sabato, febbraio 04, 2006

La costituzione difesa da Francesco Martorelli

Nell'ultimo "Incontro al Chiostro" della Facoltà di Ingegneria in Roma, a quattro passi dal Colosseo, ho chiesto ai colleghi della Sapienza ivi riuniti se essendo vissuto per i quattro quinti della mia esistenza in Roma potevo dirmi romano o ero rimasto solo un immigrato calabrese. Il quesito si poneva perché oggetto dell'Incontro era una relazione seguita da discussione sugli intricati problemi urbanistici della città di Roma. Io mi considero: calabrese, romano, italiano, europeo. La divagazione introduttiva serve per scusarmi del fatto che proprio non so chi sia Francesco Martorelli come in un altro post ho detto di ignorare chi sia Giuseppe Soriero. Tutte ottime persone con le quali non intendo fare polemica personale. Per me sono soltanto firme di articoli che leggo su "il Quotidiano della Calabria", al quale sono abbonato e che con giorni di ritardo ricevo in Roma. Ho appena terminato di parlare con la Direzione del giornale per dire che trovo strana la collocazione editoriale (prima pagina a sinistra) di articoli del genere. Sembrerebbe il punto di vista del giornale, che invece vuole essere indipendente e neutrale. Beninteso non intendo minimamente contestare a Marturelli o a Soriero il diritto di avere le loro opinioni e al Quotidiano di pubblicarle, ma collocate in quel punto lasciano perplessi perché si tratta di punti di vista legittimi ed opinabili quanto improponibili come base oggettiva per una comune riflessione.

Tolta questa ampia premessa, vengo al contenuto. Dico subito che la mia chiave lettura non vuole essere un'analisi della riforma della costituzione varata dalla maggioranza, ma mi interessa verificare come la riforma viene percepita in Calabria, ad esempio in un articolo di stampa preso a campione. Ne seguo la lettura soffermandomi su parti segnate in giallo con l'evidenziatore. A parte gli insulti gratuiti e rituali alla persona del Cavaliere, non riesco a capire cosa sia una "controriforma costituzionale". Se appena un poco mi intendo di diritto costituzionale, mi sembra un'espressione illogica e priva di significato scientifico. Non so se "l'ottimo professor Gambino" abbia spiegato spiegato ciò nella "importante riunione e discussione" presso l'Università della Calabria. Non c'ero. L'accenno al referendum evoca in me il ricordo di altri referendum, in particolare l'ultimo, dove mi pare che la nostra beneamata Calabria si sia distinta per il più alto astensionismo che si è avuto in Italia. Giudicando l'istituto del referendum il più importante istituto di democrazia diretta ho firmato quasi tutte le richieste di referendum dagli anni 70 in poi e sono andato a votare quasi sempre. Giudicavo secondario l'esito del voto, ma importantissimo il fatto che i cittadini si esprimessero in prima persona su un fatto specifico. Ha ferito molto il mio senso della democrazia l'invito all'astensione che dalle massime cariche istituzionali e dai maggiori leaders politici (di destra o di sinistra) è stato fatto agli elettori. Giustamente Fini ha detto che ciò era "diseducativo", ma gli si sono rivoltati i colonnelli. La limitazione del quorum mi è sempre parso un artificio antidemocratico. Su questo punto la costituzione non meritava e non merita di essere difesa. Sappiamo che una costituzione consta di un certo numero di articoli, ma un'importante teoria della costituzione insegna che non tutti gli articoli hanno la stessa importanza. Il discorso sarebbe qui complesso e non mi soffermo. Restando invece al referendum, quello passato e quello in preparazione, temo che gli ordini siano stati nel primo caso di non andare a votare e nel secondo di andarci. Mi viene da pensare al cardinale Ruffo ed alle sue bande. Siamo lontani dall'idea di una democrazia fondata su di una costituzione che si sappia rispettare e che rappresenta un valore comune, o come si sul dire condiviso.

E finalmente arriviamo al nodo della questione. Qual è il timore che suscita principalmente la "controriforma" citata e contro la quale addirittura si auspica un intervento da Bruxelles? Scrive Martorelli: "il mantenimento per i calabresi degli attuali servizi comporterebbe un aumento del carico fiscale". E come dire che la costituzione non riformata era buona perché consentiva di poter fruire di maggiore servizi senza pagarli, o meglio facendoli pagare ai fratelli d'Italia. Avevo in effetti l'impressione che a sentirsi minacciato era il sistema del clientelismo calabrese, l'inefficienza e lo spreco assunti come articoli costituzionali. Francamente, proprio come calabrese non trovo disdicevole che tutto ciò finisca, che riesca a formarsi una nuovo ceto politico capace di condurre la Calabria sulla via dello sviluppo e della competizione a livello europeo. Fino ad oggi la Calabria ha detenuto il non invidiabile primato negativo di essere agli ultimi posti nella classifiche europee. Ed è risibile che ci si voglia appellare a Bruxelles per conservare queste classifiche.

I riferimenti storici al nazismo mi sembrano proprio fuori luogo ed atti ad alimentare quel populismo che Martorelli imputa ad altri. Il suo articolo è un documento di una reazione umorale ad una riforma della costituzione che doveva essere fatta e che troppo tempo è stata ritardata. Sarà il tempo e la concreta appplicazione a dire se è efficace o meno, se produrrà effetti positivi o devastanti. La costituzione del 48 fu fatta da una consorteria di notabili prodotta da una disfatta bellica. Una vera costituzione è l'atto di un popolo libero e capace di esprimere una sua propria volontà.

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