venerdì, marzo 10, 2006

Lista calabrese: la frittata è servita!

Leggo oggi l'elenco dei seicento candidati che in tutto si contendono l'ambita prebenda parlamentare. Ho provato a segnare con un evidenziatore in giallo i nomi di persone che almeno visivamente mi sono noti, dico: visivamente anche soltanto per averne vista la faccia in televisione o su un manifesto. Non dico: conoscenza personale, tale da potermene formare un giudizio. Ne esce fuori il numero 28, di cui oltre la metà di persone che con la Calabria certamente non hanno nessun rapporto. Lo scontento che l'aggiudicazione dei seggi ha lasciato è diffuso in tutti gli schieramenti partitici. Si sente dire che ad impegnarsi dovranno essere solo quelli che si sa già verranno eletti. Chi è stato messo all'ultimo posto della lista non avrà nessun interesse a mobilitare il suo elettorato, o le sue clientele, per favorire un altro, sia pure dello stesso partito. In politica, ovvero in questa politica degradata che sempre più degrada, nessuno fa nulla per nulla. Gli ideologismi sono ormai così rozzi che non mette conto neppure parlarne, attribuendo loro un minimo contenuto di senso.

In altri momenti il grado estremo di degrado suscitava qualche reazione salutare. Il corpo politico è oggi inerte. Ma questa inerzia deve spiegarsi in parte con il fatto che il vecchio non era di gran che migliore del nuovo. Il sistema delle preferenze non significava di per sé un maggiore grado di democraticità, un legame con il territorio – come eufemisticamente si dice –, ma nascondeva un altro male: la corruzione e il voto di scambio. Se anche ti ho dato cento euro che altrimenti non avresti visto se io non avessi speso a tuo favore la mia posizione istituzionale, mi dovrai gratitudine eterna insieme con tutta la tua famiglia. La carica viene spesa non per l'esercizio oggettivo di una funzione pubblica in vista ed in ragione dell'interesse pubblico, ma per creare consenso in vista di una riconferma o per più ambiti traguardi. La pasta umana, la sostanza morale, del candidato tipo non è superiore alle qualità morali e civili dell'elettore. Anzi, fra candidato ed elettore si crea un rapporto perverso e diabolico che spinge sempre più in basso.

Può darsi che l'ultima legge elettorale, che credo abbia valore contingente e transeunte, faccia scoppiare un bubbone che infetta fin dalle sue origini tutto il sistema politico: la selezione e formazione del ceto politico che ci governa. A livello regionale io vado sostenendo una tesi paradossale: la disgrazia della Calabria non è la ndrangheta, ma il suo ceto politico ed amministrativo. La criminalità sarebbe un mero problema tecnico di ordine pubblico, se la classe politica ed amministrativa fosse all'altezza del suo compito ed avesse per suo reale obiettivo l'interesse pubblico. Così non mi pare proprio che sia e sarei lieto di venir contraddetto.

0 commenti: