Ignoro chi sia Giuseppe Soriero e di quale "Campo" egli parli. Certamente un'ottima persona Soriero ed il Campo in questione mi auguro non sia quello Santo. Ma non capisco quanto leggo, da lui firmato, a mo' di Editoriale su "il Quotidiano della Calabria" del 27 gennaio 2006 con titolo "Più unità nel centrosinistra e nell'ulivo". Che io sappia "il Quotidiano" non è un organo di partito: pensavo fosse un quotidiano indipendente e benemerito fintantoché fornisce informazione locale in una regione sguarnita come la Calabria. Non possiamo dare quindi torto a Berlusconi quando dice che gran parte della cosidddetta libera stampa è in realtà egemonizzata dalla Sinistra. Ma veniamo al contenuto del pezzo di Soriero.
Tanto entusiasmo fideistico e niente che parli alla ragione. Io ho rispetto per gli uomini di fede e quindi anche per la fede di Soriero in Prodi, ma quando una fede trabocca diventa impossibile qualsiasi forma di comunicazione e di confronto: la fede in realtà non cerca nessun confronto. La si accetta o la si impone come tale. Con la fede inoltre non si costruisce nessun rapporto con la società civile. Al massimo si genera uno scontro di fedi contrapposte. Di Europa nelle parole di Soriero ne vedo assai poca. La Calabria ne è più lontana che mai. La vicinanza con l'Africa non è solo geografica. E non riterrei ciò una iattura. Coltivo una visione geopolitica, che abbraccia tutto il bacino del Mediterraneo come ai tempi dell'Impero romano. Non è che Prodi sia l'Europa per aver coperto a rotazione una carica. Ci vuole ben altro per fare l'Europa. Il "sogno" è un modo di esprimersi dell'americano comune (è uscito un libro sull'argomento), che ha sempre un "sogno". Per il senso comune della gente in Europa la parola "sogno" ha ben altro significato: chimera, fantasticheria senza costrutto. Appunto, quella di Prodi che con la tassa sull'Europa e con il valore di scambio sballato ha il merito di aver fatto realizzare la profezia di un mio professore di oltre venti anni fa: i ricchi saranno più ricchi ed i poveri più poveri.
Altro cavallo di battaglia: la costituzione, o meglio l'opposizione alla riforma approvata dall'uscente maggioranza parlamentare. E' da quando è nata che la costituzione doveva essere riformata. Se ne è parlato continuamente in questi anni, ma non si è mai giunto ad un risultato: la noia è ciò che la gente comune percepisce. Una costituzione, quale che sia, è sempre l'espressione dell'unità politica di un popolo, che si dimostra capace di scegliere la forma e la specie della sua unità politica. Vedo invece un tiro alla fune. Qualsiasi idea di unità, che abbracci le parti ora contrapposte in un grande progetto comune, è illusoria: un sogno, appunto, che nessuno prende sul serio. Se interpreto bene i timori inconfessabili di molti politici calabresi, di sinistra, il messaggio aggregante è il seguente: non ci vogliono più dare soldi! Viva l'Unità d'Italia. Dateci soldi per le nostre affamate clientele e per supplire alla nostra atavica incapacità di produrre risorse. Questa è ciò che nel Campo intendono per unità d'italia. Ma la cuccagna è finita ed è proprio l'Europa a dire: così basta! Non è più consentito pagare le inefficienze del sistema Italia con l'inflazione e la svalutazione. Gli enti locali non possono più dedicarsi alla finanza allegra, sicuri che qualcuno infine appianerà i loro debiti. Tutto ciò richiederebbe una classe politica preparata e all'altezza della situazione. Non se ne vede in giro.
Stando al centro d'Italia, ho seguito fin dall'inizio il fenomeno Lega e come meridionale non ne ho mai avuto paura. Se leghismo, significa autonomia tributaria, ben venga. Se i soldi di cui i i nostri amministratori locali dovranno venire tutti o in buona parte dalle tasche dei loro amministrati, sarà questo il più potente ed efficace fattore di moralizzazione della politica calabrese. Gli amministrati capiranno sulla loro pelle che del danaro pubblico non si può fare spreco e se di solidarietà si avrà bisogno questa non potrà essere senza controllo dell'utilizzo e del risultato. Se invece si percepisce che i soldi vengono da Roma solo per essere sperperati e sparire, è bene augurarsi che di queste provvidenze non ve ne siano più.
Post Scriptum - Sempre su "Il quotidiano della Calabria", che ricevo a Roma in abbonamento, ho letto una seconda volta la ricorrenza "Il Campo". Non ho fatto il ritaglio di stampa ed ho cestinato il tutto, ma se ben ricordo la notizia era in questi termini: siccome noi de "Il Campo" siamo in tanti, allora nella formazione delle liste per le prossime politiche dovete tener conto di ciò! Quando poi si dice il populismo! Lascio a chi legge di trarre le sue riflessioni sul piano dello stile e della moralità della politica. Non posso adesso svolgere le considerazioni che avrei da fare, ma spero che siano intuitive e non abbiano bisogno di una specifica trattazione.
giovedì, febbraio 02, 2006
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

0 commenti:
Posta un commento