martedì, gennaio 09, 2007

Arriva la controffensiva di Fuda e dei suoi “amici”

Leggo su il Quotidiano del 5 gennaio 2007 una pagina di "dossier" che ci verrebbe a rappresentare una verità diversa da quella finora apparsa sul famigerato emendamento Fuda, che contro ogni apparenza sarebbe stato un emendamento di “garanzia” e di “civiltà”, abrogato prima di nascere con un procedimento più unico che raro nella storia del diritto. Nel Dossier è riportato un brano di Piero Ostellino dal Corriere della Sera del 30 dicembre (qui richiamato). Io ho i miei dubbi e comunque non sono incorso in alcun errore, essendomi limitato a riportare i giudizi altrui. Si sarebbero sbagliati tutti ad incominciare dal presidente della Corte dei Conti, che per primo ha lanciato l'allarme, lo stesso Grandi della Commissione Bilancio che ha definito un “obbrobrio" anche la versione originaria dell’emendamento. E così pure Rutelli, Di Pietro, Finocchiaro, ecc. Il minimo che si possa dire che sono una massa di incompetenti, mentre l'unico competente sarebbe il nostro Fuda, ingegnere della Cassa del Mezzogiorno, che cumula la carica di amministratore unico dell’aeroporto di Reggio Calabria con quella di Senatore (vedi) e trova pure il tempo per condurre battaglia di garanzia, civiltà e legalità. In Calabria, poi, i convegni e le manifestazioni sulla cultura della legalità sono più abbondanti che altrove. Fin dal primo giorno mi ero riservato una verifica tecnico-amministrativa del problema. Ma la stessa non era e non è possibile finché non saranno disponibili e di pubblico dominio tutti i dati necessari. Ben vengano! Ma a parte l’aspetto amministrativistico non vi è dubbio che la battaglia fudesca di civiltà e garanzia (per chi?) sia avvenuta nell'ombra della notte per mano di un “mariuolo” di cui ancora aspettiamo di conoscere il nome. Non è stato Fuda ad agire di notte. E dunque chi? ed a nome di chi? e per quale nobile motivo? Tanto nobile da non poter aspettare le procedure normalmente previste per la produzione di norme giuridiche? Ostellino lo sa questo? O si tratta di una trascurabile inezia troppo piccola perché il liberale Ostellino debba darsene pensiero?

L’onere della difesa di Fuda viene assunta sulle pagine del quotidiano calabrese da Salvatore Vecchio, che si firma e qualifica come un ex consigliere regionale, che di questi tempi è tutto dire. Di Fuda l'ex consigliere regionale si “onora di essere amico e di averlo sostenuto”. Nella sua ampia difesa per almeno una metà del testo troviamo un'ampia tiritera su calimero brutto e sporco (aborto terapeutico, falso in bilancio, indulto, amnistia, Santoro, Travaglio, Scalfaro che ‘non ci sta’, ecc. ecc.) per arrivare ad una ragioneristica contabilità dei termini di prescrizione, dove due più due fa tre o cinque ma non quattro. Per quanto riguarda la contabilità di Salvatore Vecchio rinvio ad una ben diversa posizione espressa dall’Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti dell'8 gennaio 2007, il cui testo riporto qui di seguito integralmente. Osservo come sia puerile la spiegazione che non si tratterebbe di “reati” contabili in quanto a conoscere di reati è competente il solo giudice penale, come il giudice civile è competente per il risarcimento danni ed il giudice amministrativo per i rapporti con la pubblica amministrazione. Ciò che interessa ai cittadini è la sostanza politica dell’intera faccenda. E vi sarebbe di che allarmarsi e stracciarsi alle vesti, se la nostra democrazia non fosse allo sbando e non fosse andato ormai perso il comune senso del pudore. Improbabile la chiamata di Piero Ostellino nel collegio di difesa di Fuda, non improbabile invece il fatto che Ostellino non sappia fare bene il suo mestiere di giornalista, a quanto egli stesso confesserebbe.

Da Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti dell’8 gennaio 2005.
Etica e politica : il comma Fuda e il commento di Mastella

