Lo squallore della vita politica calabrese riappare il giorno dopo la celebrazione dei fasti della vittoria, o di ciò che appariva tale. E' successo per Pietro Fuda eletto come capo di una coalizione di centro-destra, poi passato alla Sinistra con tanto di ben servito agli incauti elettori. Succede per Agazio Loiero, che si trova in piena rotta con quelle forze politiche che ne hanno assicurato la "vittoria" alle regionali. Il tutto si gioca per il "posto", ossia il "seggio", la "prebenda" in questa o quella istituzione, naturalmente per una marcata preferenza verso le più lucrose. Per cui se si è sindaci di un paese scalcinato e capita di poter arraffare uno scranno di grado superiore si abbandona subito il meno lucroso per il più lucroso. Teoricamente, la durata di un mandato è un contratto stipulato con gli elettori per realizzare un programma politico. In genere, si dice che il tempo non è stato sufficiente per realizzare quanto promesso e si chiede una proroga, cioè un nuovo mandato. Diventa difficile spiegare in termini eticamente accettabili il passaggio a superiori mansioni, se subito dopo aver ottenuto un seggio regionale si opta per uno parlamentare.
Il termine consenso che Loiero usa per spiegare la sua mossa nello scacchiere calabro è quanto mai improprio ed eufemistico. La Calabria non è terra di consenso. Il consenso è possibile in gente libera dal bisogno e da ogni altro genere di condizionamenti. La Calabria è il paese delle clientele e delle raccomandazioni. Se qualcuno si presenta agli elettori e dice loro che non promette nessun favore personale, ma solo un impegno per il bene comune, questi non viene per nulla compreso ed è fortunato se non gli si ride in faccia. Chi si è procurato una clientela, chiama ciò consenso e legame con il territorio. Io non starei a piangere troppo se una riforma avventurosa e contingente del sistema elettorale è andata a frustare un certo modo di esercitare il potere e la propria capacità di influenza.
Nella crisi che ha colpito negli ultimi decenni il sistema dei partiti si è creato un sorta di notabilato che avrebbe dovuto surrogare agli stessi partiti. Temo che non sia stato un progresso, specialmente in Calabria. Il notabile è ancor più sprovvisto di programmi. I suoi interessi sono in gran parte personali. I vari personaggi che hanno calcato la scena si sono cullati nell'idea di essere "potenti", di avere in tasca un certo numero di voti con cui poter fare la voce grossa, battere i pugni sul tavolo e pretendere. Sono uomini che non amano discutere e confrontarsi. Vogliono essere obbediti e riveriti. Di fronte ad un'oppressione diffusa vale la massima: meglio essere oppressi da uno solo, anziché da cento o mille. Sono queste considerazioni certamente astratte, che non possono essere rese concrete con esplicitazione di nomi e cognomi, ma servono per porre un'ulteriore e conclusiva riflessione. Quasi per caso è ritornato ad essere predominante il ruolo dei partiti. Si tratta ora di vedere come si trasformeranno i partiti stessi. Per adesso, le candidature sono state decise a quattr'occhi fra poche persone i cui criteri sfuggono ai più. Se però si attuasse pienamente il dettato costituzionale che all'art. 49 prevede un'organizzazione democratica dei partiti, allora potremmo trovarci davanti ad un'insperata possibilità di offrire ai cittadini un'efficace partecipazione alla vita politica. Al momenti gli elettori contano qualcosa solo il giorno in cui vanno all'urna, ma subito prima e subito dopo non contano NULLA.
domenica, marzo 12, 2006
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

0 commenti:
Posta un commento