venerdì, novembre 02, 2012

Dopo un lungo silenzio...

È giunta l’occasione per ritornare a questo blog. Senza esservi tenuto vorrei replicare a quanti trovano strano che io abbia tanti blog, che come in questo caso trascuro da parecchio tempo. Rispondo che per me creare un nuovo blog tematico è lo stesso che scrivere un nuovo libro. Nessuno si impressiona negativamente se un Autore ha scritto trenta e più libri. Perché mai dovrebbe essere diverso per uno o più blogs? Inoltre, un blog ha il vantaggio di poter essere aggiornato in qualsiasi momento. Non è un artificio legale quando si scrive che un blog non è una pubblicazione periodica e come tale non soggetta alla legge sulla stampa. Un blog resta in rete finché lo si vuol lasciare e può tacere per molto tempo. Adesso però questo blog si vuole risvegliare. Debbo però dare una qualche ragione del lungo silenzio.

Molti sanno che sono del paese di Seminara dove assai tristi e tragiche vicende sono successe negli ultimi anni. Quelli che sono di Seminara sanno a cosa alludo e non occorre scendere in precisazioni incresciose. Diciamo che per la prima volta e da chi non me lo sarei mai aspettato sono stato in vita mia... querelato! Per aver scritto proprio in questo blog qualche parola in difesa di persone che stanno finendo di scontare una pesantissima condanna in carcere. Della loro innocenza ero e sono convinto ed avrei voluto battermi per sostenerla pubblicamente. Non ho potuto farlo proprio per la querela ricevuta. Come è andata a finire? Quello che mi veniva addebitato come “diffamazione” era scritto in forme ben più pesanti addirittura sulla Gazzetta Ufficiale con firma del Presidente della Repubblica, del Ministro, del Prefetto. Potrei qui pubblicare sia il testo della Gazetta Ufficiale sia il Decreto di archiviazione (Proc. n. 2327/08 RGNR, a firma PM Stefano Musolino), ma non lo faccio in memoria di amicizie che pur vi siano state. Scuse non ne sono arrivate e non ne cerco. Riposino in pace gli amici non più tali. Io conservo il rispetto per la loro memoria.

Vi è stato poi anche un altro episodio che mi ha visto nelle prime pagine dei giornali calabresi per una vicenda dalla quale sono stato quasi subito assolto, in sede disciplinare, per inesistenza del fatto e del diritto. Si trattava di una faccenda di Olocausto, per la quale è stata ordita tutta una macchinazione che mi ci è voluto tempo per ricostruirne la trama ed i collegamenti, dei quali non posso sempre parlare pubblicamente. Ho mosso casa al quotidiano “La Repubblica” ed a “Calabria Ora” che sono stati capofila in questa vicenda. Ma i tempi della giustizia sono lunghissimi oltre che incerti ed aleatori. Posso ben dire di non aver fiducia nella giustizia e nei giudizi, anche se non ci si può esimere sempre dall’adire alla loro corte. O almeno non ho fiducia in questa giustizia e mi auguro che un giorno ve ne possa essere una migliore.

Vengo infine alle ragioni che mi inducono a scrivere adesso questo post. Uno riguarda un blog, che si occupa di cose calabresi, anzi di cose “judaiche”, che non ha voluto pubblicare alcuni miei ultimi commenti e che in questo modo si rende partecipe della “campagna” di cui ho prima parlato. Chi mi conosce in Seminara, a parte i nemici politici e personali, quanto sia stata in cima ai miei pensieri la questione della “identità” calabrese e seminarese in particolare. Adesso trovo che degli assoluti dilettanti giocano con questi serissimi concetti e parlano di una “Calabria Judaica”. Sapendo quanto sono deboli e permeabili le amministrazioni calabresi e quanto dietro vi sia dello Stato di Israele, la mia immaginazione non tarda a fare facili connessioni. Non intendo ora entrare in polemica, ma annuncio in questo mio blog una serie di riflessioni sulla questione della “identità calabrese”, che non hanno trovato e non potevano trovare ospitalità in una Calabria Judaica che non esiste e non è mai esistita. Si tratta di temi delicati di natura filosofica che richiedono tempo e grande calma e serenità. Qui si può solo annunciare il loro programma.

Altra ragione è il terremoto politico che vi è stato in Sicilia, intendiamo l’astensionismo al 52% e l’ascesa del Movimento Cinque Stelle come primo partito. Noi riteniamo che la Sicilia è contigua con la Calabria e che una riflessione debba essere aperta e senza indugio. E ciò che tenteremo di fare in questo blog. Non importa quanti lettori esso avrà. Ciò che invece importa è che le riflessioni abbiano natura e dignità filosofica. Si impongano per la loro intrinsecità e poi saranno affidati alla alla democrazia dei motori di ricerca. I mainstream (i giornali di carta, di carta straccia) sono per noi strumenti del passato, organi della diffamazione e della manipolazione. Meno li si leggi e più ci si sottrae al loro malefico potere. Cosa altrimenti? Il passaparola, la piazza... la rete ossia la comunicazione orizzontale, almeno finché la lasciano libera. E soprattutto la libertà di pensiero e di espressione che è il fondamento imprescindibile della democrazia. Ce la vogliono togliere! So chi lo vuol fare, ma non lo dico...

A presto. Avverto i miei amici di non farsi impressionare dai miei denigratori. Scrivo di getto e quindi sono possibili errori e parti saltate. Se non scrivessi di getto non potrei mantenere trenta blogs ed in questo momento corrispondere in inglese con una persona che ha appena usato in miei concetti per parlare dell’Italia in una trasmissione radiofonica in lingua inglese. Vuol sapere cosa succede in Italia e pare lo voglia sapere attraverso i miei occhi ed i miei pensieri. Dunque questo mio testo ed altri altri saranno riveduti e corretti, se necessario o anche in seguito ad osservazioni e richiesta di rettifiche.

Sono lontano dalla Calabria, ma ho sempre la Calabria nel cuore, ma guai a chi me la tocca e pretende di cambiano i connotati che sono greci, latini, bizantini e soprattutto “calabresi”, dove per “calabrese” non si intende una “sommatoria”, una “giustapposizione”... ma una fusione organica e armico, unitaria, che forma appunto una... identità.

