se la fiction televisiva sarà fedele al testo da cui è ricavato, non avremo più in Seminara una Madonna dei Poveri, ma dovremo cambiarne il nome in Santa Maria dei Sodomiti, cosa peraltro interessante se fosse un preludio ad un nuovo atteggiamento dogmatico della Chiesa Cattolica in merito ad un delicato problema etico. Ecco un bell’esempio della politica culturale, a cui si richiama Vincenzo.
L’episodio è tutto da ridere e rise un altissimo funzionario dei Beni Culturali in Roma, quando dovetti riferire la paesanata. All’epoca mi sforzai anche di far capire a chi doveva capirlo che almeno sui valori di Verità ci si doveva trovare tutti d’accordo. La contrapposizione politica è perfettamente legittima, doverosa e utile: mi riferisco alla funzione costituzionale dell’opposizione. Ma se non si arriva a capire che non si può fondare la comune identità sul falso storico, sull’approssimazione culturale, sul ciarlatanismo, non vi può essere la base di nessuna politica culturale, cosa che peraltro a mio avviso non rientra nell’elenco delle priorità cittadine. Lo scempio edilizio ininterrotto dagli anni Cinquanta in poi ha posto fine a qualsiasi ipotesi di sviluppo turistico.
Quando dico che in Seminara il principale degrado è nella testa e nel cuore dei suoi abitanti, intendo significare anche episodi come la Bufala del Pilato, che potrà servire a far ridere, ma non a fare cultura. Ma anche e soprattutto il modo in cui è intesa e percepita la cosa pubblica e la partecipazione politica. È in corso la solita competizione per la carica di sindaco ed annessi e connessi. Come seminarese non residente sarebbe per me di grande conforto apprendere che la campagna elettorale si vada svolgendo con correttezza ed onestà intellettuale, senza false informazioni offerte agli elettori. Se così sarà, forse non avrò perso ogni speranza in una ripresa della terra dei miei padri.
di cui apprendo l’avanzamento nella carriera politica come coordinatore comunale del partito comunista, che ancora esiste in Seminara e di cui era stato segretario cittadino negli anni Cinquanta un mio fratello maggiore. Trascrivo brani tratti dall’articolo redatto a firma Antonio Barilari: «Degradante lo stato d’abbandono in cui versa Seminara», queste le parole di Vincenzo Campagna, coordinatore del locale circolo del PdCI, in risposta all dichiarazioni fatte ieri dal sindaco uscente Antonio Marafioti…L’amicizia per il padre e la simpatia personale per il figlio mi spinge a smorzare il più possibile la polemica: nulla di personale! Tuttavia, mi corre obbligo di intervenire tempestivamente in una duplice veste: in primo luogo come presidente della Società Seminarese di Storia Patria, per il quale la notizia se vera sarebbe stata molto grave,
Campagna denuncia il completo abbandono di Seminara…
…opere che, sottolinea Campagna, «rappresentano il patrimonio storico-culturale seminarese, vera risorsa per un rilancio dell’immagine del paese e punto di partenza da cui far partire la futura azione amministrativa tendente alla crescita di Seminara». È lungo l’elenco che il coordinatore fa dei beni non tutelati…
… come inosservati e senza colpe sono passati i danni causati alle opere cinquecentesche conservate nella chiesa di San Marco Evangelista, tra cui una magnifica opera del Gagini»…
Concludendo Campagna spera che «cessi lo stato pietoso in cui si trova la piazzetta adiacente alla vecchia chiesa di Sant’Antonio…
ed in subordine come presidente locale e coordinatore provinciale dei clubs di Forza Italia. Concordo sul fatto della decadenza inarrestabile del paese, ma ne dò ben altre spiegazioni. Con l’impresario funebre Natale, padre di Vincenzo, già negli anni passati avevamo fatto il conto di quanti abitanti ogni anno venivano a mancare, tra morti ed emigrati, non rimpiazzati da immigrati e nuove nascite. Al cinque per cento all’anno in meno avevamo fatto un calcolo grossolano che in venti anni il paese di Seminara non dovrebbe più esistere. A mia personale memoria, le cause si spingono indietro nel tempo, fino ad un’epoca il cui il giovane Vincenzo non era ancora nato e travalicano gli steccati dei partiti di turno. Ricordando il dibattito politico degli anni cinquanta, trovo che una non piccola causa di decadenza è il degrado stesso della politica paesana, dove l’alterazione dei fatti o la loro interpretazione è sempre angustamente di parte e la semplice, banale verità dei fatti piegata a secondo della convenienza. A Roma si dice dei topi che benché grossi possono tutt’al più essere grandi quanto gatti, ma in Seminara esiste una specie di topi grandi quanto pecore (!), invenzione udita con le mie orecchie e fatta al solo scopo di trovare un argomento contro il sindaco o l’amministrazione in carica.Per effetto dell’emorragia emigratoria, non esistono ampie possibilità nella scelta di un ceto politico responsabile cui affidare le sorti di un paese agonizzante: fugge dal paese, anche sotto la minaccia delle armi, ogni possibile protagonista e antagonista politico.
