domenica, marzo 05, 2006

Seminara: cultura della legalità e strategia della delegittimazione


Come al solito, il Consiglio comunale di Seminara si è riunito, in data 4 marzo 2006, a composizione ridotta ed in seconda convocazione per la cronica assenza di tutta l’opposizione di sinistra che da anni tenta anche in questo modo – in combutta con la fronda interna alla maggioranza stessa – di far cadere l’Amministrazione del Sindaco Antonio Marafioti (Forza Italia). Si strombazza molto di cultura della legalità e di senso delle istituzioni, si promuovono innumerevoli festival della chiacchera sul tema, ma poi si viene meno ai più elementari adempimenti, fra cui quello dell’opposizione costituzionale e della maggioranza di governo, che secondo il modello classico della democrazia liberale potrebbero essere divisi su tutto ma in ogni caso uniti nell’idea del bene pubblico. Il caso di Seminara merita una riflessione a sé per la tipicità della sua vita politica. Spesso in un piccolo laboratorio possono evidenziarsi fenomeni che valgono per realtà molte più ampie. In questo senso può essere istruttivo lo studio di ciò che accade in un paese di tremila abitanti con una storia peculiare. Vale la pena di fare un poco di storia paesana, immaginando di rivolgersi ad un internauta che dall’altra parte del mondo capiti in questa pagina di internet e voglia farsi un’idea sommaria di come si vive e si pensa in questa parte del mondo che si chiama Seminara e si trova in provincia di Reggio Calabria. Chi vive nelle metropoli-formicaio è in genere ben disposto a riconoscere una migliore qualità della vita a quanti vivono in centri urbani a dimensione umana. Questo clichè non vale però per Seminara ed altri centri dell’interno, che si contendono il primato negativo del peggio. Non si spiegherebbe altrimenti lo spopolamento e l’emigrazione non verso Roma, Firenze, Torino, Milano, ma verso la vicina Palmi, che incomincia a soffrire problemi di congestione, perdendo le caratteristiche ed i vantaggi del piccolo centro. Il caso è tutto da studiare, ma l’informazione di cui si ha bisogno è carente, nascosta o mistificata. La prima difficoltà è quella di riuscire ad ottenere dati certi ed oggettivi. Una soluzione potrebbe essere quella di mettere in rete le informazioni pubbliche disponibili, ma le amministrazioni che si succedono sembrano essere tutte d’accordo su un punto: nascondere gli uni ciò che gli altri hanno fatto e tenere tutto segreto, o ancor peggio falsificare e mistificare, ovvero stravolgere i dati oggettivi per scopi di lotta politica paesana. Un esempio: ma quanto è costato Ponzio Pilato, o lo zampillo della piazza di Seminara?

Negli anni cinquanta Seminara aveva una popolazione che si aggirava sui settemila abitanti. Oggi si è ridotta a circa la metà con uno squilibrio a favore della frazione di Barritteri, che conosce un qualche segno di vitalità rispetto ad un declino demografico del centro cittadino e dell’altra frazione dello stesso paese, Sant’Anna, un tempo piena di gente. Risalendo ancora indietro nella storia, la vicina Palmi, oggi la più popolosa cittadina della Piana, costituiva uno dei cinque Casali di Seminara. Si è andata sviluppando dal Seicento in poi, a danno e discapito della “madrepatria”, fino ad arrivare ad una completa separazione sul piano amministrativo e storico-cittadino. La rivalità campanilistica non è mai cessata del tutto e si riflette sul piano storiografico. Questa digressione ha qui solo lo scopo di evidenziare un processo di decadenza secolare, il cui trend negativo nella seconda metà del XX secolo non è mai stato invertito e cambiato di segno da nessuna delle amministrazioni che si sono succedute, pur nel variare delle sigle e dei colori politici. In effetti, le sigle nazionali dei partiti sono nei nostri paesi di Calabria dei gusci vuoti dove si può mettere di tutto e nascondere ogni cosa.
Forse il punto più basso della storia politica ed amministrativa del dopoguerra in Seminara lo si è toccato nel 1990, quando l’amministrazione dell’allora sindaco Buggè fu sciolta per presunti inquinamenti mafiosi, che si rivelarono poi inesistenti e furono seguiti da assoluzione con formula piena di tutti gli imputati. Il Comune si trovò gravato daa un pesante risarcimento danni morali per essersi costituito parte civile contro gli imputati. Seminara ha il poco invidiabile primato di aver anticipato il fenomeno nazionale di Mani Pulite, che infine si è rivelato non un lodevole sussulto di reazione morale ad un diffuso malcostume e ad una sfacciata corruzione, ma un modo per eliminare con mezzi giudiziari i propri avversari politici. A Seminara, dopo lo scioglimento del Comune e gli anni di gestione commissariale, la vita democratica non si è mai più ricostituita, se vi è mai stata.

