domenica, luglio 23, 2006

L'immaturità democratica della Calabria: un caso disperato

Avverto subito che il nio post è un commento all'articolo di Giovanni Lamanna, apparso sulle pagine 1 e 5 de "Il quotidiano della Calabria - edizione di Reggio e Provincia" con titolo »La Calabria dei sospetti e degli intrighi«. Non ho alcuna intenzione ed interesse di entrare nel merito di fatti oggetto di indagini giudiziarie in corso, dove compaiono pur tuttavia nomi di persone e politici locali ben noti. A me interessa soltanto riflettere su considerazioni di carattere generale, fatte dall'articolista, confrontandoli con dati di mia propria esperienza.

Il contesto è quello dell'assassinio Fortugno, nome divenuto a me noto solo in ragione del suo barbaro omicidio e delle notizie che ne sono state date. Aggiungo di non aver letto in genere altro che i titoli degli articoli e di non aver avuto la pazienza di leggere anche i testi sottostante ai titoli. Mi sono fatto ovviamente delle opinioni, che non ho poi approfondite. Ad esempio, ha in me suscitato stupore il fatto che l'omicidio sia avvenuto alla presenza di testimoni, e forse anche dell'articolista che ne ha fatto poi la cronaca. La mia prima riflessione, magari basata su un'erronea interpretazione delle informazioni lette sullo stesso giornale sopra citato, è stata la seguente: «Ma come? Nessuno ha avuto il coraggio civile di fermare l'assassino che ha potuto andarsene indisturbato, senza neppure correre, a passo normale, come se fosse andato al bar a prendersi un caffè?! Se i compaesani calabresi – tengono famiglia – non sono capaci loro di gesti di coraggio civile ed eroismi, che nella vita può capitare di dover fare. dico: se non ne sono capaci, cosa si aspettano che sia un cittadino di Bolzano a fare quel che loro non fanno? Su quale base pretendono solidarietà dagli altri italian?i» Hanno votato più di tutti per il mantenimento dell'attuale costituzione: la Calabria ha avuto la più alta percentuale di no! Non credo che i calabresi siano più italiani di Lombardi, Veneti, Laziali, ecc. Conoscendo come conosco il territorio, credo che si siano sentiti persi ed abbiano temuto di perdere i sussidi che arrivano dal Nord e dal governo centrale, dove possono magari eleggere qualche deputato che riesce perfino ad andare al governo, assicurando nuovi sussidi e provvidenze.

Ma venendo all'articolo di Lamanna mi soffermo su alcuni punti testuali. Egli scrive: «…sembrava che si trattasse di in grande…» alla maggioranza uscita dalle urne che minacciava di dare una svolta e di poter finalmente estirpare il fenomeno ndrantista. La nuova maggioranza ci si crogiolava pure con questa interpretazione. Si impettiva. Io non mi stanco di ripetere che il male maggiore della Calabria non è il fenomeno malativoso, ma la sua classe politica, che si getta sull'uso, la disponibilità delle risorse pubbliche con fame atavica. Un Consigliere regionale guadagna cifrè che sono astronomiche per un comune calabrese. La lotta è... all'ultimo sangue. Di un candidato eletto si dice in dialetto che "è nchianato”, cioè è salito agli onori, come a dire che ha conseguito un titolo di nobiltà e si è innalzato al di sopra dei suoi elettori, che sono tutt'al più clienti, che saranno graziati di qualche favoruccio se resteranno fedeli e faranno il loro dovere. Guai poi se qualcuno si permette di irridere loro, una volta nchianati! Ormai sono "potenti" ed in grado di incutere timore. Non si sa mai quel che ti possono fare, avendoli nemici! A scanso di equivoci, sto parlando dei politici »onesti«, quelli che non violano nessuna norma del codice penale e non sono minimamente collusi con la stessa ndrangheta. Se questi ci sono, e qualche volta risulta dagli atti giudiziari passati in giudicato, sono un fenomeno organico alla stessa ndrangheta che ha tutta la capacità organizzativa di far eleggere suoi rappresentanti, ovviamente non dichiarati tali.