Il campanilismo ed il familismo impedisce peraltro di attingere risorse umane in paesi limitrofi, ove ve ne siano. Resta libera la piazza per i predicatori disinformati, non volendo dire di peggio. Manca ogni sistema di verifica e di controllo critico delle affermazioni che ognuno pensa di poter fare del tutto indisturbato. Manca soprattutto la cognizione dell’interesse pubblico ed ogni senso di spirito pubblico: non risparmio nessuno e non faccio discorso di parte politica. Senza voler offendere o sminuire chicchessia, credo che si possa convenire che l’emigrazione dei cittadini è una perdita anche dal punto di vista politico-amministrativo, venendo meno un’ampia base sociale dentro la quale scegliere i possibili candidati al governo cittadino. Da settemila abitanti negli anni Cinquanta il paese si è ridotto oggi a meno della metà, composto in maggior parte da anziani e da giovani in attesa di emigrazione.Ciò premesso vengo alla ragione principale di questo mio intervento. Poiché il caro e giovane Vincenzo parla di “danni” e “colpe” relativi alla chiesa di San Marco Evangelista, mi sono fatto scrupolo nella mia veste di presidente delle Società Seminarese di Storia Patria di informarmi presso i competenti Uffici della Curia e della Soprintendenza ai Beni artistici e monumentali per la Calabria, che hanno condotto i restauri conservativi, in parte appaltati dall’Amministrazione in carica. Mi è stato autorevolmente e nuovamente confermato che per il presente e il recente passato la notizia data da Vincenzo, e credo a lui messa in bocca da Qualcuno, è totalmente destituita da ogni fondamento.
La chiesa di San Marco Evangelista, esempio di architettura baraccata del primo Ottocento, dove sono raccolti reperti della diruta Seminara ed in luogo dove prima sorgeva Santa Maria degli Angeli, era certamente in uno stato di degrado, ma già in un’epoca in cui Vincenzo non era ancora nato. Non fatti recenti dunque. Anzi sono stati avviati, ad incominciare dal tetto, che aveva infiltrazioni, i lavori di restauro e recupero. Mi dicono che presto i lavori proseguiranno con altri interventi sull’altare: l’onere finanziario è notevole e si è attinto a diversi capitoli ed enti finanziatori. Credo che la “bufala” sulla quale insiste Vincenzo sia vecchia e sia la stessa partita a seguito della caduta di un naso “di gesso” (!), fatto di nessuna gravità, sul quale la Soprintendenza ha fatto le dovute ispezioni appena era stato montato il caso e si erano incominciate le consuete strumentalizzazioni, in Seminara del tutto tipiche e sempre politicamente orchestrate.