Post Scriptum: Stavo per cancellare sopra l’immagine yahoo per l’iscrizione al vecchi “Club di Forza Italia” da me fondato in Seminara. I tempi sono infatti cambiati... Ma lo lascio, invece. Almeno per adesso e fino a quando avrà validità temporale e formale la mia tessera, pagata per l’anno corrente. Con questa precisazione che è stata da me assunta come prassi politica: la distinzione fra militante di un partito (ex art. 49 cost.), Elettore, cittadino non elettore e non militante. Si può essere iscritto ad un partito, ma non votare per i candidati del proprio partito se questi sono stati imposti dall’alto o come se come singoli cittadini non si ritiene che sia idonei a rappresentare gli altri cittadini. Per chi vuole polemizzare dico che ho conservato fino all’anno corrente la tessera del PdL, ma alle ultime elezioni politiche non ho votato i candidati che mi sono ritrovati e per i quali ho nutrito per lo più il massimo disprezzo. I fatti mi hanno dato ragione. Non ho però mai pensato che cambiando partito, ciò significhi lasciando uno cattivo per uno migliore. La lotta per avere un paese migliore la si fa nel partito dove ci si trova, finché questo non si scioglie.... Il fatto che proprio in Sicilia, regione del presidente Alfano, proprio il PdL abbia il maggior tracollo, prova nei fatti che questa triplice distinzione ha la sua piena rispondenza nella realtà. Di Alfano non ho mai potuto sopportare nulla, neppure la facci, il sorriso, il sospiro, l’intonaziona, ma in questa sistema democratico che non esiste, pur avendo regolare tessera, non ho mai potuto dirglielo in faccia... I leaders stanno nell’Olimpo ed i gregari servono solo per battere le mani o raccogliere voti. Con me sono sempre cascati male... Se non è chiaro ciò che ho detto in questo P.S., spiegherò meglio in altra occasione.

giovedì, novembre 12, 2009

Le «bestialità» di Crupi e altri


Ci si sono degli avversari intellettuali con i quali ci si può arricchire a misurarsi. Ce ne sono altri con cui si si degrada solo a stare nelle vicinanze: il fetore che si avverte è troppo forte per resistervi. Lascio ai miei legali di valutare le opportune azioni riguardo i contenuti diffamatori di articoli apparsi su di me in alcuni giornali calabresi. Sul merito generale della questione vale la lettera spedita a La Repubblica, qui allegata. Per quanti in questo blog sono interessati a vicende che mi riguardano rinvio a “Civium Libertas” per i necessari dettagli. Sull’accusa a me rivolta di essere un “negazionista” (strega, eretico, untore, ecc.) ho dato altrove le necessarie precisazioni: non intendo attardarmi su un piano del discorso scelto dai miei nemici. Il problema da me effettivamente posto è quello della libertà di pensiero e di ricerca. Una frase, che è stata estrapolata e travisata da interviste televisive truffaldine, cioè che certa Calabria è per certi versi peggio di Dachau, o di un campo di concentramento, trova una prima conferma nel livello intellettuale e morale dei miei diffamatori, ma anche in altre cose non difficili da individuare. E più non occorre dire!

Proprio perché non sono affatto un “negazionista” (ma quanti sanno davvero cosa significa questo termine?) mi trovo nelle condizioni migliori per porre il diverso problema delle circa 15.000 persone che ogni anno vengono perseguite in Germania per meri reati di opinione: se così piace a lor signori, sarà presto lo stesso anche in Italia. Avremo le stesse leggi che vigono in Francia, Germania, Svizzera, di cui un suo cittadino di mia conoscenza si trova a dover vivere esule in Russia, per la gravissima colpa di aver scritto un libro. Se un numero sempre maggiore di persone si renderà però conto che qui il «cosiddetto negazionismo» proprio non c’entra nulla, forse potremo acquistare tutti quella maggiore consapevolezza che è necessaria per difendere la nostra libertà, in primis quella di poter pensare liberamente. Il dibattito incomincia a farsi strada, ma in Calabria siamo ancora lontani di parecchi secoli, se della Calabria devono ritenersi personaggi rappresentativi gli spregevoli individui che sono andati a pescare cose che – come dice Di Pietro – proprio non ci azzeccano nulla. Amando sinceramente la Calabria, me ne dispiace assai. E mi vergogno anche di simili compaesani.

mercoledì, giugno 25, 2008

La ‘ndrangheta’ e gli onorevoli che se ne occupano”

Versione 1.0
testo in progress
:
Avvertenza:
ho in mente una lunga recensione,
quasi un libro,
che non posso terminare in una
sola seduta di lavoro.
Prego i miei occasionali lettori di considerare
che si tratta di un testo
sempre suscettibile di miglioramenti
ed integrazioni.


Mi duole aver speso 17,50 per il libro di Francesco Forgione, ’Ngrangheta, boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo. La relazione della Commissione Parlamentare Antimafia. Baldini Editore, 319, stampato nel maggio 2008. Mi riguardano due sole pagine che peraltro ho già letto nella Libreria Feltrinelli sotto casa. Mi duole l’acquisto del libro come se avessi speso 1750 euro. Se l’attendibilità del libro è nelle sue restanti 317 pagine la stessa delle due pagine che mi riguardano, il giudizio su libro e autore è presto dato. Ma occorre procedere per ordine e con molta cautela, perché non di favole si tratta, ma della tragedia umana di uomini che soffrono in carcere e che in qualche caso sono stati già dichiarati innocenti per lo stesso reato di cui nel caso di specie vengono nuovamente incriminati, per giunta in una posizione di nessuna responsabilità amministrativa. Dovrò essere molto cauto perché so già che i lettori più attenti saranno proprio i miei nemici, magari desiderosi di vedere in carcere pure me. Quando si dice procedere con i piedi di piombo è un’immagine efficace per esprimere lo stato d’animo e la circoscrizioni in cui procedere nello scrivere quelle che sono semplici riflessioni di un uomo sensibile alla giustizia, quella vera, ed emotivamente coinvolte in vicende dove molti altri hanno soltanto la libidine nel vedere altri loro simili, magari avversari politici, messi alla gogna. Si è detto e ripetuto che la lotta politica in un paese civile dovrebbe essere fatta con mezzi politici, non con mezzi giudiziari. È più facile a dirsi che non a praticarsi. Il nostro è un paese fatto di caste e di poteri: la Casta per antononomasia, i poteri storici malavitosi (mafia, ndrangheta, camorra, sacra corona unita) più antichi dello stato italiano, i giudici, e così via.

(segue: aspettando tempi migliori dove si possa esser certi della vigenza in Seminara degli artt. 21 e 49 della costituzione italiana)

DISCLAIMER

Non sono autorizzate copie a stampa di testi tratti dal presente blog e degli altri dello stesso autore. Ogni copia a stampa per far fede presso terzi deve essere vidimata e firmata dall’autore, che non risponde per l'uso fraudolento di copie non autorizzate. Questo Blog non è un organo di stampa e non rientra nella relativa disciplina di legge. I testi pubblicati sono in continua evoluzione. Fa fede solo l’ultima copia presente in rete: il testo aggiornato supera e annulla tutte le bozze precedenti. Quanti si ritenessero lesi da eventuali imprecisioni o possibili fraintendimenti sono tenuti a segnalare tempestivamente all’autore le loro rimostranze. L’Autore esaminerà senza indugio i reclami pervenuti, valutando caso per caso e apportando le rettifiche che si rendano necessarie o anche opportune. Ogni singolo frase dei testi editi in questo ed in altri blogs dell’Autore va inserita in tutto il contesto non solo del singolo post, ma anche di tutti gli altri post collegati. In tutti i casi di dubbia interpretazione l’Autore è interprete autentico di ciò che ha inteso dire. Non si assume alcuna responsabilità per l'uso fraudolento o artificioso che terzi facciano dei testi editi o perfino stampati e diffusi senza apposita autorizzazione controfirmata. Anche le copie a stampa vidimate e controfirmate cessano in validità ove la bozza sia superata da un testo successivo.


