mercoledì, marzo 08, 2006

Dissensi in Forza Italia

La notizia è vecchia, ma io la leggo solo adesso. Non ho un commento da fare né una posizione da prendere. Voglio però registrarne il dato per un utilizzo futuro. Leggo con data 13 novembre 2005 di una forte presa di posizione di Sergio Bartoletti, coordinatore di FI in Cosenza, che ha attaccato duramente il coordinatore regionale Giancarlo Pittelli, che a suo avviso non sarebbe più rappresentativo degli azzurri calabresi. La forma dell'attacco è quella di una lettera al coordinatore nazionale Sandro Bondi, lettera che evidentemente è stata resa pubblica, se ho potuto leggerne la notizia sui giornali, dove pure leggo la replica di Pittelli: «Non mi interessa nulla di quello che ha scritto Bartoletti. Sono solo un cumulo di falsità alle quali non voglio assolutamente rispondere. Il tempo darà ragione sulla bontà del mio operato». Bartoletti vuole esprimere un comune malcontento per quanti in FI si sentono eslcusi dalle decisioni.

Dalla lettera di Bartoletti a Bondi, pubblicara su "Il Quotidiano" del 13.11.2005: «Appare chiaro come il coordinatore non conosca "politicamente" la realtà territoriale del comprensorio cosentino. I suoi interventi hanno suscitato sconcerto e confusione tra tanti militanti e dirigenti del movimento. Non c'è ostilità personale e/o strumentale per fini non confessabili. Chi scrive, in questo decennio, ha svolto la propria militanza con umiltà senza inseguire cariche e prebende di cui hanno, invece, beneficiato tanti inetti improduttivi che hanno arrecato solo danni al movimento. Senza tentennamenti la mia responsabilità mi impone di rappresentare il disagio che ho ascoltato con chiarezza da tutti i consiglieri comunali di Cosenza, dai tanti consiglieri delle altre città della provincia: Rende, Rossano, Corigliano, Castrovillari. Ed ancora da tutti i consigleri provinciali, dai responsabili provinciali dei giovani, dai senior, da azzurro donna, dai club. Non ci sentiamo adeguatamente rappresentati dal coordinatore regionale. Nella fase politica che si apre, così impegnativa e delicata, chiediamo sommessamente, ma con determinazione, di essere coinvolti attivamente, da protagonisti della nostra storia politica, e non da esecutori meccanici di decisioni prese al di fuori da ogni nostra valutazione. Chiediamo un confronto sincero, profondo e soprattutto urgente, necessario per restituire slancio e motivazioni a chi ha sempre lavorato in silenzio ed oggi si vede, ancora una volta, considerato come gli ascari della campagna d'Africa».

Ripeto: non commento e non prendo posizione sul merito. Non so neppure se vi siano stati sviluppi. Quello che posso dire è di aver tentato anche io di portare all'attenzione della Direzione nazionale un "disgusto" che mi è occorso, appena entrato in Forza Italia. Militando in Calabria, ma essendo residente in Roma, ho creduto di poter essere avvantaggiato nel recarmi direttamente in via dell'Umiltà. Ho tentato contatti diretti con Bondi e Cicchitto. Non ho superato lo sbarramento delle segreterie ed alla fine mi sono stancato e rassegnato. Anche io ho sentito molte lamentele alla base nei confronti dei vertici, che non ascoltano. Mi è parso di capire che questa sia una strategia: vedetevela fra di voi. A noi non interessa dare ragione all'uno o all'altro. Chi azzanna di più vince ed ha ragione. Discorso complesso che avrò modo di riprendere con le riflessioni del caso. Intanto, molti se ne sono andati. Io sono rimasto sulla base di una mia teoria.
Per riguarda Pittelli, per dire il vero, devo ammettere che almeno sono riuscito a contattarlo. Poi non ho più avuto io il tempo di strargli dietro. Con Caligiuri non mi era mai neppure riuscito di parlare. Il problema della democrazia interna nei partiti è un problema molto serio che dovrebbe essere affrontato con un'apposita disciplina sancita con legge.

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