Accertato ciò, colgo occasione per mie personali considerazioni di carattere politico e specificamente politico-culturale. Il giovane Vincenzo ripete cose a lui messe in bocca. Naturalmente, sono felice che a Seminara si parli di cultura e di recupero delle memorie del passato. Per questo mi sono dato da fare con i mezzi a mia disposizione, a titolo personale, e senza voler trasformare in una rendita politica ciò che ritenevo di dover fare spontaneamente e amorevolmente per il paese dove sono nato e dove sono nati i miei padri. Cito al mio attivo: la salvaguardia dell’Archivio Storico Parrocchiale, dichiarato di notevole interesse storico ed in buona parte restaurato, anche se resta ancora parecchio lavoro da fare, lavoro che a titolo gratuito e rimettendoci di tasca continuo a fare quando e come posso. Lo stesso posso dire per l’Archivio Storico Comunale. Se avessi avuto mezzi e di collaborazione, avrei potuto fare molto di più. Per pensare una politica di ampio respiro ho fondato la Società Seminarese di Storia Patria,
che tra i suoi Soci annovera il Direttore dell’Archivio di Stato di Roma, dove ho seguito un apposito corso biennale di Archivistica, Diplomatica e Paleografica. Non dico questo per attribuirmi dei meriti, cosa che è estranea al mio carattere. Lo dico per meglio chiarire la specificità di Seminara, mio paese natale, e delle condizioni in cui i volenterosi si trovano ad operare. Non un grazie ho ricevuto, un grazie non richiesto e di cui non avevo bisogno, ma diffamazione e minacce ed ogni incentivo possibile a lasciar libero il campo! Non dico altro. Sulla base della mia esperienza personale posso confermare quanti pure altri hanno sperimentato. In una situazione di estremo degrado civile, sociale, culturale si inizia con le migliori intenzioni e poi ci si arrende, convinti che non esista rimedio ad un degrado, presente nella testa e nel cuore delle persone prima ancora che nelle cose.Qualche esempio. Taccio su ciò che non conosco per scienza certa e diretta. Per comprensibili e noti motivi geografici il giovane Vincenzo è interessato ad un certo tipo di politica culturale. Egli assume che sia l’unico tipo e la sola forma pensabile di politica culturale. Risalgo ad un tempo in cui Vincenzo non era nato. La chiesetta dei Cappuccini fu edificata nella seconda metà del Cinquecento.
Accanto gli si trova oggi un orribile quanto inutile campanile moderno con orologio, edificato negli anni Cinquanta con chissà quali intendimenti estetici e pratici. Vi fu poi sovrapposta una campana, che a mio avviso imbruttisce ancora di più il tutto. La piccola e armoniosa chiesetta, luogo di sepoltura degli Spinelli e dove si trovava una lapide commemorativa del Beato Leone, distrutta a colpi di piccone dal vandalismo in cerca di tesori, era sopravvissuta a due terremoti rimasti nella memoria collettiva: quello del 1783 e quello del 1908. Si parla anche di un sistema di camminamenti che si dipartiva da lassù. Ancora negli anni Cinquanta la chiesetta era in funzione e vi si celebrava messa. Ricordo personalmente la caduta del tetto. Lasciato nell’incuria da chi aveva l’obbligo di provvedere, la chiesetta ebbe il suo definitivo colpo di grazia nel 1975 da un incendio doloso, i cui autori non furono mai scoperti. Lasciarono una firma: più case meno chiese! Certamente, ma non vi era nessun bisogno di incendiare un’antica chiesa.Perché a mio avviso quella chiesa era il più importante monumento storico del paese, a prescindere dal suo significato artistico e monumentale?
