lunedì, gennaio 16, 2006

Movimentismo, riformismo e pennacchi vari

Nell'intervista di Saverio Zavettieri, rilasciata a "il Quotidiano" dell'8 gennaio scorso (p. 12) e da me commentata nel precedente blog intitolato "Il saccheggio della Regione", avevo tralasciato un passo meritevole di riflessione ulteriore e sul quale ritorno dopo aver letto l'intervista del suo compagno di partito Sandro Principe, rilasciata allo stesso giornale in data 13 gennaio, pag. 13. L'argomento riguarda il travaglio organizzativo dei socialisti, che dopo la disfatta craxiana cercano ora di ricostituirsi e ricompattarsi. Si tratta di un fenomeno generale di ricostituzione dei vecchi partiti che richiederà una riflessione a parte, in un altro blog.

Fermandoci adesso su Zavettieri, è qui interessante annotare quanto egli dice a proposito di Boselli e dei Radicali, unitisi nel nuovo soggetto "La Rosa nel Pugno": "E' un soggetto movimentista, non di governo. Noi, invece, vogliamo costruire un soggetto riformista che indichi delle soluzioni, che abbiano degli organi che decidono. Insomma un vero partito. Invece la leadership di Pannella è personale, fa iniziative per conto della Rosa nel Pugno e non consulta nessuno. E' possibile che noi socialisti dobbiamo andare dietro a Pannella? Boselli ha commesso un grande errore storico". Evidentemente i canali di comunicazione nell'area socialista, non movimentista, di governo, funzionano poco e male. A meno che le parole di Saverio Zavettieri siano giudicate non credibili o non degne di essere prese sul serio da Sandro principe. Infatti, questi nella sua intervista dice (p. 13 ) a sua volta riferendosi proprio a Zavettieri, non a Pannella dice: "Zavettieri mi sembra movimentista e mi sfugge dove voglia andare a parare...". Non il famigerato Pannella è dunque "movimentista" (termine a forte connotazione negativa), ma lo stesso Zavettieri! La confusione non è propria solo del movimentismo. Sembra di tornare ai fasti della prima repubblica, dove le parole e il linguaggio erano indipendenti dal senso e dalla conoscenza dei fatti.

Non è mia intenzione fare le pulci alle dichiarazioni dei nostri politici, ma osservandoli attentamente posso dare corpo ai miei sospetti sui loro reali obiettivi. La linea di demarcazione sulla quale sia Principe sia Zavettieri concordano è fra l'impegno civile, movimentista o meno, di un Pannella o un Boselli e il realismo istituzionale di governo, un preteso riformismo, che sarebbe invece nella intenzioni dei due politici calabresi. Entrambi si distanziano dal vituperato movimentismo per puntare al governo. E di quale governo si tratti Sandro Principe lo dice: "...Pannella ha una visione delle cose molto liberista, pero' quando lasci il mercato arbitro sono i più forti a prevalere. Personalmente sono per l'economia di mercato ma ci devono essere un minimo di regole per salvaguardare i più deboli". Di correttivi del mercato ne abbiamo visti all'opera nella prima e nella seconda repubblica: simili correttivi hanno caratterizzato i tempi di Mani Pulite, poi di Parmalat ed ora di Bancopoli. Dubito che un ceto politico come quello calabrese possa vivere e prosperare senza "deboli" da proteggere, da raccomandare, da illudere, da prendere in giro. Il pauperismo è essenziale per la sopravvivenza del ceto politico che conosciamo. Insomma, ci si preoccupa più della rappresentanza politico-istituzionale che non della gente rappresentata! In altri termini, esiste una sostanziale prevenzione nella capacità della gente comune di elevarsi a condizioni più dignitose facendo appello alla sua volontà e capacità critica di mobilitarsi. Questa sfiducia – se non è proprio interessata prevenzione – ha però il suo fondamento in una presunzione illuministica che non ha prodotto risultati sostanziali e nel tempo ha lasciato la Calabria sempre all'ultimo posto delle classifiche.