domenica, dicembre 16, 2007

Non il Consiglio ma il Comune di Seminara è ormai da dissolvere

Versione 1.0
Testo in progress
(da emendare dal punto di vista formale e sostanziale)

Non da Seminara ma da Roma svolgo le mie riflessioni sul paese dove sono nato e dal quale molti si sono allontanati o spinti dalla stretta necessità di cercare un lavoro ove che sia o anche per libera scelta, non ritenendo appetibili le condizioni e le prospettive di vita in Seminara. Potrei citare numerosi e significativi casi di disaffezione per la vita in Seminara da parte dei suoi concittadini, ma sono casi perfettamente noti ad ogni seminarese e al tempo stesso casi di nessun interesse per i non seminaresi. Certamente, esistono delle persone che per inimicizia privata si compiacciono delle disgrazie che hanno colpito le persone arrestate, siano o non siano esse innocenti. Intanto, un carico di sofferenza è stato loro inflitto e nessuna dichiaratoria di innocenza potrà mai lenire. Ma lasciamo ai giudici il loro grave fardello. A noi qui interessa una riflessione politica, se è ancora lecito in questo paese pensare la politica.

A fronte della notizia letta su un organo di stampa di pubblico ritiro dalla scena politica di un noto esponente politico seminarese vado maturando, per quel che conta, un analogo annuncio pubblico di disimpegno politico sul territorio di Seminara. Quando in Seminara volli fondare e costituire un embrione di aggregazione politica aveva superato la riluttanza che mi aveva tenuto lontano dall’impegno politico. Avevo però giudicato assai grave il quadro sociale, civile e politico di una realtà come quella di Seminara ed avevo deciso per quel che potevo di dare un mio apporto. Nessuno dei miei avversari e nemici privati potrà obiettarmi che io ci abbia tratto vantaggi o utili personali. È dimostrabile esattamente il contrario.

Avevamo individuato nei problemi della sicurezza e dell’ordine pubblico una delle principali necessità del paese in quanto in condizioni di sicurezza è possibile l'intrapresa di attività economiche, beninteso lecite. Di ogni economia nascosta ed illecita non ho scienza e dire non posso, ma leggo qua e là qualcosa e resto strabiliato dalle cifre del giro di affari. Se anche Seminara fosse – e non lo so! – coinvolto nei giri ultramiliardari del traffico internazionale di stupefacenti, il cui bilancio oscura le cifre del bilancio regionale calabrese, a maggior ragione appare di nessun significato l’importanza economica di un paese allo stremo come Seminara. Una simile organizzazione malavitosa, di rango internazionale e collegata con le consorelle, avrebbe tutto l’interesse a non scivolare in una buccia di banana quale sarebbe la campagna elettorale seminarese. Avrebbe invece tutto l'interesse a che il declino amministrativo e sociale del paese proseguisse nel suo corso fino a rendere il vasto territorio di Seminara un luogo abbandonato e sottratto ad ogni efficace controllo delle forze dell’ordine.

Se le cifre del traffico internazionale degli stupefacenti sono quelle che si leggono sui giornali, è assurdo pensare che possano essere appetibili qualche centinaio di euro di indennità per cariche comunali o poche migliaia di euro per appalti che devono avere le procedure ed i controlli previsti dalle leggi e di cui ogni irregolarità può essere facilmente scoperta e sanzionata. Quando ci siamo costituiti ufficialmente come Club di FI, io ed altri abbiamo fatto una visita alla locale stazione dei carabinieri per notificare la nostra esistenza e per dire che ci saremmo adoperati per il potenziamento della locale struttura. Questa politica ha portato alla delibera del Consiglio Comunale che pochi giorni prima dello scioglimento dell'organo ha deliberato all'unanimità con una sola astensione la disponibilità edilizia di una nuova e degna segna della Stazione dei Carabinieri. Non posso non pensare ad una premeditata perfidia il fatto che sia sia prima lasciata passare la delibera, che penso conservi la sua validità, e poi sia stata fatta scattare la operazione cosiddetta Topa. I carabinieri della locale stazione erano presenti al Consiglio Comunale e non credo fossero all'oscuro di ciò che stava maturando. È perlomeno singolare che un'amministrazione comunale, sciolta per inquinamento mafioso, si sia adoperata come suo più importante atto nei primi mesi della sua amministrazione per risolvere l'ultradecennale problema della caserma dei carabinieri. Ciò che in tal modo si chiedeva era un maggior impegno sul terreno della legalità e quindi una sempre più capillare presenza delle forze dell'ordine e sul piano operativo e sul piano investigativo.

Ha del comico se non vi fosse già del tragico immaginare un’amministrazione “mafiosa” che chiede più carabinieri, più polizia, più controlli. Appena un anno prima vi era stato un fatto delinquenziale che aveva turbato molto i cittadini, molti dei quali sono emigrati non residenti che hanno conservato le loro abitazioni di famiglia, nelle quali tornano ad abitare prevalentemente durante i periodi feriali. Ebbene le case non sono state semplicemente quasi tutte visitate da ladri che si siano limitati a trafugare furtivamente oggetti preziosi di piccolo volume di ingombro e facili da asportare. Hanno fatto veri e propri traslochi nel corso della notte, portando via anche oggetti di infimo valore (aspirapolveri, trapani, martelli, infissi da montare, ecc.). È stata fatta regolare denuncia. Nessun dei derubati ha potuto avere la soddisfazione di sapere scoperti i delinquenti. Insomma, la nostra Benemerita ha dato un'indubbia prova di inefficienza. Nulla a che fare che il dispiegamento di elicotteri e di mezzi che nottetempo ha prelevato dal loro letto l’Amministrazione comunale di Seminara al completo, quella stessa Amministrazione che ha invano invocato protezione per i suoi cittadini. Veramente la cosa ha del comico, se vi fosse già un tragico su cui dover piangere!

Concludo qui questa mia estemporanea riflessione ribadendo che a mio avviso non vi sono spazi per svolgere attività politica in Seminara, essendo totalmente imprevedibili i rischi giudiziari. Non basta esser certi che neppure una lira del pubblico danaro entra nelle proprie tasche, non basta esercitare tutto il proprio impegno in favore della collettività a titolo gratuito e sobbarcandosi perfino le piccole spese. Vi è sempre il rischio di finire in manette per oscuri motivi e per qualche travisamento di fatti e situazioni per i quali un asino diventa un cammello, un topo diventa una pecora. Nessuno persona seria e responsabile sarà disposto, a mio avviso, ad accettare incarichi di qualsiasi genere nella pubblica amministrazione cittadina. Soprattutto non potrà ricostituirsi un partito di opposizione che in piena autonomia e soprattutto con la necessaria competenza ed incisività sia in grado di esercitare il controllo democratico sulla maggioranza uscita dalle urne. Non vi è spazio per due soggetti politici che si confrontino in civile contradditorio. Il paese non ha la capacità demografica, culturale, civile per esprimere entrambi i soggetti.

