martedì, aprile 25, 2006

La politica in Calabria come attività paramafiosa

Leggo da Roma con il consueto ritardo i giornali che mi arrivano dalla Calabria. Per il commento quotidiano l'occhio mi cade su una cronaca da Gioia Tauro, dove sono imminenti le elezioni amministrative e dove ferve l'abituale tran tran paesano per la formazione delle candidature e delle liste. Leggo e riporto il seguente brano di Michele Albanese ne il Quotidiano 20 aprile 2206, p. 29: «…Accade, tanto per fare un esempio, che uomini del centrosinistra scelgano il centrodestra e viceversa…». Da anni è per me un fatto scontato che i termini Destra, Centro, Sinistra non significhino nulla e siano privi di qualsiasi contenuto cencettuale. Esprimono aggregazioni contingenti di uomini e interessi. Ciò è vero in ambito nazionale e lo è ancor più in ambito calabrese, dove esiste il vezzo di un'assurda convegnistica sulla difesa della legalità dando per scontato che di legalità non ve ne sia affatto in Calabria. Una notizia che fa riflettere, anche se data in margine, è apparsa giorni fa, riferita – se non erro – al pastore che ospitava nella sua masseria Bernardo Provenzano. Faceva parte di un'antica associazione, di cui era il vicepresidente, che aveva lo scopo di combattere la mafia. Posso aver sentito male, ma il fatto è emblematico. Del resto, sono testimone oculare per aver visto in prima fila in una manifestazione personaggi che poi sono stati scoperti come autori di quel reato contro il quale si faceva pubblica manifestazione, anche se scarsamente frequentata dai cittadini che sanno più di quel che non dicono.

Il giorno dopo di ogni tornata elettorale assistiamo al solito balletto della spartizione. E' arduo riconoscere l'interesse pubblico negli sbrodolamenti dei politici di paese. Chi del resto potrebbe o dovrebbe contestarli? I partiti nazionali sono dei gusci vuoti dove vi si può mettere di tutto. I vertici nazionali danno il marchio in francising: i locali possono fare quel che vogliono. Basta che portino dei voti alle politiche nazionali. La costituzione preveve all'articolo 49 una strutturazione democratica dei partiti, ma non vi sono mai state leggi attuative di quel principio e nessuno si è mai preso la briga di vedere come le cose funzionano. E' un fatto risaputo che il tesseramento viene fatto mandando in giro qualcuno a fare raccolte di firme di ignari che si vedono poi iscritti ad un partito, magari a più di uno. Servono queste firme per i congressi statutari che devono esprimere i segretari o gli effettivi gestori del mercato politico. Sto dando qui una esemplificazione per concludere che in questo modo, deprecabile, tutta l'attività politica finisce per essere un'attività paramafiosa. Anche se non vengono violate specifiche norme penali, esiste una diffusa mentalità nel modo di intendere e praticare la politica che poco si distingue dalla mentalità malavitosa, che ahimé è cultura profondamente radicata in un modo antico di vivere.

Di fronte a questa realtà non si può non nutrire stanchezza ed insofferenza per tutti i discorsi, meglio sbrodolamenti, dei leaders politici nostrani, ed assumere un sospetto pregiudiziale su tutte le loro realizzazioni amministrative, con le quali intendono dimostrare di "aver fatto", "aver determinato", "aver influenzato", "aver gestito", ecc. Non voglio essere pessimista per partito preso. La speranza non è mai morta. La mia cura però incomincia con una riforma della politica alla base, presso il cittadino elettore che deve essere educato a sentire come cosa sua l'interesse pubblico e deve rifiutare come perdente la cultura del favore personale e della raccomandazione. Deve smetterla di votare per tribalismo o per dispetto, o per ricambiare un favore dovuto o non dovuto. Deve invece interessarsi ai minuti problemi della sua strada. Deve sentire la crescita civile ed economica del paese come un bene per tutti da cui ognuno può trarre vantaggio. Non deve pensare che il degrado fuori dalla porta di casa è faccenda che non lo riguardi. Insomma, io qui vedo la sola speranza possibile. E non mi stanco di perseguirla.

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