Perché il paese di Seminara dopo il 1783 fu abbandonato dai suoi abitanti e fu ricostruito nell’ubicazione attuale secondo la pianta Ferraresi. Si poneva e si pone cioè un problema di identità storica: la “nuova” Seminara aveva qualcosa a che fare con la “vecchia”? La “vecchia” Seminara la si doveva considerare morta e sepolta nel 1783? Il paese che nasceva e si distribuiva secondo la pianta Ferraresi era una cosa nuova e nuova era la sua storia dall’Ottocento in poi? Se almeno un solo monumento, un solo edificio, non allo stato di rudere, ma conservatosi in linea di continuità con il passato fosse ininterrottamente sopravvissuto poteva anche dirsi o immaginarsi che Seminara fosse rimasta la stessa dall’epoca della sua fondazione nel X secolo, dopo la distruzione di Taureana. Era possibile un meccanismo identitario con il passato cittadino più remoto. Nessuno oggi pensa di dire che Seminara sia la stessa cosa dell’antica Taureana, anche se i vicini abitanti della città di Palmi, antico casale di Seminara al pari di Sant’Anna e Barritteri, hanno tentato un’operazione simile cancellando dalla memoria storica l’esistenza ed il ruolo di Seminara.Padre Marcello mi disse di aver più volte protetto con tavole quanto era rimasto dall’incendio. La sua ambizione era di riuscire a ricostruire la preziosa chiesetta dei Cappuccini. Ogni volta però qualcuno andava a togliere le tavole per consentire il passaggio delle macchine attraverso quello che era l’altare della chiesa: dove prima esisteva una chiesa adesso passa una strada!
Tutto perso? Non si poteva proprio fare più nulla? Non era detto! Con il Giubileo arrivarono soldi in Seminara. Una prima tranche fu spesa per rifare parte della canonica. E su questo non so nulla. So invece che erano residuati cento milioni di vecchie lire che avrebbero dovuto essere destinati a finalità attinenti al Giubileo. Avendo visto la relativa voce nel bilancio comunale, volli sapere nel dettaglio come erano stati spesi quei soldi. All’epoca non mi ero ancora deciso per l’impegno politico. Ero un semplice cittadino non residente che voleva sapere tutto quanto fosse possibile e lecito sapere. Il funzionario dell’epoca oppose il più netto rifiuto a che io potessi leggere le determine di spesa. Mi fu possibile venirne a conoscenza perché un consigliere di minoranza, il maestro Zema, esercitando le sue prerogative chiese e ottenne copie, che poi mi furono consegnate e che tuttora conservo. Quei soldi furono dilapidati per la consueta festa di ferragosto. Mi fu spiegato da un segretario comunale di fuori paese che circa la distrazione dalle previste e dichiarate “finalità attinenti al Giubileo” agli usi che ne sono stati effettivamente fatti, avrebbero potuto sollevarsi rilievi di legittimità, di liceità, di opportunità.Non volli sapere e non voglio sapere della possibile violazione di legittimità e di liceità, ma nessuno può impedirmi sotto il profilo del giudizio di opportunità di pensare che fu allora persa, probabilmente per sempre, l’occasione per quello che sarebbe stato certamente il più importante recupero e restauro storico-monumentale di Seminara. Senza poi parlare del recupero edilizio-urbanistico di una zona circostante di grande pregio.
L’episodio è tutto da ridere e rise un altissimo funzionario dei Beni Culturali in Roma, quando dovetti riferire la paesanata. All’epoca mi sforzai anche di far capire a chi doveva capirlo che almeno sui valori di Verità ci si doveva trovare tutti d’accordo. La contrapposizione politica è perfettamente legittima, doverosa e utile: mi riferisco alla funzione costituzionale dell’opposizione. Ma se non si arriva a capire che non si può fondare la comune identità sul falso storico, sull’approssimazione culturale, sul ciarlatanismo, non vi può essere la base di nessuna politica culturale, cosa che peraltro a mio avviso non rientra nell’elenco delle priorità cittadine. Lo scempio edilizio ininterrotto dagli anni Cinquanta in poi ha posto fine a qualsiasi ipotesi di sviluppo turistico.
Quando dico che in Seminara il principale degrado è nella testa e nel cuore dei suoi abitanti, intendo significare anche episodi come la Bufala del Pilato, che potrà servire a far ridere, ma non a fare cultura. Ma anche e soprattutto il modo in cui è intesa e percepita la cosa pubblica e la partecipazione politica. È in corso la solita competizione per la carica di sindaco ed annessi e connessi. Come seminarese non residente sarebbe per me di grande conforto apprendere che la campagna elettorale si vada svolgendo con correttezza ed onestà intellettuale, senza false informazioni offerte agli elettori. Se così sarà, forse non avrò perso ogni speranza in una ripresa della terra dei miei padri.
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