Va aggiunto qui in coda – ma richiederà adeguato approfondimento – il quesito se in Seminara, dopo la caserma dei carabinieri, debba essere costituito un apposito ghetto, fornito di mura di cinta e porte di ingresso ed uscita, dove debbano venir confinati tutti i cittadini (non so quanti siano) che abbiano avuto qualche conto da regolare con la giustizia e lo abbiano regolato! Se costoro non sono anche cittadini con diritti da reclamare e bisogni da soddisfare bisognerà stabilire una legislazione speciale che li privi a tutti gli effetti dall’esercizio dei diritti politici. Se cittadini che si sono macchiati del grave reato di pascolo abusivo o analoghi reati rappresentano nello spaccato sociale seminarese una consistente percentuale, il loro voto da qualche parte dovrà pur andare, quando esistendo diritto di eleggibilità non si valuti che un pascolatore abusivo è più adatto a rappresentare i problemi dei pascolatori abusivi, magari ricostituendo i vastissimi terreni comunali di un tempo, dove ognuno possa portare al pascolo le sue pecore o le sue galline. In un modo o nell’altro tutti questi pregiudicati, che hanno pagato il loro debito con la giustizia e che stante la concezione costituzionale della pena dovrebbero venire riaccolti in seno alla società, possono essere determinati con il loro voto per la vittoria dell'una o dell'altra coalizione.

Si può ripetere per il voto l'aneddoto di Vespasiano: pecunia non olet! Il voto è innanzitutto segreto ed ogni voto vale quanto l’altro. Così è almeno nel sistema costituzionale vigente. Io che sono antidemocratico sarei favorevole ad un restringemento del diritto di voto a quei cittadini che abbiano superato un esame di maturità civica. Ma è difficile sapere in questo paese quali sono “buoni” cittadini e quali non lo sono. Suscita rispetto ed ammirazione uno che con l'operazione Parmalat abbia frodato innumerevoli cittadini, mentre un pascolatore abusivo fa venire in mente il puzzo del bestiame. Io vivo in Roma da un bel po’ e non mi capita di vedere per le strade cittadine il passaggio di pecore, come ancora capita in Seminara, ma non riesco a capire perché in sé e per sé un pascolatore, magari abusivo, non possa essere un buon cittadino ed avere anche un legittimo e lecito interesse per le sorti di un paese che i professionisti, i borghesi, hanno abbandonato a se stesso, rifiutando perfino di abitarvi stabilmente, potendolo fare e non costretti ad emigrare altrove.

Qui mi fermo, ma riprenderò il corso delle mie riflessioni in questo spazio virtuale destinato a pochi lettori. Tratterò l'ipotesi di conurbamento del paese di Seminara con altri paesi limitrofi. In passato se ne è parlato e se ne parla per altri comuni. Se non erro, la legge Bassanini prevede che non possano essere costituiti nuovi comuni al di sotto della soglia dei 10.000 abitanti e favorisce la fusione fra quelli più piccoli. Se non si vuole istituire una sorta di Podestà, un Commissariato permanente, è da considerare che comuni sempre più piccoli e con emigrazione costante delle fasce acculturate (diplomati, laureati, professionisti) non possono attingere a quella riserva di capacità che sono pur sempre necessarie per una dignitosa e competente assunzione delle cariche pubbliche: non basta la specchiata onestà, che è un bene grande, ma occorre anche competenza e capacità, per evitare ad esempio che sulla pubblica piazza del paese dei reperti archeologici del Cinquecento vengano attribuiti temporalmente al XV secolo!

DISCLAIMER

Non sono autorizzate copie a stampa di testi tratti dal presente blog e degli altri dello stesso autore. Ogni copia a stampa per far fede presso terzi deve essere vidimata e firmata dall’autore, che non risponde per l'uso fraudolento di copie non autorizzate. Questo Blog non è un organo di stampa e non rientra nella relativa disciplina di legge. I testi pubblicati sono in continua evoluzione. Fa fede solo l’ultima copia presente in rete: il testo aggiornato supera e annulla tutte le bozze precedenti. Quanti si ritenessero lesi da eventuali imprecisioni o possibili fraintendimenti sono tenuti a segnalare tempestivamente all’autore le loro rimostranze. L’Autore esaminerà senza indugio i reclami pervenuti, valutando caso per caso e apportando le rettifiche che si rendano necessarie o anche opportune. Ogni singolo frase dei testi editi in questo ed in altri blogs dell’Autore va inserita in tutto il contesto non solo del singolo post, ma anche di tutti gli altri post collegati. In tutti i casi di dubbia interpretazione l’Autore è interprete autentico di ciò che ha inteso dire. Non si assume alcuna responsabilità per l'uso fraudolento o artificioso che terzi facciano dei testi editi o perfino stampati e diffusi senza apposita autorizzazione controfirmata. Anche le copie a stampa vidimate e controfirmate cessano in validità ove la bozza sia superata da un testo successivo.

sabato, dicembre 15, 2007

Le campagne elettorali di Seminara viste dalla Procura

Versione 1.2
Testo in progress
(Prego i miei lettori di considerare il mio testo una bozza perfettibile. Non ho qui inteso fare polemica con nessuno, ma solo stendere una bozza di pubblica riflessione, sempre perfettibile)


La giustizia è esercita in nome del popolo e si spera che sia così anche per tutti gli atti prodromici alla sentenza finale che un Giudice pronuncerà. Un Giudice si pronunciò già una volta sullo scioglimento del Comune di Seminara per inquinamento mafioso nel 1991. Non ho potuto leggere gli atti di quel processo, ma ne ho appreso la sentenza di assoluzione piena di persone che ora sono nuovamente incriminate per la stessa ipotesi di reato. I soggetti sono in buona parte gli stessi, i fatti pure gli stessi. Capirci qualcosa è un po’ arduo. Bisogna tuttavia intervenire mediaticamente per ricordare a chi ha il gusto dello scandalismo e della diffamazione che chiunque venga imputato di qualche cosa deve presumersi innocente fino a sentenza definitiva di condanna. Per Seminara la cosa è doppiamente vera perché vi è già stato un evento simile ed il Comune ha perfino dovuto pagare un cospicuo risarcimento danni per essersi voluto costituire parte civile, cioè per aver dato per scontato che le accuse fossero fondate. Io sono del parere che il popolo di Seminara, nel cui nome è anche amministrata la Giustizia, dovrebbe pronunciarsi direttamente, dichiarando collettivamente se il suo voto è stato libero oppure no. Non so se esistano dei precedenti e se la cosa sia giuridicamente possibile, ma è certamente fattibile sul piano pratico, trattandosi di ascoltare appena qualche migliaio di persone.