Pare invece che la realtà sia diversa, cioè non esterna al ceto politico, ma in qualche modo riconducibile al suo interno. Qui mi fermo e non vado oltre per motivi giuridici prudenziali. Dico soltanto di aver letto quello che ho letto su organi di stampa con i più l'invito degli stessi partiti politici rivolto a propri rappresentanti per poter fugare ogni possibile ombra di sospetto: una forma doverosa di autotutela. Apriti cielo! Non mollo l'osso! Toglietemelo, se ne siete capaci! Ripeto: ci dicano i giudici qual è quella verità che in Calabria non si riesce mai a conoscere! Io non so nulla. A me interessa la verità implicita nel passo seguente: «…Questo personaggio…è portatore di un buon pacchetto di noti… è sicuro di vincere… (anche passando in modo trasformistico da una parte all'altra: chi basa alla coerenza in una terra perduta come la Calabria? Eleganze fuori luogo!). Ma alla competizione esce sconfitto, il primo dei non eletti…LA SCONFITTA BRUCIA, accende gli animi del fanatismo politico. Viene vissuta nella mentalità arrogante e prepotente della sua corte come uno sgarro, un affronto all'"onore" del candidato e di chi lo sostiene…» E siamo qui giunto all'oggetto principale del mio post. Si consideri tutto il resto come un contesto necessario per ricavare considerazioni etico-politiche di carattere generale che trascendono tutti i personaggi reali coinvolti nella faccenda e su cui sono in corso le indagini.

Per la prima ed unica volta in vita mia mi è stato chiesto di candidarmi, addirittura come capolista in un'elezione comunale. Chi mi ha richiesto di ciò ha pensato – bontà sua – di fare bella figura presentando agli elettori un docente universitario dell'università di Roma. Tralascio i particolari che non servono ora e qui per venire al punto che si collega alla verità evocata da Giovanni Lamanna (che non conosco se non per il suo articolo). Avevo ben presente la possibilità di non venire eletto, essendo io pressoché totalmente estraneo all'ambiente e agli affari del luogo in cui ero canidato, ma chi chiedevo anche che cosa tutto sommato avrei potuto perdere, facendo un'esperienza inedita nella mia vita. Le persone amiche che mi sconsigliava, ma mi hanno sostenuto come potevano, si preoccupavano per la «cattiva figura» che avrei fatto, non venendo eletto. Essendo io vissuto, per fortuna fuori dalla Calabria, io non riuscivo a capire quale cattiva figura ci potesse essere a non venire eletto: non ho rubato, non ho violato nessuna norma penale, non mi sono denudato in pubblico, ecc. Insomma proprio non riuscivo e non riesco a vedere in cosa possa esservi cattiva figura. Per la verità mi dicevo che a fare cattiva figura sarebbero stati gli elettori se di fronti a titoli di competenza specifica (docente di teoria dello stato, avendo avuto come colleghi capi di governo e ministri innumerevoli), avessero preferito loro altre competenze professionali. Insomma, da parte mia non ho accolto questa motivazione per non accettare la candidatura. Il rischio di "cattiva figura" non venendo eletto non poteva essere da parte mia motivo per un diniego. Altri dovevano essere i motivi se avessi dovuto rifiutare la candidatura.

Ma il fatto è profondamente radicato nella mentalità e nella cultura politica calabrese. Riuscito non eletto, ma con un numero di voti sì esiguo, ma prodigioso – mi hanno spiegato – nelle condizioni date, a distanza di tempo vengo attaccato dagli avversari politici, i quali mi rinfacciano cosa? Di non essere stato eletto! A loro intendere, dovrei portare il ricordo di una vergogna subita, di un'onta destinata a restare nella storia. Io resto trasecolato e non so cosa ribattere a chi pensa di potermi offendere in tal modo. Mi sento mille miglia lontano da questo modo di pensare e ritengo che il calabrese sia rimasto quella natura feroce che un funzionario pontificio già rilevava nel Seicento:

