mercoledì, giugno 14, 2006

Conferme alla teoria: analisi del crollo del centrodestra in Calabria

Ho appena terminato di scrivere il post precedente sul vizio genetico della classe poltica calabrese. Leggo quindi le copie del Quotidiano che ricevo a Roma con ritardo e che leggo con ulteriore ritardo, quando trovo un poco di tempo. Trovo dati di fatto alle mie tesi teoriche ne il Quotidiano del 3 giugno in una pagina (p. 14) interamente dedicata al problema. La taglio e la conservo agli atti. Cosa dice? Contiene un'intervista ad Antonio Gentile, fratello di Pino, il quale – ho letto in altro numero dello stesso giornale – si candida successore di Fuda nella carica di amministratore dell'aeroporto di Reggio: ma Fuda non ha mai pensato di dimettersi! E pare che Luigi Fedele, che sarebbe poi un avversario di Fuda, dia invece a quest'ultimo man forte contro un Pino Gentile evidentemente meno gradito. Cose da pazzi o da circo equeste o da basso impero calabrese.

Farei male ad addentrami in un ginepraio schierandomi con questo o con quello contro questo o quello. Io non sto dalla parte di nessuno perché nessuno è stato mai dalla mia parte: dotta citazione dalla saga di Tolkien e messa in bocca a Barbangelo, l'albero parlante. Estraggo però dalla pagina alcuni elementi fattuali che confermano le mie impressioni. Intanto l'intervista di Antonio Gentile mi pare aderente ai fatti e non di tipo fumogeno come spesso accade: fatti pesanti come macigni, magari contestabili, ma non chiacchere che non dicono niente e non vogliono far capire nulla al modo del linguaggio abituale dei politicanti. La solita lamentela contro la dirigenza di Roma che non si interessa della Calabria o se ne occupa poco e male. Mi associo a questa critica per motivi e per storia del tutto autonoma. E' mia fondata impressione che i partiti, tutti i partiti anche se qui interessano quelli del centro-destra, si regolano in Calabria come MacDonald nel vasto mondo, quello degli Hamburger. Che intendo? La diffusione dei MacDonald avviene con contratto di franchising, che significa: io ti do il marchio e poi tu fai quel che ti pare. E' esattamente quello che avviene con i partiti. Non ci sono momenti di verifica ai diversi livelli territoriali ed una continua osmosi di informazioni e controlli. Agisce un notabilato che decide per tutti. Sul fratello di Antonio, cioè Giuseppe o lo stesso Antonio, non saprei, posso sbagliarmi ho sentito la seguente barzelletta. Per la candidatura a presidente della regione il magnifico Fuda telefona a Roma per dire: se candidate Gentile (Pino o Antonio?) io lo appoggerò. A sua volta Gentile: se candidate Fuda io lo appoggerò. Da Roma non hanno candidato né l'uno né l'altro, ma un terzo: Abramo, di cui apprendo ora che sarebbe stato imposto da Zavettieri, passato poi da un'altra parte. Apprendo persino per bocca di Antonio Gentile che: «Abramo ( è ora anche lui) fuori da Forza Italia con Fuda e Zavettieri che sono passati con il centrosinistra». Di Fuda e Zavettieri sapevo, ma di Abramo ancora non mi era giunta questa nuova in attesa di conferma telefonica. Ma se le cose stanno così, e stanno effettivamente così, il mondo politico calabrese è una porta girevole da dove si entra e si esce con la massima disinvoltura. Succede esattamente il contrario di quello che vado insegnando ai miei quattro amici: in un partito, quale che sia, si sta fino alla fine, magari per discutere ed aggiustare le cose, ma non si passa da una parte all'altra come se non esistessero problemi di coerenza, di fedeltà e di rispetto verso quanti elettori o militanti di uno stesso partito sono stati magari proprio da noi sollecitati e impegnati a prendere posizione ed a schierarsi con noi. Esiste anche un problema di rispetto verso gli altri, a meno che non si pensi di avere a che fare con pecore, clienti o peggio ancora.

Una frase di Antonio Gentile che riporto e condivido, estrapolandola dal suo contesto che non mi riguarda: «In tutto questo abbiamo dimostrato di non avere un'organizzazione». Forza Italia non ha mai avuto un'organizzazione in Calabria. Ha avuto solo un notabilato che ha fatto e disfatto un partito detto di "plastica", ossia senza anima e corpo reale fatto di carne e sangue. Basta vedere come vengono fatti e rimossi i dirigenti, beninteso dirigenti che non hanno nulla e nessuno da dover dirigere, ammaestrare, consigliare, aiutare. Servono soltanto a fare la voce grossa quando c'è qualcosa da spartire. Seguono ancora giudizi poco lusinghieri su Zavettieri prima con Chiaravalloti (saltato fuori con i soliti metodi) e ora da un'altra parte. Zavettieri è uomo navigato e rotto a tutti i segreti della politica: di lui che non ho il piacere e l'onore di conoscere mi sono fatto questa idea. L'immagine che ne viene fuori del centrosinistra vittorioso (per il momento) non è molto diversa da quella del centrodestra sconfitto: la stessa immagine degradata della politica. Se si passa con estrema facilità da una parte all'altra significa che esiste una grande omogeneità, volta all'acquisizione di "prebende": oggi a me, domani a te, o magari ancora a me passando dall'altra parte. Riporto testualmente: «Siamo anche presi dal torpore della sconfitta. Siamo stati lasciati soli, non c'è un interesse pe rla calabria da Roma. Qui c'è gente che prende i voti e scappa. Stando così le cose, chi si occuperà dei problemi della Calabria?....». E si continua su questi toni, con i quali non voglio tediare oltre il mio occasionale lettore. Concludo affermando che ciò che che appare ad uno sguardo sommario, e cioè il degrado estremo della politica in Calabria (più che altrove) trova la conferma dei fatti.

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