Dagli atti giudiziari, in parte pubblicati per estratti sui giornali ovvero dai resoconti di stampa, emerge che vi sia stata attraverso intercettazioni telefoniche – spesso malamente trascritte ed interpretate, quando non totalmente irrilevanti ai fini dell'accusa e gravemente lesive della dignità delle persone coinvolte – un costante monitoraggio di quelle normali campagne elettorali quali si svolgono nei piccoli e piccolissimi centri, dove gli elettori sono avvicinati uno ad uno dai candidati o dal gruppo di sostegno dei singoli candidati. Nella mia vita, per una prima ed unica volta, ho voluto partecipare da protagonista ad una campagna elettorale, accettando una candidatura come capolista. Tengo a ribadire che la cosa non era stata da me minimamente sollecitata e che fu con mia grande sorpresa. Considerai i pro e contro e ritenni di poter fare quella esperienza diretta sul campo anziché affidarne per le mie conoscenze in materia ai libri di sociologia, ossia di ricerche sul campo fatte da altri.

L'unica spesa che sostenni fu di qualche decina di euro per la stampa dei miei biglietti da visita dove veniva messa in rilievo la mia qualificazione professionale, tutta orientata sui problema dello Stato e della politica. A mio infondato avviso, gli elettori avrebbero dovuto preferire platonicamente chi dedicava il suo tempo ordinario di lavoro ai problemi della politica e della ricerca dell’interesse pubblico e del bene comune. Naturalmente non era così. Ma uno dei miei scopi era proprio quello di verificare sul campo le motivazioni di voto. Mi capito perfino di venire contattato da un nucleo familiare, il quale pensavo che io avrei potuto raccomandare ed ottenere l'iscrizione ad una facoltà di medicina della mia università. Dissi che potendolo mai e poi mai avrei fatto una cosa del genere. Mi offrii però ad intervenire presso le competenti autorità accademiche nel caso in cui in figliolo fosse stato discriminato ed avesse subito torti nelle prove selettive. Devo dire che i genitori non insistettero ed apprezzarono la mia risposta. Non escludo che possano essere stati fra i miei pochi elettori, che stando alle dichiarazioni erano più numerosi a quelli effettivi. Altri elettori cui chiedevo il voto poco mancava che mi ridessero in faccia quando dicevo loro che non promettevo nulla salvo il mio impegno per l’interesse pubblico.

Ho voluto narrare questi episodi di mia diretta esperienza per spiegare che se il cittadino elettore dovesse essere quello che Rousseau si immaginava, cioè il cittadino virtuoso, probabilmente in Calabria, e non solo in Calabria, nessuno potrebbe votare. Tutti, o almeno la stragrande maggioranza, si aspettano favori o vantaggi, quanto meno un pranzo o una cena durante la campagna elettorale. È perfettamente inutile parlare di programmi politici, di analisi, di strategie. Non bisogna però pensare sempre male. Ad esempio, può capitare che un voto, uno solo o quello del proprio gruppo familiare, sia concesso in cambio di un lampione per l'illuminazione pubblica in una strada buia, dico illuminazione pubblica non privata. Ciò rientrerebbe nella normale attività di un'amministrazione che faccia il suo lavoro. Solo che nella cultura meridionale il diritto è inteso come un favore concesso. Quando costituii in Seminara un Club di FI avevo lo scopo illuministico non di vincere le elezioni, ma di educare gli elettori ad essere cittadini responsabili. La cosa abortì sul nascere. Ma è un'altra storia, di cui vi è una piccola traccia nelle intercettazioni telefoniche che mi riguardano, fatte in modo tale da far credere il contrario di ciò che era.

Potentissime sono le famiglie, non necessariamente mafiose. Se possono concentrare su un solo candidato i voti di una vasta parentela che vota compatta a prescindere da partiti, idee, programmi, sono determinanti ai fini del risultato finale. Con loro occorre scendere a patti se si vogliono vincere le elezioni. Le ideologie hanno minore impatto. Basta promettere qualcosa ad un disoccupato o ad un senza arte né parte perché questo cambi di colore dalla sera alla mattina. Ciò era vero in passato, quando le ideologie erano forte quasi come il credo religioso, lo è oggi a maggior ragione, cioè in un’epoca in cui non esistono più le ideologie di un tempo. Le famiglie restano quindi il principale agente elettorale nei piccoli centri. Spesso sono proprio le famiglie che concentrano i loro voti su un loro membro che accetta di candidarsi nell’una o nell’altra lista. I meccanismi psicologici sono semplici: è uno di noi! Che sia un somaro o un incapace poco importa. Ovviamente, deve possedere i requisiti di legge. Ma non è difficile averli in un popolo di elettori quali siamo. Il suffragio universale è andato sempre più estendendosi e fra poco arriverà anche agli scolari delle scuole primarie dell'obbligo, se non all’asilo infantile. E finalmente: il gioco ed il riso acquisterà piena dignità politica.

Dicevo che dagli atti giudiziari emerge un vivo interesse per la campagna politica di Seminara. Necessariamente, l'ottica dell'inquirente era quella di poter rintracciare notizie e prove di reato in ogni conversazione. Se una intercettazione poteva essere ambigua, cioè assumere un doppio significato, di cui uno lecito e l'altro illecito, è ovvio che un pubblico accusatore privilegi quello illecito. Così ad esempio, se un clan familiare numeroso, magari il più numeroso, dice: “Qui il sindaco lo faccio io”, si può o intendere: lo determino io con i miei voti, oppure: lo impongo io con la violenza o con mezzi illeciti, diventa chiaro quale possa essere l'interpretazione preferita.

Il guaio però è che questo tipo di indagine è stato rivolto ad una sola delle due liste in competizione. L'ambiguità pericolosa avrebbe potuto coinvolgere ogni lista in ogni altra situazione simile. Ad esempio, si legge negli atti della Procura circa lavori pubblici che si cercavano di terminare in prossimità delle elezioni. Un fatto certamente disdicevole, ma assolutamente normale nel costume calabrese e non solo calabrese. Ricordo che in altra stagione elettorale con altri soggetti in lizza il tema era stato oggetto di una discussione privata fra amici. Si osservava l'inaudito numero di cantieri aperti proprio in prossimità delle elezione. Un Senatore, esperto di vita e cose politiche, rilevava che la cosa era non solo lecita, ma anche un normale artificio per ottenere consensi. Per la cronaca ho da aggiungere che la così non servì perché, se non ricordo male, l'elettorato si orientò diversamente e toccò all'avversario politico chiudere i cantieri e portare a termine i lavori.

Il Presidente della Repubblica ha invitato in questi giorni ha rispettare il ruolo ed il lavoro della magistratura e degli organi inquirenti. Ben detto. Ma è anche vero che sempre più la magistratura si ingerisce in ciò che è propriamente politico. Ho già detto – e temo di dover ancora ripetere – che in un paese in secolare decadenza culturale e declino economico e sociale come Seminara il terremoto che si è ora ripetuto per la seconda volta con lo scioglimento di un consiglio comunale appena eletto allontanerà sempre più i cittadini dalla partecipazione politica. Già dopo il primo scioglimento – ingiusto, come da sentenza – fu impossibile trovare una seconda lista in competizione: se ne costituì una dalla prima, delegando un suo componente a costituirla. La cosa può essere stata penalmente lecita, ma a mio avviso è stata una mostruosità da un punto di vista politico e costituzionale.

