giovedì, dicembre 28, 2006

La politica in Calabria: non si salva nessuno!

Il degrado della vita politica è in Calabria del tutto trasversale. Si fa prima a considerare il marcio come la regola della vita politica, amministrativa, giudiziaria, culturale e civile, mentre il sano è solo la consueta eccezione che conferma la regola. Beninteso nel nostro sistema giuridico tutti sono presunti innocenti fino al terzo grado di giudizio ed ogni persona accorta sa che deve tenersi sempre sulle generali se non vuole rischiare una querela per diffamazione o qualcosa di assai peggio. Quindi mai fare nomi o indicare situazioni specifiche. Non si tratta di viltà ma di minima accortezza necessaria per salvarsi dai meccanismi di un apparato giudiziario che è ormai diventato una sorta di potere autonomo in una specie di guerra fra signori e padroni delle pubbliche istituzioni. In condizioni normali il potere giudiziario dovrebbe amministrare una giustizia il cui contenuto è dato proprio dal potere politico. Invece, succede che il potere politico non è capace di rispettare neppure la sua stessa legalità, ossia gli astratti principi di generalità e astrattezza tecnicamente necessari ad una norma giuridica che voglia esser tale, e conferisce in questo modo un potere improprio alla classe giudiziaria.

La mia tesi, più volta enunciata, è che la principale disgrazia della Calabria non è la ndrangeta, ma il suo ceto dirigente. E parlo del ceto dirigente pulito, non di quello colluso, che può incorrere in qualche infortunio, come sempre più spesso sembra succedere.
Mi riferisco a quel ceto politico che fa uso legittimo e legale dei suoi poteri discrezionali, di quelle facoltà che sono conferite dalla legge agli amministratori eletti. La discrezionalità non risponde a nessun criterio di buona ed efficiente amministrazione, l'interesse pubblico è cosa ignota alla cultura ed allo spirito locale. In queste condizioni non può attribuirsi maturità democratica ad un elettorato che trova naturale dare il suo voto in cambio di qualcosa. Io insisto nel dire che la più alta percentuale di voti per il "no" registrato in Calabria contro il progetto di riforma costituzionale non ha avuto in Calabria nessun significato democratico. È stato un voto di conservazione nel suo significato peggiore.

Mi informano che l'ultimo Consiglio Regionale, successivo a quello cui ho io assistito, è stato ancora più penoso del precedente. Loiero si ostina a negare una crisi interna che paralizza qualsiasi capacità di governo, dico qualsiasi capacità di governo regionale, non una provvida e benefica azione amministrativa di cui la regione avrebbe pur bisogno. Del resto, senza far nomi per la ragione suddetta, si consideri quanto segue alla portata di ogni intelligenza. Se per ottenere l'ambito scranno di consigliere regionale, da cui discendono vantaggi noti e ignoti, non ci si fa scrupolo addirittura di ricorrere al voto di scambio, perché mai una volta raggiunto l'ambito traguardo ci si dovrebbe dimettere prima del tempo. La principale prerogativa di un politico che si ritenga tale è la chiacchiera supportata da adeguata faccia. Si può sempre dire che la propria presenza è quanto mai "coscruttiva". E quindi di andarsene a casa non vi è proprio motivo. Chi parla lo fa per invidia o perché non capisce nulla di politica.

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