domenica, gennaio 15, 2006

Il saccheggio della Regione

Al ritardo con cui a Roma mi arrivano i giornali dalla Calabria io aggiungo un ritardo ulteriore nel leggerli. Mi capita così di leggere un'interessante intervista di Saverio Zavettieri apparsa su "il Quotidiano" dell'8 gennaio scorso. Perché la trovo interessante? Dal punto di vista di un avversario politico che milita in altro versante trovo rassicurante che le mie speculazioni astratte, basate su intuizioni e limitati dati empirici, trovino conferma nelle parole di un uomo politicamente navigato e di grande esperienza pratica. Zavettieri riconosce che il ceto politico calabrese è caratterizzato da una sostanziale omogeneità ed omologazione. Chi succede ad altri nella gestione del potere si comporta allo stesso modo e non innova in nulla. L'elettorato cade così in preda allo scoramento ed al fatalismo. Zavettieri parla di un "tessuto istituzionale molto debole" e di "una classe dirigente che anziché andare avanti e programmare si blocca sulla gestione dell'esistente". Vede "un'emergenza istituzionale e democratica prodotta dall'assenza dei partiti e aggravata da questo sistema bipolare". L'articolo è illustrato con una foto di Pietro Fuda che ha una didascalia in maiuscoletto sopra la sua testa: IL TRASFORMISMO.

In un sistema istituzionale "allo sfascio..." vige "un sistema bipolare che si regge sulle chiacchiere" e di cui si fa uso spregiudicato "con l'obiettivo esclusivo della conquista del potere". Ed è appunto questo "obiettivo esclusivo" – a mio avviso – che rende eguali ed omologa quanti arrivano a rivestire le cariche pubbliche e ad appropriarsi delle risorse. La fama della Calabria come "regione del malcostume" viene ultimamente dalla dirigenza nazionale DS e si riferisce alla giunta Loiero, che non innova in nulla e che fin dai suoi primi atti conferma l'antico, che non sono certo io a rimpiangere. Decisamente esplicito Zavettieri quando dice al suo intervistatore: "...Intanto continua il saccheggio delle istituzioni, come accade con le consulenze, che se andiamo a verificare sono raddoppiate rispetto alla passata legislatura". Non mancano frecciate per un Magnifico Rettore, che lascia la torre d'avorio della scienza, per diventare modesto "consulente", dopo essersi speso non poco durante l'ultima campagna elettorale. In questa finta alternanza, dove per fare dispetto si passa da una parte all'altra, cosa è dunque che nella sua essenza costituisce l'omologazione del ceto politico? Zavattieri lo dice, ma non saprei con quanta consapevolezza: "la convinzione che il potere si costruisce con la gestione, con le nomine delle Asl..." Posso dire di aver sentito la stessa musica da qualche significativo esponente della mia parte politica: "la politica è il potere e la sua possibilità di esercitarlo per creare altro consenso". Il che tradotto in pratica significa: clientelismo, prebende, raccomandazioni, favori, mance... Ne so qualcosa per aver dovuto respingere richieste di raccomandazione nell'università di Roma. Naturalmente, non sono stato eletto in una competizione alla quale mi ero sottoposto a malincuore sapendo di perdere. Non mancano in Zavettieri apprezzamenti per la giunta Chiaravalloti, che però non ha saputo imprimere quella "rottura" che l'elettorato si aspettava. Ed a proposito delle nuove nomine e lottizzazioni – già cancro che aveva corroso la repubblica di Weimar, spazzata via dal nazismo che come già prima il fascismo ebbe ai suoi inizi un consenso plebiscitario da parte di gente comune che non ne poteva più della corruttela politica – Zavattieri è quanto mai esplicito: "...sono nomine lottizzate come tutte le altre e in molti casi ripescano decine di trombati alle elezioni, oppure personaggi trasversali al disegno politico per motivi oscuri». E qui il riferimento a Pietro Fuda, nostra vecchia conoscenza, diventa esplicito.

In apertura d'intervista Zavettieri, che si considera uomo della prima repubblica, si mostra ironico con gli uomini della seconda repubblica, che dispongono di case ben diverse dalla sua. Per ragioni anagrafiche e geografiche non dispongo di eguali conoscenze in fatti e uomini, ma io non conosco uomini della seconda repubblica che non siano stati già uomini della prima. Di alcuni oggi sulla cresta dell'onda ho ricordi personali che non voglio qui rendere pubblici.

Concordo tuttavia con Zavettieri sulla necessità di ricostituire i partiti, ma questi non possono essere assolutamente quelli della prima repubblica, che hanno portato al disastro. Occorre attuare pienamente il dettato dell'art. 49 della costituzione che fissa il diritto dei cittadini di associarsi in partiti, che devono avere struttura democratica e consentire ai cittadini la più ampia partecipazione per poter concorrere alla formazione della politica nazionale. Oggi i partiti, come e forse più di ieri, sono strutture clientelari. Il loro indebolimento a vantaggio dell'eletto non ha migliorato le cose. Ha liberato l'eletto da qualsiasi controllo lecito sul suo operato e lo ha convinto che la sua carica pubblica sia sua cosa privata. L'errore fondamentale di Berlusconi, a mio avviso, è stato quello di non aver innovato nella struttura democratica della partecipazione politica, ma di aver riciclato i cascami della prima repubblica, che oggi gli danno il classico calcio dell'asino.

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