Per avere una vera e propria contrapposizione elettorale-politica, pur con gravi limiti, si è dovuto aspettare la prima candidatura Marafioti, fortemente ostacolata nella sua genesi dall’accentuato protagonismo del contendente Battaglia, uomo di grandi ambizioni politiche per il quale Seminara doveva essere solo un piccolo inizio, ma al quale non possono essergli mossi finora altro che rilievi etici e politico: personalmente ne avevo chiesto la revoca dalle funzioni di assessore alla cultura. Fu solo grazie alla ferrea necessità imposta dal maggioritario che due candidati fortementi antagonisti si unirono sotto uno stesso simbolo. Ma si trattò di un cartello elettorale e non di una maggioranza politica. Non agli uomini occorre però dare la colpa di questa mancata coesione, ma al danno prodotto da quei magistrati che nel 1991 distrussero in Seminara il sistema dei partiti che fino allora vi era stato. Dopo di allora non si costituì più. Rimasero sulla scena quei partiti che non erano stati toccati dal terremoto, ma che ne furono gli oggettivi beneficiari. Costituendo in Seminara un Club di Forza Italia era mia ambizione non di presentarmi io alle elezioni o di vincere le elezioni, ma di ricostruire in Seminara un sistema di partiti che potesse fare da filtro nella selezione dei candidati e nella formazione delle liste, limitando il potere tribale delle famiglie. Chi mi conosce sa che ho sempre attribuito maggiore importanza costituzionale all’esercizio consapevole ed efficace dell'opposizione che non agli agi ed alle glorie dell'esercizio del potere di maggioranza in un paese in agonia.

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venerdì, dicembre 14, 2007

Ne bis in idem

Versione 1.1
testo provvisorio
(con possibili imprecisioni su dati fattuali)

Da oltre un mese sto cercando di capire nelle posizioni dei singoli imputati di capire le specifiche responsabilità ed imputazioni. Una delle più indecifrabili è la posizione processuale di Carmelo Buggè, che fu già sindaco fino al 1991, quando un’accusa di infiltrazione mafiosa fece sciogliere il comune una prima volta. Le cose andarono per le lunghe con sofferenze non lievi per le persone che vi furono coinvolte e per molte altre che non vi furono coinvolte per nulla. Ormai interessarsi di politica era cosa altamente rischiosa non già per i rischi a cui uno poteva decidere di andare consapevolmente incontro, ma per quei rischi imprevedibili che ormai sembravano esser divenuta cosa affatto ordinaria. Un comune cittadino, considerando la posta in gioco, ossia un comune disastrato ed un’economia allo stato comatoso, era portato a concludere: “ma chi me la fa fare!” Fu così che in pratica fino alla prima candidatura Marafioti non vi fu nessuna seria alternativa all’unica forza politica rimasta sulla scena.

Carmelo Buggè fu dichiarato innocente ed insieme con lui altri due imputati, di cui oggi uno è vivente mentre l’altro è morto da pochi anni. Valga qui come rettifica (qui ed in altri luoghi dove il dato erroneo è presente e non ancora emendato) che non vi in senso tecnico - giuridico costituzione di parte civile del Comune. Il Comune di Seminara fu però lo stesso condannato a risarcire gli amministratori ingiustamente accusati, imprigionati, diffamati. Resta da capire e ricostruire da un punto di vista storico e politico come tutto ciò sia potuto accadere e come stranamente sembra ripetersi in forme pressoché identiche. Il denaro di cui si parla in alcune intercettazioni è proprio quello che a nome del Comune il sindaco Marafioti doveva risarcire, essendo stato condannato il Comune. Stranamente nelle intercettazioni il Commentatore non fa la minima allusione alla natura e alle ragioni di questo denaro, che del resto il Comune in condizioni non floride aveva difficoltà ad erogare. Il sindaco Marafioti (in chiave ironica avevo scritto in una precedente versione “presunto mafioso”: nessuno più di me è convinto dell’innocenza del sindaco Marafioti, ma ho potuto constatare come l’ironia non sia sempre facile da cogliere: dovrò rinunciare all'uso espressivo, a me caro, dell’ironia, tutte le volte che parlo di faccende calabresi), si è trovato impegnato nella sua prima sindacatura a pagare i debiti che aveva trovato, fra i quali il risarcimento agli amministratori del 1991. Nonostante i rapporti di amicizia e di stima che legavano il sindaco in carica Marafioti al già sindaco Buggé, non per questo il dott. Marafiori, bancario di professione, poteva non tener conto delle effettive disponibilità finanziare del Comune.

Indubbiamente Carmelo Buggè ha maturato nel corso della sua esistenza una notevole esperienza politica specifica sui problemi e la società di Seminara. Il fatto che egli rendesse ancora disponibile la sua esperiena per la cittadinanza, alla quale era potuto ritornare con una sentenza di piena assoluzione, dovrebbe essere cosa del tutto normale e non suscitare scandalo o sorpresa. Invece, si troverebbe nell’atto di accusa una strana teoria per la quale venendo eletto Marafioti sindaco, lo stesso Carmelo Buggé si sarebbe sentito egli stesso sindaco per interposta persona. Non capisco fino a questo momento se questo possa essere stato davvero il capo di imputazione, non avendo Carmelo neppure partecipato alle elezioni e non rivestendo nessuna carica nella nuova amministrazione uscita dalle urne.