di Alessandro Balducci


Certi ministri della Repubblica dovrebbero riflettere un po’ prima di rilasciare dichiarazioni: le conseguenze delle loro parole non sono paragonabili alle conseguenze che seguono i discorsi da bar fatti dai comuni cittadini. Mi voglio riferire alle incredibili frasi del ministro Mastella (1) sulla difesa del comma Fuda sulla prescrizione dei reati contabili. Se il Guardasigilli - che avrebbe il compito di assicurare il buon funzionamento della macchina giudiziaria e di essere in primo luogo esempio di corretto comportamento di fronte ai cittadini - si mette a difendere gli amministratori locali colpevoli di reati contro la pubblica amministrazione, allora forse occorre rinfrescare la memoria. Nei soli anni ’80 i costi diretti delle tangenti sono stati stimati in «15 mila miliardi l’anno con una incidenza sul PIL dell’1% e dell’8,9% sul deficit di bilancio. Somma che corrisponde al doppio degli utili realizzati nel 1992 dalle aziende italiane. A questo costo bisogna aggiungere i costi indiretti: migliaia di opere pubbliche inutili, costruite con materiali scadenti, inutilizzate; distruzione del territorio; inquinamento della pubblica amministrazione. Nel 1996 i dipendenti pubblici inquisiti erano il 3% del totale e cioè 90 mila circa, dei quali, metà per corruzione» (fonte: democrazialegalita, 28.11.2004). Poiché non abbiamo motivo di ritenere che nel frattempo i governi succedutisi - dagli anni di tangentopoli ad oggi - abbiano approntato quelle misure necessarie a prevenire, o quantomeno a limitare, lo spreco delle risorse costituito dalla mala amministrazione del denaro pubblico e dalla corruzione, c’è da credere che la situazione attuale sia paragonabile a quella pre-tangentopoli se non addirittura peggiorata. Questo significa che mentre il governo (di cui anche Mastella fa parte... o se ne è scordato?) appronta una serie di misure impopolari e in qualche caso discutibili per far fronte alle esigenze improcrastinabili di risanamento del bilancio, dall’altra si permette che decine o centinaia di amministratori locali sperperino i soldi pubblici provenienti dalla tassazione. Non solo: si pretende anche che, una volta scoperti con le mani nel sacco, sia garantita loro l’impunità! Scriveva nel 2002 (decennale di Mani Pulite) Giuseppe D’Avanzo su Repubblica: «Non si può rievocare il decennio senza indicare le responsabilità della Politica sopravvissuta a (o nata da) Mani Pulite. Sarebbe stato primo compito della Politica, dopo gli anni del lavacro, rilegittimare se stessa e le istituzioni pubbliche con un sistema di riforme capaci di prevenire la corruzione. Sarebbero state sufficienti poche riforme per ritornare all´auspicata ‘normalità’. Per le imprese, la tutela della concorrenza, la regolamentazione del lobbing, la disciplina del conflitto d´interessi, un nuovo diritto societario. Per quanto riguarda le istituzioni pubbliche e la politica, la trasparenza e l'efficienza della pubblica amministrazione, le sanzioni al finanziamento illecito dei partiti, la divisione dei poteri tra amministratori eletti e burocrati. In dieci anni nessuna riforma regolatrice del rapporto tra politica e affari è invece arrivata in porto. L’obiettivo della politica è stato un altro: trovare una linea di demarcazione tra passato e futuro per assolversi e ricominciare senza pesi e responsabilità; stringere un compromesso politico o addirittura “storico” per ricostruire ciò che è andato distrutto nella Prima Repubblica e non per rifondare la Seconda». A rileggere queste cose scritte 5 anni fa, viene spontaneo chiedersi perché, invece di difendere i disonesti, il ministro in questione, insieme ai suoi colleghi, non inizi a fare almeno una parte delle cose descritte sopra. Perseguire il risanamento dei conti pubblici è una missione doverosa, non solo per gli impegni presi nei confronti degli altri paesi europei, ma anche per assicurare un avvenire alle future generazioni. Una missione che richiede però un comportamento da parte della classe politica che sia all’altezza del compito che si è prefissa di portare avanti. Altrimenti si rischia di perdere credibilità e di gettare nella sfiducia gli stessi cittadini che vengono chiamati a contribuire al risanamento.

(1) «Basta criminalizzare il comma Fuda». Pietro Fuda... «ha ideato questo comma solo per evitare una via crucis a tanti amministratori locali, cosa che ho anche tentato di spiegare a Prodi. Ma oramai si era scatenata la gazzarra su Fuda, visto come il diavolo tentatore e diventato famoso per una cosa che infame non è»... ed è «il vendicatore di tanti amministratori pubblici costretti da una legge iniqua a non beneficiare di una prescrizione per un reato contabile. I ladri sì e i sindaci no! Cose da pazzi. Tantissimi amministratori pubblici ci chiedono il riequilibrio di questa ingiustizia. Non si può essere rei a vita».

In un box a pag. 8 de ilQuotidiano dell'5 gennaio 2007 firma un box dal titolo Che cosa si voleva correggere, articolato il 5 punti. Analizziamoli:

1. Il testo originario, giudicato egualmente un “obbrobrio” (v. sopra al n. ), consisteva di 4 commi e prevedeva «la sospensione dei processi fino all'accertamento e alla liquidazione dei danni» ed inoltre «l’obbligo per ogni pubblico ufficiale di denunciare immediatamente alla procura della Corte dei Conti ogni fatto produttivo di danno erariale, con tanto di rapporto semestrale sull'esito delle denunce».

Il testo dell'emendamento 1346 (vedi sul link del senato) che è poi passato in modo fraudolento all'approvazione del senato è il seguente:

797-bis. Al comma 2 dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, le parole: "si è verificato il fatto dannoso" sono sostituite dalle seguenti: "è stata realizzata la condotta produttiva di danno".

Non è molto difficile capire di cosa si tratta e quali sono le sue conseguenze. «L’ultimo pasticcio della Finanziaria aveva prodotto una levata di scudi generale: una norma di appena tre righe al comma 1346. Che di fatto anticipava l’inizio della prescrizione del reato dal momento in cui si è “verificato il danno”, ovvero l’erogazione dei soldi dello Stato, al momento in cui “è stata realizzata la condotta produttiva del danno”, ovvero della delibera che dispone l’erogazione dei soldi. In pratica i tempi di prescrizione, fissati in 5 anni, venivano quasi dimezzati» (vedi). Per la magistratura contabile almeno il 60% dei procedimenti pendenti (3.654 a fine 2005) rischiava di cadere. Si deve insistere sul fatto che la norma era stata sconfessata da tutti solo per la vibratissima protesta della magistratura contabile. Ciò malgrado con un’operazione truffaldina sancita dall'art. 64o del codice penale era stata reintrodotta nella finanziaria passata poi ad un voto di fiducia con un articolo di cui si sapeva dovesse venire subito dopo annullato per decreto. Il reo è a tutt'oggi coperto da omertà di governo. Di Pietro ha potuto mandare a Berlusconi un avviso di garanzia mentre questi a Napoli svolgeva le sue funzioni di Presidente del Consiglio. Adesso che Di Pietro è lui stesso ministro di uno stesso governo non solo non riesce a scoprire il reo, ma si guadagna lo scherno dei suoi Colleghi Ministri ed è messo in ridicolo.

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