Infatti, in un autentico regime di terrore, dopo lo scioglimento comunale, non vi fu nessuno che osasse presentare una lista per fronteggiare il raggruppamento politico, beneficato dallo scioglimento e rimasto unico ed incontrastato maneggiatore della cosa pubblica. Si creò una lista “fantoccio” per rendere possibili le elezioni, che avevano bisogno di almeno due contendenti alle urne: ve ne era uno solo. L’altro lo si creò in poche ore dal proprio interno. Così fu per cinque anni di vita amministrativa. Gli atti di governo cittadino di quegli anni non sono mai stati sottoposti al vaglio critico di un’opposizione e non si sa cosa gli amministratori dell’epoca abbiano fatto. Lo spazio per l’immaginazione è assoluto e trova un limite nell’oggettiva povertà di uno dei più disastrati paesi della Calabria, anche se al peggio non vi è mai limite. Con il secondo quinquennio non vi è stato bisogno di un’altra lista fantoccio perché si formò spontaneamente un raggruppamento contrapposto all’amministrazione di sinistra. Una lista di centrodestra capeggiata dal medico Pietro Garzo non diede per la verità segno di grande attività e lo scarto di voti con cui perse le elezioni fu assai ampio.

Un solo esempio, scoperto per caso da chi scrive valga per tutti. A cavallo del secondo millennio dell’era cristiana vi fu un profluvio di pubblico danaro per il giubileo del 2000. Soldi arrivarono anche a Seminara. Con 500 milioni di vecchie lire – se siamo bene informati – fu realizzato un edificio parrocchiale, o meglio fu demolita e ricostruita un’ala del Santuario della “Madonna dei poveri”. Restava una tranche di altri 100 milioni che nel bilancio comunale appariva come “finalità attinenti al Giubileo”. Fu un’autentica impresa ottenere le determine che davano i dettagli delle spese, opinabili quanto mai ed a stento inquadrabili con fatti attinenti al Giubileo. Il rammarico più grande per chi (un privato cittadino) scoprì e denunciò il fatto fu che andò sprecata per sempre l’occasione per ricostruire l’antica chiesetta dei Cappuccini, che fu bruciata nel 1975, da ignoti, con una firma: “più case meno chiese”. La chiesetta dei Cappuccini era sopravvissuta a ben due terremoti: quello del 1783 e l’altro del 1908. Fu distrutta dall’incuria ecclesiastica che non curò mai le necessarie riparazioni e dal clima politico degli anni 70 che diede il colpo di grazia con un incendio doloso.

L’amministrazione di sinistra scoprì più tardi la cultura (o meglio la relativa voce di bilancio) come “affare”, realizzando e finanziando esilaranti invenzioni storiche, culminate (trecento milioni vecchie lire), facendo nascere in Seminara un mediocre personaggio del primo rinascimento italiano e mitizzando la nascita in Seminara di un importante personaggio, Barlaam, di cui si sa poco o niente del suo periodo in Seminara. Ma sulla cultura, come speranza di rinascita, fu in effetti molto investito, anche se con dubbi metodi e risultati. Resta il fatto inspiegabile (o spiegabile per i malpensanti) che è stato eluso il primo intervento logico ed ammissibile, la chiesetta dei Cappuccini, che significava l’unico elemento di continuità fra la Seminara ante e post terremoto 1783. Oltre che per l’amore viscerale e incontrastabile per una cultura tutta fantastica ed immaginifica, l’Amministrazione di Sinistra si era caratterizzata per una cultura della legalità, con fiaccolate notturne ed impatti mediatici utili per le campagne elettorali di ambiziosi amministratori, che puntavano ben più in alto che ad uno scranno in Seminara. Anche qui non mancarono segni di vistosa contraddizione che finivano per danneggiare irrimediabilmente l’immagine del paese.