Dagli atti ovvero dalle notizie frammentarie e caotiche di stampa, che indulgono più al sensazionalismo e allo scandalismo che non ad una serena ricerca della verità, è sistematicamente oscurata, anzi taciuta e censurata, la notizia che Carmelo Buggè è già stato una volta accusato e prosciolto dallo stesso reato, per il quale nottetempo – ho sentito – è stato prelevato dalla sua casa in pigiama e con una sola pantofola. Non ho purtroppo mai avuto il tempo e la disponibilità di poter leggere gli atti processuali e la sentenza finale di assoluzione. Chi legge queste mie righe deve perciò abbuonarmi le inevitabili imprecisioni, ma deve cogliere il senso del tutto se vuole essere persona intellettualmente onesta. Non sono un “negazionista” che voglia negare l’esistenza della mafia, ma se il concetto non viene precisato e resta invece lasciato nel vago vi è il fondato rischio che chiunque possa venir indicato come un mafioso, magari soltanto per aver accettato un caffè da una persona indagata dai carabinieri o per aver avuto con lui il minimo contatto, inevitabile in un piccolo paese dove la vita sociale gravita sull’unica piazza. Ma nel caso di Carmelo Buggè pare proprio che non valga nulla una sentenza che lo ha già prosciolto per quelle stesse accuse che gli vengono fatte nuovamente, forse ignorando che esiste una precedente sentenza passata in giudicato. Almeno a me così pare fino a questo momento. Spero che i prossimi giorni portino lumi che mi aiutino a capire un fatto giudiziario per me aberrante. Scopro pero via via che sento le persone nominate nelle trascrizioni una generale indignazione in quanto sarebbero state equivocate le situazioni. Ad esempio, R. ha scritto ad un giornale scandalistico per spiegare e far pubblicare che lui si recava regolarmente in un certo cantiere in quanto consulente di parte dei proprietari dei terreni espropriati. Di questo passo ci si può aspettare che nessuna pagina delle intercettazioni trascritte regga alla prova della verifica. Basti per tutti il caso eclatante del vescovo di Locri reso partecipe di un summit mafioso. Non solo. Una persona supposta essere di Seminara sarebbe stata pubblicamente lodata in chiesa, invero non per fatti riprovevoli, ma in quanto portatore di pace. In realtà, detta persona lodata in chiesa era un signore di Bagnara, impresario di pompe funebri e presidente di una confraternita, che non aveva neppure rapporti di parentela o di conoscenza con gli omonimi di Seminara, dove i cognomi agli atti sono tra i più diffusi e con diversi gruppi familiari non sempre prossimi per parentela.

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Che Giustizia è? Si dice Topa, ma è Granchio!

Versione 1.0
Testo in progress

Sono venuto a conoscenza del fascicolo processuale che è stato citato qua e là a stralci da vari organi di stampa e che ha pure una circolazione clandestina. Non so bene quali siano i limiti del segreto istruttorio, ma ho il buon senso che basta per capire i limiti della riservatezza e soprattutto l'onere per tutti, investigatori e magistrati compresi, di salvaguare l'onore e la privacy delle persone, soprattutto quanto fatti, persone e circostanze non hanno assolutamente nulla a che fare con i capi di imputazione. Ho trovato perfino il mio nome nelle 407 pagine fitte di intercettazioni spesso futili ed inutili. Il mio sonno non è certo turbato dalle due o tre volte in cui il mio nome viene fuori. Posso però ben capire che il contesto in cui il mio nome si trova sfugge all'esatta intelligenza di chi ha condotto le intercettazioni. Sono perfino inesatti, benché non gravemente, i dati che mi riguardano. Da questa piccola inesattezza e dalla probabile equivocazione del contesto, che io stesso per scienza certa e mia propria posso verificare, mi immagino quanto inesatte ed equivoca possono essere le restanti intercettazione che costituiscono quasi il 90 per cento dell'intero fascicolo. Valga per tutte la bufala che ha coinvolto il vescovo di Locri e sulla quale gli stessi inquirenti hanno dovuto fare le opportune rettifiche.

Ma il vescovo è il vescovo, non il suo gregge o le sue singole pecore. Mi chiedo se vi fosse bisogno di particolare acume o intellegenza nell'espungere tutte quelle conversazioni che chiaramente non hanno nessuna rilevanza penale stante i capi di imputazione. Se proprio doveva essere fatto il nome di persone estranee all'indagine non bastava darne le iniziali senza ulteriori specifiche? E se non avendolo fatto si producono eventi a catena, con possibili esiti tragici, che ne risponde? Il PM? L’investigatore che ha fatto le intercettazioni? Mi dispace costatare che una simile conduzione delle investigazioni è essa stessa lesiva di diritti e finisce per produrre male certo ad un male tutto da provare e che spesso si risolve in un nulla di fondato nelle fasi del giudizio. Vengo a capire come altro sia la giustizia in senso nobile, che alberga nei cuori ed è un attributo stesso della divinità, ben altra cosa la giustizia che gli uomini sono capaci di rendere.

La giustizia viene resa e pronunciata in nome del popolo italiano. Dovrebbe esservi compresa anche tutta l'attività investigativa che la precede. Sapendo come stanno le cose nella realtà, quella che ogni povero cristo può sperimentare sulla sua pelle, confido che il sistema della eticità, cioè quelle norme e quei principi di giustizia che sono interiorizzata in noi stessi in quanto popolo degno di questo nome, ci aiuti a riparare ai guasti che l'apparato produce ogni giorno. Ne abbiamo continuamente notizia, ma pensiamo che siano cose lontane che non ci riguardano e non ci toccano. Ed invece ci riguardano tutti e sempre, una prima volta il linea di principio perché ciò che di ingiusto è fatto oggi a te domani potrà essere fatto a che a me, una seconda in linea di fatto perché episodi di violazione della privacy, più o meno gravi, a volte tragici, si verificano sempre più spesso in un progressivo degrado di una giustizia che è un simulacro di se stessa.

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lunedì, dicembre 03, 2007

Seminara: le cronache di Barillaro

Versione 1.3
Test in progress suscettibile di modifiche

Ricevo in Roma con giorni e settimane di ritardo il “Quotidiano della Calabria”, al quale sono abbonato con sconto per alcune mie passate collaborazioni. Ho potuto così legger ier sera il numero di mercoledi 27 settembre dove alla p. 26, nella cronaca di Seminara, trovo un articolo di Barillaro, che riporto interamente qui accanto dopo averlo ripreso con lo scanner. Ciò mi risparmia di citarne testualmente il contenuto e di potermi limitare ad alcune riflessioni e considerazioni che il testo ha subito suscitato in me ad una prima lettura. In questo giorni tragici per un paese piccolo come Seminara ogni parola sbagliata o malintesa può aggiungere tragedia a tragedia. La prudenza e la cautela è quanto mai d’obbligo. Non è possibile del resto trincerarsi dietro il più stretto riserbo e l’astratto rispetto per il lavoro della magistratura ovvero dichiararsi certi che l’innocenza verrà acclarata. Quando le persone arrestate sono propri parenti o propri amici, si partecipa delle loro stesse sofferenze. Il distacco è possibile solo in terzi e la gioia per le disgrazie altrui può albergare solo nell’animo dei nemici.

Ciò premesso, non posso tacere quella che è stata la mia prima impressione dalla lettura del testo sopra riportato in immagine. Il difetto principale dell'articolo di Barillaro a me pare essere il fatto che lui consideri come sentenza già emessa l'impianto accusatorio. Per chi legge, al di là delle singole parole, per giunta virgolettate ed anonime, in aggiunta alla titolazione ed al commento proprio di Barillaro che ha raccolto e messo insieme il tutto, si ricava l'impressione – mi auguro per primo erronea – che l’accusato sia dato già come colpevole condannato con sentenza passata in giudicato. Proprio nel nostro specifico caso, conoscendo ognuno l’altro, il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva deve valere più che altrove. Se anziché indulgere campanilisticamente ad una gloriosa quanto fumosa storia passata, ci si attenesse sanamente alla storia recente dovrebbe insegnare qualcosa il precedente commissariamento del Comune per presunti inquinamenti mafiosi. Dopo anni ed anni di irreversibili sofferenze e danni all'immagine delle persone, una sentenza passata in giudicato ha acclarato che le accuse erano false ed infondate. Purtroppo, nel nostro sistema gli accusatori non portano pena per lo loro false accuse. O meglio, ad essere tecnicamente più precisi, è da dire che l’Amministrazione uscita dalle urne dopo il commissariamento fu condannata al risarcimento dei danni morali. È toccato al sindaco Marafioti pagare quei danni insieme ad altri ingenti debiti accumulati in dieci anni di amministrazione senza effettiva opposizione. Questa è storia non di secoli addietro, ma di pochi anni fa. La storia qui non insegna proprio nulla: né quella fantastica dei secoli passanti né quella di pochi anni addietro.

