lunedì, gennaio 08, 2007

Fuda e le sue opere nella stampa locale

Leggo con ritardo i numeri de il Quotidiano della Calabria, al quale sono abbonato e che ricevo in ritardo a Roma e leggo con un ritardo ancora maggiore. Un intero scaffale è riempito con arretrati che tento ora di smaltire rapidamente. Ritaglio le pagine che meritano di essere archiviate e di tanto in tanto commento qualche notizia. Chiedo scusa ai miei lettori per i salti temporali fra la data della notizia e la data del mio commento. Considerati tuttavia i tempi di lettura dei miei blogs, governati dai motori di ricerca, non mi sembra questo un gran problema. Inoltre, cerco di non legare i miei commenti all’effimero.

L’occhio mi è subito caduto nella copia del 28 dicembre scorso ad un problema posto dai radicali sullo sfortunato Fuda, il quale “volato" da Siderno in parlamento grazie al voto degli ancora più sfortunati “Consumatori”, da lui consumati e gettati via come un limone spremuto, ha portato i costumi calabresi dell'intrallazzo nelle splendide stanza di palazzo Madama. Il problema posto dai radicali è quello della sua compatibilità in quanto amministratore dell'Aeroporto di Reggio Calabria. Leggo testualmente: «…Nessuno, invece, denuncia la patente situazione di incompatibilità in cui versa il senatore Fuda: egli è dall'agosto 2005 Amministratore Unico della So.G.A.S.…». Francamente, non ci avevo pensato. Ma non è mio compito farlo ed ho anche qualcos'altro da fare ed a cui pensare. Pignoli come sono i radicali non dubito che abbiano colto nel segno. Apprendiamo dunque un altro aspetto della personalità del nostro illustre compaesano ”volato” in Parlamento per dare benzina alla Calabria.

Il radicale Giulio Manfredi cita testualmente una legge addirittura del 15 febbraio 1953, n. 60, che così recita:
«I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco o revisore, direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente».
Nella stessa condizione sono una cinquantina di parlamentari, equamente distribuiti fra maggioranza ed opposizione. Ma il Senatore Fuda – come scrive Francesco Paolillo a p. 21 dello stesso giornale - «è uno che difficilmente si accontenta», mentre in quel di Reggio troneggia al centro di una tavolata con Anastasi, Adamo, Azzarone e Leonetti, in una conferenza stampa su L’aeroporto che punta al milione. HappyE visto che il senatore Fuda è stato messo in una commissione della legislazione – prosegue il radicale Manfredi – c'è da aspettarsi che insieme con gli emendamenti come quello passato alla storia e legato ormai al suo nome, il senatore faccia un bel regalo per l'anno 2007 a quanti sono interessati all'abrogazione della legge del 1953.

Il Quotidiano riporta la dichiarazione di Di Pietro che non lascia dubbi sulla natura mariuolesca dell’emendamento Fuda, che invece insiste sui valori di “garanzia" e di “civiltà” alla base della sua operazione. Analoga soddisfazione per l'abrogazione dell'emendamento Fuda esprime Cesare Salvi, che ha iniziato una sua battaglia contro i costi della politica e la democratizzazione interna dei partiti. Feroce il commento di Calderoli con stile tutto suo: “tirano il sasso e nascondono la mano". In effetti, sono stati scoperti dall'allarme lanciato in corso d'opera dalla Corte dei Conti e solo dopo è avvenuta la generale dissociazione e presa di distanze dal sidernino Fuda, che è rimasto con il sedere per terra. Dice Di Pietro ex PM che non ha dimenticato il mestiere:
«Abbiamo varato un decreto legge di un solo rigo che annulla l’emendamento. Il comma è quindi abrogato. Abbiamo posto riparo a un grave errore che secondo me è stato più che altro un tentativo di indurre in errore le istituzioni. È stato evitato che il tentativo di misfatto producesse gli effetti sperati. Una mano criminale ha inseritto nottetempo, con artifizi e raggiri, l'emendamento che avrebbe consentito di farla franca ai pubblici amministratori condannati dalla Corte dei Conti i quali avrebbero dovuto restituire soldi sottratti ingiustamente. Resta da scoprire chi è il colpevole. Gli elementi ci sono tutti e ci auguriamo che presto si possa passare dal registro degli ignoti a quello dei noti per conoscere il o i mandanti, per evitare che in futuro si verifichino casi simili».
Non poteva essere più nettamente opposta la scuola di pensiero: crimine con raggiri e artifizi commesso nottetempo a fronte di ciò che il nostro compaesano di Siderno intende come garanzia e civiltà. Non vale la scusa del testo originario perché anche questo è stato giudicato un “obbrobrio" e come tale bocciato. Resta da capire, o meglio da sapere, se ad agire nottetempo è stato qualche onorevole Senatore o qualche suo famulus. Pare inverosimile che qualcuno si sia presa la briga di commettere un “misfatto” per autentico spirito di sacrificio votato al martirio e per mero bene della patria.

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