«Sono i Calabresi di natura feroce, di costumi rozzi. Tollerano pazientemente le fatiche, e sono parchi nel vitto. I più fanno stima dell’honore. Hanno gran genio all’armi, e per la vivacità dell’ingegno sono capaci di ogni buon arte, se loro vi si aggiunge coltura e disciplina. La sperienza dimostra che di costoro quelli che escono dalla patria o per vedere del mondo o per attendere alle lettere o per altra occasione, con la pratica migliorano di costumi, apprendono virtù, diventano manierosi e gentili, adattandosi con molta grazia alla vita civile, et in qualunque altra professione si impieghino, riescono in essa qualificati e singulari. Così danno a divedere che agli ingegni calabresi per coltivargli è necessario o mutamento di cielo o ammaestramento straniero, perché così si raffinano le doti naturali, che in loro sono egregie, ma rozze e incoltve. Hanno avuti soggetti rari in ogni arte di scienze, e di presente ci sono spiriti elevati e l’inclinazione alla virtù non manca, ma la povertà comune dei popoli, cagionata dall’infelicità del governo, sepelisce nell’ozio miserabile della patria più d’uno, il quale usarebbe atto a sollevarhhsi con avanzamento di fortuna e di gloria.

Relazione della Provincia di Calabria
(Ms. Barberin. 5392, anno 1654)»


Questa mentalità della vergogna, della cattiva figura per aver esercitato una funzione pubblica, sfocerebbe ora in casi di delinquenza politica. Prosegue l'articolista: «…Se lle cose stessero davvero così, la Calabria sarebbe alla barbarie…». Mi astengo da ulteriore commento e analisi dell'articolo di Giovanni Lamanna, ma devo ammettere che ai miei riscontri, alle mie ricerche, la Calabria è terra di barbarie. Lo dico amando la terra in cui sono nato e che continuo ad amare scoprendone e denunciandone la barbarie, sperando che ci si vergogni della propria barbarie e non di cose affatto innocenti come l'accettazione di una candidatura non seguita da “nchianata»!

(bozza ancora da correggere)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti, un articolo molto coraggioso. I valori non hanno prezzo. Nessuna brutta figura a non essere eletto.. condivido appieno, la brutta figura la fa chi vota male. Purtroppo è una battaglia continua, ma le persone 'sane' non possono mollare. E' difficilissimo, quasi impossibile poter far cambiare le cose.. tanto da non poterci porre questo obiettivo.. l'obiettivo è essere noi stessi, dare il nostro contributo.. è importante tenere in mente questo.. è per questo che non si può restare delusi.. si resta delusi quando si fa qualcosa di sbagliato, quando si fallisce.. ha centrato completamente il suo obiettivo.. di dare il meglio di se stesso e contribuire alla causa.. senza illusioni..
Grazie e un grande incoraggiamento.. la sua opera e il suo impegno, come quello di tutte le persone perbene, hanno un valore inestimabile..

Anonimo ha detto...

Complimenti vivissimi e GRAZIE.. per il suo impegno, per la sua intelligenza, per la sua capacità di analisi, per i suoi spunti..

Deluso? Ha ragione lei, non può esserlo che non viene eletto se è una persona 'sana'.. L'obiettivo è quello di contribuire, di dare il massimo di sè.. Deluse dovrebbero sentirsi le persone che hanno mal votato..
Sa, a volte rifletto sulla democrazia.. una popolazione a maggioranza inetta (per non usare altre parole) deve avere dei rappresentanti inetti.. la democrazia è un lusso, ma non ne siamo tutti consapevoli.. funziona se c'è una base di valori condivisa, altrimenti rischia di diventare solo un sistema di potere.. Torno ai tempi del liceo, a Platone.. quanto tempo è passato.. eppure era già chiaro ai greci.. Rifletto spesso sul sistema della rappresentanza politica, sui sistemi di poteri, sulle regole.. Ma in fin dei conti dobbiamo accettare il nostro sistema e cercare di migliorando lavorando sulle persone..

E' importante tenere presente che l'obiettivo era essere se stessi, dare una speranza a chi non è nel giro che conta, dire ciò che si pensa, contribuire.. Ha perciò centrato pienamente il suo obiettivo, a mio modesto avviso.. Quindi le rinnovo i miei sentitissimi complimenti...
L'obiettivo non era riuscire alle elezioni..
E' proprio questa la ambiguità.. se l'obiettivo fosse stato riuscire eletto, avrebbe sbagliato la strada e i modi.. E' questo il punto su cui riflettere..

Non ceda, non si rassegni.. tenga duro..

Garzie ancora