L’insofferenza che nel frattempo andava crescendo verso l’amministrazione uscita dallo sconquasso dello scioglimento comunale del 1990 portò infine ad una coalizione di insofferenti, il cui unico legame era l’insofferenza verso l’Amministrazione uscente, ma non un programma politico. I segni di scollamento, le rivalità interne, gli sgambetti, le strizzate d’occhio con l’opposizione, i presenzialismi e tutte le miserie dell’umana vanità resero la vita difficile al sindaco eletto Antonio Marafioti, un galantuomo prestato alla politica, che da esperto direttore di banca per prima cosa mise ordine alle finanze, pagando debiti e dissesti fatti dai suoi predecessori. Senza un apparato o una squadra che ne curasse l’immagine la popolarità di un sindaco sul quale si erano appuntate molte speranze è andata via via scemando. Dai più fedeli sostenitori del Sindaco Marafioti gli viene rimproverato di non aver reso subito noti, fin dal suo insediamento, lo stato dei conti comunali lasciato dai predecessori, il cui rendiconto dal punto di vista sostanziale è sintetizzabile nella formula: debiti certi come la morte, crediti quanto mai incerti ed inesigibili. Dal confronto fra le due voci scaturiva un improbabile attivo di bilancio, di cui si gloriava l’amministrazione uscente.

Di recente vi è stata un’affissione di manifesti, un botta e risposta, dove l’opposizione che da anni diserta sistematicamente il consiglio comunale rinfaccia al sindaco di aver poco o nulla fatto. Pronta la replica del sindaco che espone l’elenco dei debiti pagati e le cose che malgrado le difficoltà è riuscito a mettere in cantiere: lavori di sistemazione di una strada interpoderale in contrada Salarena; lavori di completamento del campo calcetto di Barritteri; lavori della strada interpoderali madonnella-persicara-terramala; lavori di sistemazione e completamento dei locali della ex-pretura, il cui progetto iniziale risale all’amministrazione Buggé, passa come maggiore realizzazione dell’amministrazione di sinistra, che però non ne ha completato i lavori e che ha preferito spendere somme spropositate per lo zampillo della vasca, quando potevano con la stessa cifra venir completato nella ex-Pretura l’ampio locale sotterraneo dove poteva trovare definitiva sistemazione l’Archivio Storico Comunale, più volte saccheggiato, depauperato, danneggiato dall’incuria di tutti gli Amministratori del dopoguerra.

Il consiglio comunale odierno aveva come ordine del giorno la costituzione di una società mista per la riscossione dei tributi, di cui fanno parte i comuni di Gioia Tauro, Seminara, Taurianova. Malgrado gli agguati di opposizione e fronda interna, è probabile che il sindaco Marafioti giunga alla sua scadenza naturale. L’esperienza fatta non può dirsi ad oggi esaltante. Il Sindaco uscente non pensa ad una sua rielezione, ma ciò che è in ballo non è la sua persona. I problemi maggiori sono di carattere strutturale e riguardano gli indici economici, i parametri sociali, lo spirito pubblico, la criminalità che negli ultimi mesi ha scoperto un nuovo filone: lo svaligiamento delle numerose case vuote di quanti in estate ancora tornano al paese natale, portando una ventata d’aria nuova. Seminara è un paese della Calabria estrema, di cui porta tutte le stimmate. Un elemento di continuità fra lo scioglimento comunale del 1990 e l’odierna e sistematica desertificazione del Consiglio Comunale è da ravvisare in una identica ed immutata strategia della delegittimazione di un sindaco e di un’amministrazione, democraticamente eletta e dalla quale i cittadini molto si aspettano. Le responsabilità del chiaro disegno destabilizzante, nocivo per il paese, vertono ad onor del vero non tanto in un ceto politico di origini non democratiche (ex-comunisti rinominati) quanto in una compagine di maggioranza che non ha saputo trasformarsi da cartello elettorale (“partito dell’insofferenza”) in maggioranza politica, capace di studiare ed impostare programmi politici di ampio respiro e risanamento.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

non ci sono occhi per piangere