Se la presunzione dell’innocenza degli imputati è un principio del sistema costituzionale, ciò significa che si ha il diritto di non credere o almeno di dubitare di tutto quanto l'impianto accusatorio. Non so se sia consentito a me semplice cittadino, non coinvolto nelle indagini, di poter accedere alla lettura degli atti giudiziari. Quello che ne so al momento è ciò che per stralci riferiscono i giornali. Anche Barillaro accenna agli atti guidiziari, ma non è chiaro se li abbia letti direttamente o ne parli per sentito dire. Al momento è mia impressione che l'impianto accusatorio sia frutti di arbitrarie illazioni, facili da parte di chi probabilmente non ha mai messo piede in Seminara e ragiona su carte, su intercettazioni inintelligili ed irrilevanti, su una sostanziale incomprensione della legge elettorale maggioritaria, su ignoranza della sociologia, su interpretazioni estensive di una normativa mal congegnata dove più incappare un qualsiasi cittadino. Manca inoltre il frutto che avrebbe portato al delinquere. In una realtà come Seminara diventa in pratica impossibile qualsiasi procedimento elettorale. Tanto vale che in Seminara venga instaurato un Commissariato Permanente. Dubito che dopo questa nuova sciagura imposta al paese una qualsiasi persona di buon senso vorrà mai più immischiarsi in faccende elettorali.

I cittadini, onesti, avrebbero un potente strumento nelle loro mani per far uscire il paese dallo sconcerto. Se nella piazza del paese o in altri luoghi venissero installati dei gazebo, ognuno potrebbe andare a dichiarare se il suo voto è stato dato liberamente in piena coscienza e responsabilità, non importa per quale candidato, oppure se ha subito minacce, violenza morale, costrizione di ogni tipo. Per quel poco che ho potuto sentire nessuno ha detto che le votazioni non siano stati regolari e che non siano state libere. Quindi, se tutti i cittadini andranno a dire agli inquirente quel che da bravi cittadini dovrebbero dire, che che il magistrato dovrebbero prendere atto che il corpo elettorale violentato in realtà non lo è stato affatto (o lo è stato) e quindi le indagini non dovrebbero aver più senso. In fondo, si tratta di poche migliaia di persone. Non capisco perché non possano pronunciarsi liberamente. È in questo modo che potrà misurare l’onestà di cui Barillaro parla.

Al momento non conosco quali possano essere i vincoli del segreto istruttorio e l'obbligo di non intralciare le indagini degli inquirenti. Ma nella misura cui in cui – passato l'impatto emotivo per l’arresto di persone care – è lecito formarsi un proprio convincimento, trovo fragile l’accusa, inesistente il reato e soprattutto estremamente dannoso ed irreversibile l’evento per il paese stesso di Seminara, molto più che non per le persone singolarmente coinvolte. In pratica, dopo il primo scioglimento per inesistente inquinamento mafioso, erano fuggiti dalla politica per oltre quindici anni quei cittadini che democraticamente intendevano interessarsi della cosa pubblica. Allora vi fu un'individuata ed individuabile regia politica. È come se ora si dicesse in Seminara non il pluripartitismo o il bipartitismo deve esservi, ma il monopartitismo. Come nel 1991 Seminara ha preceduto nel tempo il fenomeno nazionale di Mani Pulite, in Seminara abortito in un castello di menzogne, sembrerebbe che questo sperduto paese pedemontano inauguri una nuova stagione di riforme politiche ed istituzionali: il monopartitismo.

Sarebbe invece nel vero interesse del paese l'esistenza di un sistema politico cittadino basato sulla regola della maggioranza e dell'opposizione. Tutto è possibile, ma io non credo che gli avversari politici degli amministratori finiti in manette abbiano di che rallegrarsi. Quanto più sono responsabili tanto più capiranno quanto sia forte il rischio che restino soli nella gestione dell'amministrazione di un Comune che non è né Roma né Firenze. Il paese si avvia a una strutturazione sociologica per la quale il rapporto numerico fra cittadini totalmente incensurati ed altri che hanno avuto trascorsi con la Giustizia, per pene minime che possono andare dal pascolo abusivo al divieto di sosta, vedrà una netta maggioranza di “pregiudicati”, che però restano cittadini e che dopo aver scontato la loro pena, nel nostro sistema volto alla rieducazione ed al recupero sociale, conservano il loro diritto di voto. Anche loro devono venir amministrati, anche loro hanno diritti che devono essere ascoltati. Ho l'impressione che in Seminara viga una sorta di razzismo per cui certe persone, anche innocenti, devono venir relegate in ghetti. Se devo essere più esplicito non credo nell'esistenza di un fenomeno mafioso in Seminara. Credo in un’estesa delinquenza contro la quale la locale stazione dei carabinieri non ha mai fornito adeguata protezione. Mafia e delinquenza sono fenomeni diversi, strutturalmente e sociologicamente. Le norme che contemplano l'associazione mafiosa mi sembrano così ampie che rischia di restarvi incappato un qualsiasi cittadino che abbia giocato una partita a briscola con altre tre persone: pensava di giocare a carte ed era invece entrato a far parte di un’associazione mafiosa.

Ho potuto vedere che gli inquirenti si sono occupati dell'ultima campagna elettorale di Seminara. Si sono basati su articoli di stampa apparsi qua e là senza minimamente sospettare che in Calabria anche un articolo apparso su un giornale locale è esso stesso parte della campagna elettorale. Per chi sa leggere fra le righe non è difficile valutare la funzione dell'articolo. Per i residenti l'informazione fornita dalla stampa locale è del tutto inutile, quando non addirittura falsa e distorta, per il fatto che ognuno conosce tutti e sa quali sono le motivazioni, gli interessi, gli orientamenti. In Seminara, non si vota a testa, ma per famiglie, quasi come a prima della rivoluzione francese, dove nei parlamenti si votava per ordine. Le famiglie più forte elettoralmente non sono necessariamente quelle malavitose, ma quelle che al loro interno dispongono di più voti disposti ad orientarsi su un determinato candidato. In questo senso una grossa famiglia potrebbe dire: “Qui in sindaco lo faccio io”, cioè lo determino io con il pacchetto dei voti dei miei familiari. Ma non si tratta di cosa illecita. Quanto fuori di Seminara ciò può essere compreso?


(segue)

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