Sia ben chiaro dove io voglio andare a parare. Non è mio scopo polemizzare con Zavattieri o Principe, se mai leggerano queste righe. A me interessa capire il senso dell'opposizione fra ciò che viene definito movimentismo e ciò che gli si contrappone chiamandolo riformismo, governo e perfino "decisione". Questo argomento è vecchio e veniva rinfacciato nel '68 a chi si illudeva di poter cambiare le cose. Dai contesti lessicali ora citati esemplificativamente si deduce che il movimentismo sarebbe associato a forme di irresponsabilità e demagogia: in senso buono sarebbe un ingenuo e generoso rivoluzionarismo, in senso cattivo la nota luna nel pozzo che si promette sapendo di non poter poi mantenere. Il riformismo (millantato) sarebbe invece associato ad un sano realismo e senso di responsabilità sulla base del possibile e fattibile. Per la verità non è immaginabile un movimentismo che non si prefigga alcunché di concreto e non approdi a nulla. E' lecito il sospetto che si voglia svalutare l'impegno diretto della gente che cerca di sganciarsi dalla mediazione dei professionisti della politica verso i quali nutre una sempre minore fiducia.

Se la distinzione concettuale è giusta ed il senso delle parole è quello che abbiamo individuato, non mi pare proprio che da parte di quanti, specialmente in Calabria, occupano posizioni di comando e governano ci sia stata più responsabilità di quanta si nega possano mai averne i movimentisti. Gli esempi sono innumerevoli e davanti agli occhi di tutti se appena sanno vedere: vi è solo l'imbarazzo della scelta. Ricavando i fatti dalle pagine dello stesso giornale che ricevo in abbonamento trovo ad esempio il "si" a Locri Provincia da parte del sottosegretario Tassoni (movimentista pure lui?) che con mirabile coerenza e senso di responsabilità "...in questi ultimi mesi ha manifestato forti critiche al governo di cui fa parte..." (il Quotidiano, 8.1.06, p. 26). Il normale cittadino, che magari non partecipa a manifestazioni di nessun genere, si chiede quanto questo genere di operazioni campanilistiche possano costare. E se la cosa vale per Locri perche' non deve valere anche per i comuni della Piana di Gioia Tauro? E cosi' via! Avremo tanti nuovi Presidenti di provincia con relativi emolumenti e quanto altro segue. Chi pagherà il tutto? Dove e quali le risorse? Ne vale infine la pena? Il Nord scalpita? Ma come non siamo tutti fratelli d'Italia?! L'irresponsabilità e l'inettitudine del ceto politico calabrese ha allontanato la Calabria dall'Italia e dall'Europa, riducendola ad essere l'eterno mendicante con la mano tesa ed il cappello in mano.

E che dire delle dimissioni di Presidenti di provincia che rinunciano all'onere e all'onore della carica, fresca di conquista, prima del tempo per più ambiti traguardi? E della situazione della Sanità regionale dove è lo stesso Assessore in carica a dire (alla pagina accanto a quella dell'intervista a Principe) che "il settore della sanità in Calabria è al centro di interessi illeciti diffusi" (p. 12)? E che dire ancora in Comuni grandi e piccoli della moda delle dimissioni fatta propria anche da sindaci ed assessori che evidentemente candidandosi non sapevano cosa andavano a fare o cosa li attendeva ? Non li sfiora neppure il pensiero che ciò possa essere istituzionalmente irresponsabile ed oltraggioso per i cittadini condotti alle urne come un popolo bue. Se l'attuale occupazione delle istituzioni significa assunzione di responsabilità credo che basti poco per verificare come ci troviamo in uno stato fallimentare e anarchico che si traduce in una palla al piede per qualsiasi possibilità di crescita e di sviluppo della società calabrese. A torto si dice che il male è nella ndrangheta: questa è l'effetto, non la causa di una societa' malata. Il male lo si deve trovare in un sistema di legalita' che consente di prosperare a un ceto dirigente politico-amministrativo, il cui vero obiettivo è la sua stessa esistenza e la perpetuazione di un potere invasivo sulla società.

Mi dispiace che Pannella sia andato a finire nell'area del centro-sinistra, dove certamente dara' fastidio. Mi piacerebbe che la prossima campagna civile, alla quale mi sento di associarmi, punti i riflettori sulla vita interna dei partiti, di tutti i partiti, sull'assenza di democrazia organizzativa, sul modo in cui si formano le candidature, sulla partecipazione dei cittadini, sul mercato delle tessere, sulla pratica clientelare, sulle chiacchiere premeditate per non dire e non far capire nulla. Ben venga questo genere di movimentismo. Con commovente unanimità i partiti tutti hanno reintrodotto il finanziamento pubblico abolito dal popolo italiano al 90 e passa per cento. Ma di questi soldi non si vede neppure una lira che possa servire alla gente comune per organizzare la sua partecipazione politica ed il controllo degli eletti.

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